Cronaca/Interno/Politica

I grillini e l’arma segreta del Web

Tacciati di “qualunquismo” in maniera paternalista dalla sinistra, presi a stento in considerazione dalla destra, gli esponenti del Movimento 5 Stelle, quelli che qualcuno ancora chiama “i grillini”, difficilmente trovano spazio sui grandi media, eppure ad ogni nuova elezione guadagnano spazio e iscritti. Sui motivi si accaniranno nei prossimi mesi sociologi e conduttori di talk show, di certo però c’è una cosa: sanno usare la Rete molto meglio dei loro concorrenti che pagano fior di spin doctor e consulenti in social media. Del resto è dal Web, dal sito Beppe Grillo.it, che quelli del movimento provengono. Vediamo i loro “segreti”.

Giovinezza e attitudine all’uso dei nuovi media
“Da noi molti sono nativi digitali – spiega il candidato sindaco a Torino, Vittorio Bertola, egli stesso esperto di Internet e consulente di progetti di innovazione – e gli altri usano la Rete da anni: ognuno ha il suo blog e frequenta i social network per cui il nostro impegno politico rappresenta l’evoluzione di ciò che già facevamo in prima persona”. Al contrario l’atteggiamento di alcuni partiti nei confronti del Web è spesso di diffidenza, se non di vera a propria ostilità. “I politici della vecchia scuola – prosegue Bertola – temono sovente la Rete perché vengono da un mondo dove l’informazione deve essere protetta e custodita gelosamente. Per cui, anche quando scelgono di adottare questi media fanno spesso cose controproducenti come censurare i commenti”

Gestione decentralizzata, team snelli e costi minimi
Ogni articolazione del movimento a livello regionale organizza a sua discrezione la propria presenza in Rete, anche se per tutti un punto di riferimento comune rimane il blog di Grillo. I costi di gestione sono minimi e gli staff ridotti, anche perché è quasi sempre è il candidato a dialgoare in prima persona sui social network. Per quanto riguarda la campagna a sindaco di Torino, spiega Bertola “il gruppo di lavoro è composto da una persona che fa da webmaster e un paio di volontari che seguono Facebook. Un altra persona gestisce le email. Infine abbiamo un responsabile dei video su YouTube”. In Emilia Romagna c’è una persona che si occupa dell’ufficio stampa del consigliere regionale Giovanni Favia, Alessandro Marchi, e un webmaster che si occupa della manutenzione e gestione tecnica del blog. La moderazione dei commenti sulle reti sociali e nei forum è affidata in gran parte alla community.
Un sistema di controllo orizzontale che funziona, assicura Marchi, perché i nostri iscritti hanno un grado di senso civico molto superiore alla media”.

I social network
C’è Facebook, ovviamente. La pagina ufficiale del movimento ha 123.000 fan (quella del Pd, per dire, ne ha 47.000, il Pdl 43.000). Ci sono poi le pagine personali dei singoli esponenti e quelle pubbliche. Ma lo strumento “social” di gran lunga più utilizzato è senz’altro YouTube. “Fin dal 2008 – racconta Marchi – il canale You Tube è stato un po’ il nostro marchio di fabbrica: abbiamo fatto qualcosa come 300 video in tre anni. Cerchiamo di mettere filmati relativi a sedute del consiglio regionale dell’Emilia Romagna, e di cogliere soprattutto situazioni in cui vengono evidenziate le contraddizioni in cui incorrono altri consiglieri”. “YouTube è importantissimo – conferma Bertola – il nostro canale ha avuto il maggior numero di visualizzazioni di quello di tutti gli altri candidati.
Postiamo sia video molto lunghi, che hanno una funzione di trasparenza, perché documentano a un avvenimento nella sua integrità, che clip più corte, pensate per essere virali”.

Web e trasparenza
Se la luce solare è il miglior disinfettante, Internet, Wikileaks docet, è uno strordinario strumento per divulgare informazioni che chi siede nei posti di potere non vuole far sapere in giro. Pioneristica in questo senso, l’esperienza del braccio emiliano-romagnolo del movimento, che sul sito trasparenza.emiliaromagna5stelle.it ha messo on line tutti i rendiconti economici dell’attività dei pentastelle in consilio regionale e gli stipendi di tutti i consiglieri, anche di quelli di altri partiti. Non solo, ma il consigliere Giovanni Favia si è messo anche a registrare l’audio dei lavori delle commissioni, dove si prendono le vere decisioni che poi vengono spesso semplicemente ratificate in consiglio. I file vengono poi postati online. “Abbiamo anche attivato un forum spiega Marchi – dove i cittadini ci possono fare proposte sulle istanze da portare avanti durante le sedute; per il momento è un esperimento, stiamo cercando di trovare un sistema per filtrare gli interventi semplicemente provocatori o fini a sé stessi”. La Rete serve anche per reagire alle censure. Di recente, un iscritto ha cercato di filmare una seduta del consiglio comunale di Bologna, ma gli è stato impedito e ha ricevuto una sorta di “diffida” a riprovarci da parte di tre capigruppo. I pentastelle hanno reagito con l’arma dello sberleffo: l’episodio è stato raccontato su YouTube in un esilerante video.

Dalla Rete alla piazza
L’interscambio fra on e offline è costante. “Il nostro programma – afferma Bertola – prima è stato discusso in Rete, poi presentato negli incontri pubblici e quindi corretto sulla base dei suggerimenti pervenuti e quindi ri-postato su Internet”. Il candidato sindaco di Bologna Massimo Bugani ha tenuto una quarantina di incontri nei quartieri della città. Per richiamare la gente i grillini si sono affidati, oltre che al buon vecchio passaparola, alle mailing list di persone che erano venute agli incontri precedenti, avevano firmato ai banchetti o si erano iscritte attraverso Facebook. Il tutto, con on un costo organizzativo pari quasi a zero. (di FEDERICO GUERRINI – lastampa.it)

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