PADOVA – Dalle luci stroboscopiche di un night club a quelle soffuse della navata di una chiesa. Dai bassi sparati a manetta di una discoteca alla musica cristiana. Dalla minigonna al velo. E la pupa da cubo, ventenne e disperata, si trasforma in una farfalla. Che smette di ballare per gli uomini e inizia a danzare per Dio.
È la storia di suor Anna Nobili, ex ballerina e cubista che ha fondato una scuola di danza cristiana. Una vita come tante altre, la cui scala di valori si basava sugli applausi e sugli sguardi lubrici nella penombra di un locale notturno. Dove un drink, meglio se forte, un pugno di euro ed il miraggio del grande salto davanti alle telecamere bastavano per arrancare giorno dopo giorno. Invece un fiore è germogliato nel cuore deserto di Anna, che adesso porta la croce e fa piangere il pubblico quando esprime la propria spiritualità ballando.
Agli uomini di poca fede, tanto per restare in tema, non resta che vedere per credere. Niente di più facile: la religiosa arriverà il 19 di questo mese a villa Immacolata di Torreglia, sui colli Euganei, per dare vita a uno stage di danza sacra. La manifestazione è aperta a maggiorenni under 35 e si basa sui concetti cattolici di comunità e individuo, remixati dalla musica e messi in coreografia. I partecipanti comporranno due balli e altrettanti inni, che saranno quindi eseguiti in pubblico. La filosofia di Holydance, la scuola fondata da suor Anna, è aperta a tutti e propone corsi per ogni gusto. C’è la modern spirit dance, oppure l’hip-hope, il cui nome è un gioco di parole fra la musica hip hop e il vocabolo inglese hope: speranza.
I corsi comprendono la break inside, il classico, la sweet dance, la danza liturgica e la preghiera gestuata. Si parte dal concetto che l’holy dance è solo un modo come un altro per sussurrare o urlare quel che si ha dentro. Il che, a conti fatti, si avvicina parecchio ai canoni filosofici della danza. Le differenze iniziano quando si nota la lontananza del ballo cristiano dall’esibizionismo della danza “singola”. E pure dalle mode di ballo collettivo, in cui tutti si sincronizzano annientando la personalità dell’individuo. Con suor Anna si balla tutti assieme, e ognuno integra i movimenti degli altri. Da qui a parlare della società e della collettività, fra rispetto e integrazione, ci vuole molto poco. Il resto è dialogo, responsabilità e amicizia. Ma solamente osservando la mutazione della maestra di ballo passata dal cubo alla croce si può comprendere il senso di questo nuovo modo di celebrare la fede.
«Prima danzavo per uomini che volevano solo il mio corpo – racconta la protagonista di questo Flashdance in chiave cattolica - stavo gettando via la mia vita nei locali più trasgressivi». Poi, come in un copione cinematografico, arrivano la conversione e l’ingresso fra le sorelle della santa casa di Nazareth. «Ora la mia vita è cambiata – ammette suor Anna – sono come rinata, ma non ho smesso di danzare perché danzo per Dio e i miei passi, le mie coreografie, sono tutte dedicate a Lui». Adesso lei disegna con i suoi passi e le sue coreografie l’amicizia, il miracolo della comunità, la riscoperta del proprio corpo. «Danzo la Parola fra giovani desiderosi di autenticità - dice – danzo la Via, la Verità e la Vita». (di Ferdinando Garavello – ilgazzettino.it)