‘Casta’ contro ‘casta’. Stipendi d’oro a confronto. I parlamentari additano i ‘super-manager’ pubblici: non vedete che son molto più ricchi di noi? Dicono all’opinione pubblica. E un po’ gongolano, perché non sono più soli, nell’occhio del ciclone anti-casta. Anzi, qualcuno del Pdl lo ha detto a chiare lettere: «La vera casta sono loro». Attenzione, però, ha avvertito il pidiellino Giuliano Cazzola: tutta la vicenda del tetto agli stipendi dei manager «ricorda un po’ l’immagine manzoniana dei polli di Renzo, che si beccavano tra loro prima che gli tagliassero il collo». Renato Brunetta, uno che vanta un impegno, da ministro, per rendere pubblici gli stipendi pagati dallo Stato, ha aggiunto: «Perché non sono riuscito a pubblicarli in Rete? Perché la vera casta sono loro, i ‘super manager’».
CICCHITTO: «EVITARE INCREDIBILI INIQUITÀ». E ci sarebbe poco altro da aggiungere. Ma all’indomani dalla divulgazione degli emolumenti dei dirigenti della Pubblica amministrazione che prendono più di 294 mila euro, Francesco Giro (Pdl) ha voluto rendere il ragionamento ancor più esplicito: «Ha da dire qualcosa chi ha massacrato per anni i parlamentari che guadagnano un sesto di quanto percepiscono questi super burocrati di Stato?», ha domandato. E mentre i pidiellini Fabio Rampelli e Alessio Butti hanno presentato una risoluzione per mettere un tetto anche agli stipendi e ai contratti della Rai (da Celentano in giù), il capogruppo Pdl Fabrizio Cicchitto ne ha fatto anche una questione di disparità di poteri. Certi altissimi stipendi della Pubblica amministrazione hanno bisogno di un tetto, ha affermato, «per evitare incredibili iniquità». Iniquità che «riguardano non solo gli stipendi, ma anche un grande squilibrio di potere reale». Perché «non c’é paragone fra quello gestito da un alto dirigente e quello di un parlamentare».
BOCCHINO: «NON GENERALIZZARE». Massimo Donadi (Idv) quasi si è stupito per lo scontro tra ‘caste’ sollevato dai colleghi: «Un po’ di pudore avrebbe dovuto suggerire un prudente silenzio». E Italo Bocchino (Fli) ha invitato a «non generalizzare, anche perché chi guida la Polizia o i Carabinieri», ha ammesso, «si assume responsabilità più grandi di quelle nostre». Certo, ha osservato pure lui, «noi guadagniamo 110 mila euro e siamo stati massacrati»: i dati diffusi il 23 febbraio vanno dai 294 mila in su. «Senza dover fare una gara tra noi e loro, emerge chiaramente che quella dei parlamentari non è l’unica ‘casta’», ha detto il leghista Maurizio Fugatti, che però ha rimproverato ai colleghi pidiellini di non aver fatto abbastanza a suo tempo sul fronte degli stipendi pubblici.
«NESSUNA DEROGHA AL TETTO AGLI STIPENDI». Su un punto c’é un’ampia convergenza: il tetto agli stipendi dei manager previsto dal decreto del governo attualmente all’esame delle Camere, «non dovrà contenere deroghe». Cosa che del resto trova concorde e determinato anche il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi. Ma se c’é chi, come la leghista Manuela Dal Lago, ha sostenuto che si può irrigidire ancor più la stretta, qualcun altro, come Cazzola, è contrario a un tetto generalizzato e sta pensando di votare in dissenso: si dovrebbero, a suo parere, valutare gli emolumenti in relazione ai singoli incarichi e rapportarli ai parametri europei. «Le cose», ha sospirato, «non si fanno per dispetto o rivalsa».
Intanto, Beppe Grillo ha pubblicato sul suo blog un intervento (non firmato da lui) che definisce la ricchezza «immorale». E si è beccato una selva di fischi virtuali: «Ridicolo che lo si scriva sul sito di un signore che ha guadagnato (giustamente) qualche milioncino con i suoi spettacoli…».
Fonte: http://www.lettera43.it/economia/macro/41255/stipendi-casta-mangia-casta.htm