Processo Mills, finale di partita. Ci si attendeva la condanna e poi la relativa prescrizione, invece è arrivata subito la seconda come se si volesse chiudere la vicenda senza ulteriori complicanze. Può essere che il collegio giudicante, in barba all’accusa che aveva chiesto cinque anni di reclusione, l’abbia ritenuta la soluzione migliore. O forse la meno grottesca.
SENTENZA GIÀ SCRITTA. Del resto che il procedimento dovesse cadere in prescrizione era già scritto, quindi inutile calcare la mano. Anche se, dal punto di vista giudiziario, sembrano tutti scontenti: da una parte i pm che questo processo hanno puntigliosamente condotto a tappe forzate, dall’altro la difesa di Berlusconi che aveva chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste, e la prescrizione solo come ultima istanza.
SOSPIRO DI SOLLIEVO PER MONTI. Politicamente, il pronunciamento dei giudici toglie una grossa spina dal fianco del governo Monti, che ha nel Pdl un perno della sua maggioranza, e nel Cav un leader che ora, c’è da immaginare, porterà un ancora più convinto sostegno.
Levata di mezzo al questione Mills, a Milano resta ancora il processo Ruby, ma sono quisquiglie rispetto all’accusa infamante di corruzione in atti giudiziari che pendeva su Berlusconi.
IL NODO MEDIASET. Restano aperte anche le questioni televisive, ma c’è da scommettere che il premier e il suo ministro per lo Sviluppo non si accaniranno contro Mediaset, e nemmeno si danneranno per fare della Rai quel concorrente che per Berlusconi regnante non è mai stato.
In cambio, ma ne abbiamo già avuto un sentore, è probabile che il Cav favorisca un prolungamento dell’attuale esecutivo oltre la fine della legislatura candidando Monti a una nuova leadership. Non dovrebbe essere per lui faticoso, visto che la presa sul partito, nonostante gli accenni di diaspora e le frizioni interne, è ancora forte. E visto che oramai anche Silvio sembra essersi rassegnato ad archiviare l’alleanza con la Lega che gli ha consentito per tanti anni di governare.
IL CAV AL BIVIO. Resta ora da vedere se l’ex premier riuscirà a traghettare docilmente il Pdl verso un supporto a Monti che non sia solo un far di necessità virtù. Magari, come sta avvenendo per l’articolo 18, insistendo sulle affinità tra le istanze della destra e l’azione del governo. O se invece, accantonata la questione giudiziaria che costituiva il suo principale rovello, si ritirerà progressivamente dalla scena politica.
Le sua ambizioni, come è noto, erano altre. Ma anche con l’esito non sfavorevole del processo Mills la via al Quirinale appare preclusa. (di Paolo Madron)
Fonte: http://www.lettera43.it/attualita/41317/il-cav-la-sfanga-ma-il-quirinale-e-tabu.htm