Senza Silvio la maionese del Pdl sta impazzendo

Abituati come siamo a leggere la politica attraverso le avventure dei suoi leader, forse stiamo sottovalutando il fatto che uno dei principali partiti italiani è a rischio di scomparsa. Parlo del PdL. È una prospettiva che può piacere, e anche molto, a chi ha avversato il centro-destra muscolare, ma è anche un’ipotesi che può gettare scompiglio in chi avversa il centro-sinistra. La crisi del Pdl si ricava dai sondaggi, dagli scontri interni ormai quotidiani e violenti, dallo stato dei rapporti con la Lega, assai pessimo, dall’ondivagare del suo leader massimo e la difficile emersione del suo successore designato.

Prima di procedere nel ragionamento vorrei ricordare a chi si entusiasma per questo stato delle cose, e costui è presumibilmente, come me, uno di centro-sinistra se non di sinistra-sinistra, che bisogna guardarsi dal considerare conclusa con il PdL sia l’avventura di Berlusconi sia l’avvenire del centro-destra. L’elettore cerca casa, cerca sempre casa quando la perde o la sta perdendo, e l’idea che un mondo elettorale immenso si rassegni a lasciare la vittoria all’altra parte porta alla memoria il disastro della “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto. È anche per questo che bisogna guardare a quel che accade nel PdL con attenzione. Indubbiamente vi sono al suo interno aree che sentono molto forte la tentazione di passare alla guerra contro Monti e di cavalcare, da destra, lo scontento del paese anche per riagganciare la Lega. E vi sono coloro che, viceversa, guardano al successo del governo Monti come a una prospettiva desiderabile anche perché da essa può nascere un nuovo contenitore politico.

Queste differenze non passano fra ex An e ex Forza Italia. Se è vero che uno come La Russa scalpita e uno come Cicchitto frena, è anche vero che le differenze sono trasversali. Il PdL è stato il partito di Berlusconi e del suo popolo, come dice la sigla. Il miracolo del Cavaliere è stato quello di aver dato soggettività autonoma a un coagulo di forze culturalmente diverse. Due mi sono sembrate le caratteristiche del berlusconismo. Una è l’idea ottimistica che il progresso dell’economia è ineluttabile, che bisogna solo togliere i vincoli dello Stato, che , fatto questo, tutti diventiamo ricchi. L’altra è la chiamata a raccolta contro la sinistra, identificata oltre i suoi recinti in tutto ciò che è mano pubblica e sindacati. Qui dentro ci si sono infilati liberali e socialisti, ex fascisti e antifascisti, leghisti di complemento e unitari. Insomma come accade dappertutto c’era una gran confusione sotto quel cielo ma la presenza di Berlusconi rendeva la situazione eccellente.

Ora questa maionese sta impazzendo. Se per La Russa è facile immaginarsi sulle barricate, per Cicchitto è più complicato. Così per altri parlamentari e ex ministri che tengono al loro profilo di moderati. Insomma quel che accade in questi giorni e settimane nel PdL parla di ciò che può avvenire nella vita pubblica italiana allorchè una recente famiglia politica si disgrega e i suoi figli si disperdono nell’universo mondo. In questa diaspora possono portare con sé tante cose tranne una, l’idea berlusconiana del progresso ininterrotto. Devono cioè ragionare su altre letture dell’economia e della società, meno ottimistiche, meno roboanti, meno fondate sull’ “arricchitevi tutti”. Forse il PdL sparirà, forse La Russa se ne andrà con il suoi gagliardetti, forse Cicchitto e gli altri che vengono dal Psi riscopriranno una nuova solitudine politica. Quel che è certo è che la destra fondata da Berlusconi sta morendo. E un altro leader si avanza. Non sappiamo chi è, sappiamo che c’è, da qualche parte c’è e sta decidendo di scendere in campo.  (Jacopo Barigazzi)

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