Perché Berlusconi non staccherà la spina al governo Monti

Ricapitolando. È il capo riconosciuto di un partito che scende nei sondaggi, che ha iniziato nel peggiore dei modi il percorso congressuale (in sordina e, nel caso di Vicenza, con un clamore causato dallo scandalo delle tessere false), per giunta guidato da un segretario scomparso da tutti i radar.
È l’ex presidente del Consiglio che, anche nei giorni dello spread a quota 530, ha rinunciato a togliersi sassolini dalla scarpa che in altri momenti avrebbe trasformato in pietre. Senza dimenticare che, probabilmente, sarà presto chiamato a gestire la più clamorosa delle guerre interne al suo nucleo familiare.
CAV PRONTO A SOSTENERE IL PROF. Eppure, se c’è un punto fermo nella strategia di breve periodo di Silvio Berlusconi, quello è il sostegno al governo Monti.
L’ex premier l’ha chiarito al ritorno nella Capitale, incontrando informalmente i vertici del partito 24 ore prima del voto della Camera su Nicola Cosentino: «Discutiamo di qualsiasi cosa ma non delle elezioni anticipate».
Un concetto ribadito con maggiore convinzione subito dopo che l’Aula di Montecitorio ha salvato dal carcere l’ormai ex coordinatore del Pdl campano: «Il governo durerà fino al 2013».
E non è tutto. Visto che dall’atteggiamento dell’ex presidente del Consiglio dipende anche il buon esito del tavolo sulle riforme (do you remember la Bicamerale nel 1997-98?) – l’iter di quelle istituzionali comincerà dal Senato, la legge elettorale verrà confezionata alla Camera – ecco che, di fronte alle perplessità di Pd e Terzo Polo, è intervenuto Angelino Alfano con una rassicurazione blindata: «Tranquilli», ha fatto sapere il segretario del Pdl a Bersani e Casini, «stavolta Berlusconi darà il suo contributo per cancellare il Porcellum».
E IL SENATUR RIMANE SOLO. E le voci che danno il Cavaliere in procinto di stringere un nuovo asse con Bossi per staccare la spina alla legislatura? E i rumors sulla promessa che ha fatto a «Silvio» ha fatto a «Umberto» sul mantenimento dell’attuale legge elettorale? Chi lo conosce bene sa che l’ex premier non ha alcuna intenzione di «mantener fede ad accordi che prevedano le elezioni anticipate». Men che meno con un Bossi che, all’indomani del caso Cosentino, rischia seriamente un tracollo dei consensi dentro e fuori il partito.
Certo, Berlusconi ha due problemi: gli ex An del Pdl sono sul piede di guerra perché temono di venire stritolati da una rivoluzione del centrodestra che verrà (traduzione: dall’eventuale ascesa di Corrado Passera), e quindi vorrebbero le urne subito.
E poi ci sono le liberalizzazioni in cantiere del governo Monti. Una maxi riforma che il Cavaliere vuol provare a influenzare e, magari, a depotenziare. Ma senza mai pensare di staccare la spina al governo.  (di Tommaso Labate)

Fonte: http://www.lettera43.it/attualita/36400/cav-che-abbaia-non-morde.htm

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