Cronaca/Mondo/Sesso

Attrice porno a 18 anni: “Già a 16 anni era il mio sogno”

BELLINZONA – A vederla sembra una ragazza come tante. Caschetto nero, occhi castani, non diversa dalle sue coetanee. Tamara Joyce non è però una 18enne come le altre. Cullava il sogno di diventare pornostar già da quando aveva sedici anni. Oggi ha coronato il suo desiderio ed è riuscita ad entrare nel mondo del porno a soli 18 anni. “Mi hanno sempre incuriosito i retroscena, cosa succede prima e dopo le riprese, cosa fanno gli attori, come sono” ha raccontato alla televisione locale argoviese TeleM1. “Questo mondo – ha aggiunto Tamara sorridendo – mi ha sempre affascinato “.

Tamara non è la prima ragazza che tenta la carriera di attrice pornografica. Negli anni ‘90 fecero parlare molto di sé Sandy Balestra e Laetitia Zappa. Due donne svizzere che si fecero conoscere, mostrando tutto di sé. Il mondo è cambiato. Videoteche e edicole vendono sempre meno erotismo. Ma suscita sempre interrogativi di natura morale ed etica la notizia di una giovane ragazza che ambisce a una professione come quella dell’attrice di film hard.
Ad aiutarci a capire quali sono i meccanismi mentali e psicologici che spingono una ragazza a usare il proprio corpo e mostrarlo al mondo come strumento di consumo e di desiderio è Kathya Bonatti, sessuologa luganese.

Dottoressa, il caso di Tamara è da considerare patologico?
“Le statistiche dicono che il caso è da considerare non normale. Per considerare patologico il caso specifico bisognerebbe, tuttavia, valutare il vissuto della ragazza, dal punto di vista familiare e infantile. Ciò aiuterebbe a capire se ha vissuto dei traumi”.
Secondo il parere dell’esperta alla base della scelta della ragazza ci potrebbe essere un passato, un vissuto contrassegnato dalla mancanza affettiva: “La scelta di essere riconosciuta quale soggetto desiderabile sessualmente e alla portata di tutti farebbe pensare a una mancanza di attenzioni nei suoi confronti. Oppure è un modo per rimettere in atto dei traumi, come potrebbero essere stati degli abusi subiti all’interno della famiglia, in quello che viene chiamato “coazione a ripetere”. In altre parole – spiega la dottoressa – una rimessa in atto di un trauma. Questo desiderio di erotizzare una situazione traumatica è un meccanismo di difesa psicologico. Una conferma di sé attraverso l’esibizione, per raccontare in altro modo quanto le è accaduto”.

Il caso di Tamara è da considerare emblema di una generazione-porno, che ha una facilità di accesso alla pornografia mai avuto prima nella storia?
“Una volta la pornografia si trovava nelle edicole e nelle videoteche. E bisognava andarla a cercare. Con internet l’anonimato ne facilita l’accesso e aumentano le possibilità di fruire di questo prodotto. L’utilizzo esagerato della pornografia tra i giovani è data dalla loro incapacità di avere una relazione paritaria. L’autoerotismo, naturale strumento di conoscenza di sé, quando si sostituisce alla relazione con gli altri, diventa patologico. La pornografia trasmette delle informazioni poco realistiche, dal punto di vista proprio di cosa significa vivere una sessualità appagante: la donna diventa un oggetto, attraverso la visione di movimenti meccanici unicamente ridotti all’atto genitale. Tutto ciò crea tantissimi problemi, in quanto nasce un’ansia di prestazione altissima tra i giovani e le giovani”.

Succede quindi che, paradossalmente, i giovani di oggi siano quelli che, nonostante la possibilità di accedere alla pornografia ancora da minorenni, trovino difficoltà nell’approccio con la sessualità?
“Alla base c’è il fatto che nessuno ci insegna niente sulla sessualità. Se le fonti informative si riducono unicamente alla pornografia, si verifica uno stravolgimento delle modalità di approccio e di relazione nello sviluppo della propria sfera sessuale”.
Oggigiorno la moda impone alle ragazzine e alle giovanissime un modo di vestire che ad alcuni sembra quasi da donna di strada…
“Questo è soltanto uno degli aspetti di un fenomeno che riguarda un generale cambiamento della società in rapporto con la sessualità, che si può riassumere così: “io mi mostro come il mercato richiede”. Di solito le persone che hanno autostima di sé sono più libere dalle regole di mercato, che fa sempre più utilizzo delle perversioni come codici per vendere. Alla base c’è il fatto che non si fa più educazione sessuale, né pratica né affettiva. Predomina l’incapacità di entrare in relazione per paura di ricevere un rifiuto, di rischiare di mettersi alla prova e di amare se stessi”.

Società corrotta nei suoi valori morali o questa è la solita lettura conservatrice?
“Più che dalla società, tutto dipende dalla famiglia. Le ferite subite nell’infanzia da parte della famiglia di origine creano l’incapacità di amarsi e di trovare i valori dentro di sé”.

Una ragazza che si veste con minigonna e tacchi a spillo ha vissuto male la sua infanzia?
“No, ma i casi possono essere due. O la ragazza non è stata vista e ascoltata a sufficienza in base ai suoi bisogni dai suoi genitori e quindi trova un codice per essere vista, apprezzata e guardata vestendosi in modo appariscente oppure i genitori, incapaci e alle volte infantili, non sono stati e non sono in grado di seguire e appagare i reali bisogni dei propri figli. Figli che a loro volta cercano un appagamento all’esterno del proprio nucleo affettivo, seguendo le regole del mercato. I genitori sono sempre più incapaci di nutrire d’affetto i propri figli e di insegnare ad amarsi”.   (di p.d.a. - tio.ch)

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