Siamo alle mercé, ma è andato tutto bene». Il signor Dino del ristorante «All’Isola», in corso Como a Milano, cuore della movida della città che è ancora da bere, ha capito subito quando due sere fa sono arrivati gli uomini del Fisco. «Il sabato sera può sembrare intralciante – riflette – ma se li devono fare i controlli… Comunque sono bravi, gentili e molto ligi al dovere» mormora con un pizzico di ironia. Così ligi che al signor Alfredo Zini, titolare del locale «Al Tronco» e vice presidente dell’Epam (l’associazione del settore dei pubblici esercizi milanesi), hanno chiesto la carta dei vini e la bolletta della luce del 2009. «Sono favorevole ai controlli; sono un valore per arginare il fenomeno della concorrenza sleale, ma per alcuni aspetti si può evitare di farlo nell’orario di lavoro», dice. Ricordarsi i prezzi di due anni fa non è stato facile. A Zini sono arrivate le tante lamentele dei colleghi controllati; per l’orario – dalle 20 in poi – e il giorno per il blitz, ma anche la protesta di chi pizzicato con un lavoratore non registrato si è giustificato dicendo che «era in prova, quel ragazzo lì»; primo giorno di lavoro. Che sfortuna, viene da pensare.
Ma in generale i commercianti di cibo e divertimento di Milano – quelli cui non è stato scoperto un registratore di cassa truccato o una serie di lavoratori senza permessi compresi quelli di soggiorno – sembrano non preoccuparsi dei controlli. Il signor Giorgio, dl ristorante «il Bragosso» in via Omboni, può commentare senza aver subito la verifica: «Incutono timore. So di gente che aveva paura e oggi (ieri per chi legge, ndr) non ha aperto. Sono situazioni non belle, di disturbo alla clientela. Loro fanno il loro lavoro, noi dobbiamo fare il nostro. E poi trovano sempre qualcosa. Nessuno è perfetto, ma se dovessero arrivare qui siamo tranquilli». C’è chi ricorda che anche i controlli Asl, Nas, Inps sono normali e che da settimane squadre di ispettori sono all’opera come racconta la titolare dell’osteria «Porca Vacca» che solo la settimana scorsa ha ricevuto la visita dell’Asl. «A mio parere – spiega uno dei soci del ristorante «da Bimbi» di viale Abruzzi – i controlli sono giusti. Così si fa vera lotta all’evasione. Noi non abbiamo problemi». Beppe Lamantea, padrone di casa de «Il Vento», guarda alla realtà dei fatti con più disincanto: «I controlli ci sono sempre stati, ora sono solo più pubblicizzati. Come al solito in Italia bisogna cercare un capro espiatorio. Nel campo ci sono i furbi, come in ogni campo – dice sorridendo – Certo è che quando io ordino la pizza a domicilio e chiedo lo scontrino mi dicono che si sono sempre dimenticati di batterlo. Facciamo fatica a tirarci su con questa crisi; facciamola vivere, la città. Lavoro diciotto ore al giorno, non penso a rubare ma solo se il cliente è soddisfatto».
Tra i primi locali visitati, addirittura giovedì sera, c’è il «Corso Como Cafè», elegante ritrovo dove si organizzano anche feste vip: «Sono venuti due giorni fa. I controlli sono necessari e doverosi. Avevamo un evento in corso e così li abbiamo ricevuti in ufficio – racconta Donato Maino, uno degli amministratori – è stato sentito il personale, abbiamo fornito i documenti. Tutto nella norma. È una sindrome italiana, questa, e qualcuno si agita». Tra Agenzia delle entrate e guardia di finanza, i ristoratori e gestori dei locali milanesi sentono in questi due giorni di caccia ai furbetti di aver fatto in qualche modo la loro parte, anche se alla «Risacca Blu» non hanno proprio niente da dire perché hanno tanti ospiti a pranzo e non possono rispondere alle domande. Sicuramente avranno avuto il tempo di batter scontrini e rilasciare ricevute. «Le irregolarità vanno combattute; lavoro nero ed evasione fiscale, ripeto, generano concorrenza sleale. Ma sulla strada è facile controllare – argomenta ancora Zini che ha firmato un verbale in cui non c’è stato nulla da eccepire per il suo locale – Chiediamo maggior equità, una parola che piace al nostro presidente del Consiglio. Adesso aspettiamo i blitz negli studi professionali: notai, dentisti, avvocati, immobiliaristi, commercialisti». Ma probabilmente i cacciatori di evasori non hanno bisogno di suggerimenti. (GIOVANNA TRINCHELLA – lastampa.it)