Cardarelli, barellopoli infinita. Gli infermieri di Napoli tra turni disumani e carenza di posti

Al Cardarelli di Napoli quando sentono le storie di malasanità del Policlinico Umberto I di Roma scappa a tutti da ridere. Sarà grottesco, ma se ci si guarda intorno, nell’ospedale considerato «azienda ospedaliera di rilievo nazionale ad alta specializzazione», si capisce che è solo un modo per esorcizzare la realtà.
IL BLITZ DEI NAS. Perché qui dal 1994, quando il quotidiano Il Mattino pubblicò in prima pagina un articolo dal titolo «Cardarelli, benvenuti a barellopoli», non è cambiato niente. Anzi, a distanza di 18 anni la situazione è pure peggiorata.
La Procura il 22 febbraio ha persino mandato i Nas in corsia e ha aperto un’indagine per capire perché se i posti certificati sono 730 alla fine quelli effettivi sono 900.
La differenza è rappresentata in realtà dalle barelle che ogni giorno transitano nei corridoi dell’ospedale. «Perché noi non mandiamo indietro nessun malato, accogliamo tutti anche se non abbiamo le risorse», racconta a Lettera43.it Salvatore Siesto, coordinatore regionale delle professioni sanitarie Fp-Cgil e caposervizio infermieri dell’ospedale.
30 POSTI LETTO, 65 MALATI. Se per esempio nel reparto di medicina d’urgenza, che di norma deve avere 30 posti letto, «tutti i giorni curiamo 65 malati, vuol dire che 35 di loro per forza stanno in barella», dice Siesto. E ad assisterli ci sono solo sei infermieri. Il carico di lavoro è sovraumano, anche per colpa del blocco del turn over che pesa come un macigno sulla salute dei cittadini campani. «E mette in difficoltà il sistema di assistenza», sottolinea l’infermiere.
«MANCA LA STRUMENTAZIONE». Basta pensare che nei corridoi dove sono parcheggiate le barelle non ci sono le strumentazioni necessarie e così, se un paziente ha bisogno di ossigeno, in mancanza di quello centralizzato, gli infermieri portano le bombole «che sono illegali», ammette il caposervizio. «Ma se un malato ha la dispnea che devo fare? Lo lascio senza ossigeno?».
Insomma «a mali estremi estremi rimedi». Sembra questa la regola che vige al Cardarelli. «Ci si arrangia. A volte mi sembra di stare nell’ospedale di Calcutta», ammette Siesto, «quando la mattina arrivo e chiedo agli infermieri: quanti malati abbiamo, loro dopo 10 ore di turno si aggirano come zombie in mezzo alla distesa di barelle e mi rispondono: contali».

«Mancano 100 infermieri, 100 operatori, 30 tecnici e 300 medici»

Se si considera poi che il programma di rientro al Piano regionale della Salute ha modificato tutte le altre strutture, il Cardarelli rimane un’oasi nel deserto dove tutti prima o poi arrivano, tanto che i ricoveri sono già aumentati del 40%.
CHIUSURA DELLE STRUTTURE IN CENTRO. Chiusi infatti i Pronto soccorso degli ospedali del centro storico (Cto, Ascalesi e San Gennaro) e in attesa del completamento dell’ospedale del Mare, su cui però pesa lo stop ai lavori della magistratura che sta indagando per irregolarità nella gestione degli appalti, la situazione sembra destinata a diventare cronica.
Il Cardarelli ha chiesto aiuto anche al Policlinico, ma i posti disponibili sono pochi. «E comunque per trasportare i malati da una struttura all’altra servirebbero ambulanze, autisti e medici che, per ora, non ci sono».
38 MILA ORE DI STRAORDINARI AL MESE. E così ogni mese le ore di straordinario a cui è costretto il personale salgono a 38 mila.
In rianimazione, per esempio, visto che ci sono 20 posti letto, occorrerebbero 60 infermieri «perché il coefficiente di assistenza è di tre infermieri per malato». Ma in realtà gli operatori sono solo 50: «Ne mancano 10 e quindi quelli che abbiamo fanno almeno 156 ore di lavoro in più a testa».
EMORRAGIA DI PERSONALE. Negli ultimi cinque anni la struttura ospedaliera ha perso circa 500 posti tra medici, infermieri, tecnici e operatori socio sanitari (Oss). La legge nazionale sul programma di rientro al Piano regionale della Salute ha fatto sì che la Campania per sanare il suo disavanzo dal 2007 abbia praticamente congelato le assunzioni. «Solo con una delibera del 2007 abbiamo perso 398 posti», ricorda Siesto.
Dal 2006 al 2011 si sono fatti solo pensionamenti, e ora al Cardarelli «mancano 100 infermieri, 100 Oss, 17 caposervizio e caposala, 30 tecnici e 300 medici».
IN 20 ANNI, DIMEZZATI I POSTI. Un buco che la Cgil denuncia da tempo: negli ultimi 20 anni si sono persi inoltre il 50% dei posti letto. «Erano 2 mila, oggi sono 907», e 200 sono barelle che ogni giorno sostano lungo i corridoi. Sono così tante che anche nei reparti specializzati come urologia «non riescono a operare perché hanno le sale piene».
Sempre più spesso però la scelta delle barelle è drammaticamente strategica: «In realtà servono perché sono più strette dei letti e occupando meno spazio riusciamo a sistemare più pazienti. Insomma come i polli in batteria», dice Siesto con sarcasmo e rassegnazione.

All’emergenza sovraffollamento si risponde con le barelle

Pazienti in barella lungo le corsie dell'ospedale Cardarelli di Napoli.Pazienti in barella lungo le corsie dell’ospedale Cardarelli di Napoli.

Ed è proprio sui posti-lettiga che sono stati fatti gli ultimi investimenti: vista l’emergenza sovraffollamento e i limiti finanziari posti dal piano di rientro, la Regione ha permesso di aprire un reparto, Osservazione 2, per appena tre mesi, con 20 barelle attrezzate. «Almeno sono più ‘umane’, hanno un materasso di 10 centimetri e le sponde».
Quelle vecchie avevano uno spessore di appena tre centimetri ed erano senza sbarre di protezione. «Ogni tanto», ricorda Siesto, «un malato cadeva e moriva».
GIORNI IN ATTESA DI UN POSTO. Ma anche questo nuovo reparto sembra un pezza messa su una ferita che continua a sanguinare: «Da qui i malati dovrebbero essere trasferiti nei vari padiglioni o dimessi subito, invece rimangono per giorni in attesa di un posto letto».
E ad assisterli c’è personale precario. Al Carderelli sono già 50 i medici con contratto a tempo determinato. Per gestire la nuova struttura un’agenzia interinale ha fornito 15 infermieri per tre mesi, quattro operatori socio sanitari cassintegrati di cliniche private sono arrivati dall’ufficio di collocamento e otto medici, anche loro precari, sono stati pescati dalle graduatorie.
I MEDICI SCAPPANO. Ma non tutti hanno accettato: «Per ora in Osservazione 2 ci sono cinque dottori, tre hanno visto il lavoro che c’era da fare e hanno rinunciato», dice Siesto. Sono scappati i medici, consapevoli che lavorare in quelle condizioni è quasi impossibile, e che, come sempre, in caso di incidenti, le colpe ricadrebbero per primo su di loro.  (di Antonietta Demurtas)

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