Alla Camera ci sono ancora sedici partiti. Alla faccia del bipolarismo

Ci avevano assicurato che l’avvento della seconda Repubblica avrebbe ridotto il numero dei partiti. L’Italia ha bisogno di bipolarismo, dicevano. Di un sistema tendente al bipartitismo. Le ultime leggi elettorali avevano questo compito: sbarrare l’ingresso in Parlamento alle sigle più piccole e trasformare le nostre Camere seguendo l’esempio anglosassone. Due grandi partiti, per coronare il sogno della politica dell’alternanza.

Tutte fesserie. Siamo entrati nella terza Repubblica e alla Camera dei deputati ci sono ancora decine di sigle, movimenti, gruppi e gruppetti. Roba da fare impallidire i partitocratici più convinti. Un caravanserraglio dalle conseguenze imbarazzanti, oltre che costose.

Esemplare la seduta di questo pomeriggio a Montecitorio, quando è stato approvato il decreto Milleproroghe. Per le dichiarazioni di voto sono intervenuti in aula sedici parlamentari. Sedici! Ognuno in rappresentanza di un diverso partito. Una perdita di tempo, forse. Sicuramente di denaro. Perché sedici gruppi significano anche sedici stipendi da capogruppo, sedici uffici stampa, sedici segreterie. Ci sono voluti 94 minuti solo per annunciare le intenzioni di voto. Alla faccia del bipartitismo.

D’altronde un intervento in aula non si nega a nessuno. Alle realtà più piccole sono stati riservati due minuti. Daniela Melchiorre, Mario Pepe, Siegfried Brugger, Arturo Iannaccone hanno preso la parola per annunciare la posizione di Liberal democratici – Movimento Associativo Italiani all’Estero, Repubblicani-Azionisti, minoranze linguistiche, Noi per il partito del Sud Lega Sud Ausonia. Partiti che sembrano scioglilingua, spesso inesistenti. In alcuni casi si tratta di sigle nate sui banchi del Parlamento nel corso della legislatura. Mai votate. Rappresentate da 3 deputati ciascuna.

L’Alleanza per l’Italia di Francesco Rutelli – sette deputati – ha potuto parlare per quattro minuti. Addirittura cinque minuti per Grande Sud – nove esponenti – l’ultima componente nata in seno al gruppo misto. Dieci minuti a testa per i gruppi principali. Che sono ben sette. Pd e Pdl, ovviamente. Ma anche Lega, Udc, Italia dei Valori, Futuro e Libertà. Tra queste c’è anche Popolo e Territorio. Un partito nato un anno fa, che i più conoscono come “I Responsabili”. E proprio il capogruppo del movimento, Silvano Moffa, intervenendo in aula ha ammonito il governo. Responsabile di un momento storico di «democrazia sospesa, dove non c’è posto per la politica». E meno male.  (Marco Sarti)

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