Italia in recessione: le banche si sentono colpite da alcuni obblighi introdotti dal decreto Salva Italia e liberalizzazioni. Obblighi che, com’è stato sottolineato domenica 26 febbraio dal Corriere della Sera, si vanno a sommare «a quelli su rafforzamenti patrimoniali e liquidità che provengono da Basilea 3 o dai ‘calcoli’ dell’Eba, l’authority europea sul settore».
Motivo del ‘malumore’ è rintracciabile nella difficile interpretazione di ciò che viene a essere approvato. Fra decreti, modifiche, emendamenti vari si è perso in certi casi il filo delle normative, con difficoltà a calcolarne i possibili effetti economici. Ma sono tre i punti che sembrano sollevare le maggiori ‘perplessità’ fra i banchieri.
IL CONTO CORRENTE A ZERO SPESE. Il primo, secondo il quotidiano di via Solferino, «riguarda il provvedimento in teoria con maggiore impatto sociale: il conto corrente a zero spese di apertura e gestione per i pensionati con assegni inferiori ai 1.500 euro».
Non è ancora chiaro se la cifra da considerare sia lorda o netta (cambia parecchio il perimetro di applicazione), se i conti siano diretti anche a chi magari riceve una simile pensione ma ha a disposizione anche cifre consistenti per svariati altri motivi, e ancora se a questo punto si parli di zero costi su tutti i servizi oppure no. Per le banche sembra difficile fare il calcolo di cosa tutto ciò possa significare in termini di minori introiti.
In Italia ci sono 16,7 milioni di pensionati
Considerato un costo medio per ogni conto di circa 110 euro l’anno (cifre Bankitalia), inizialmente si è parlato di circa 1 miliardo.
I pensionati in Italia – continua il Corriere della Sera – sono 16,7 milioni, dei quali 9 percepiscono l’assegno sul conto corrente bancario, 2 sul Banco posta, 4,7 su libretto postale, e 850 mila cash, cioè sono teoricamente non bancarizzati: il conto zero spese è diretto a questi ultimi o a tutti coloro che percepiscono 1.500 euro (2 mila in caso di cifra lorda)? Un rebus non da poco, visto che il 71% dei pensionati ha redditi complessivi fino a 20 mila euro.
POLIZZA A VITA LEGATA AL MUTUO. Il secondo punto è la polizza vita collegata al mutuo: l’ultima previsione – si legge sempre sul Corriere della Sera – sembra prescriva alla banca che condiziona il mutuo alla sottoscrizione di una polizza vita l’offerta al cliente di due contratti di compagnie non appartenenti al proprio gruppo, oltre alla propria. L’istituto quindi, oltre a un contratto collettivo standardizzato, deve proporre altri due individuali e quindi soggetti a visita medica e altre modalità varie. Inoltre la banca è obbligata ad accettare l’eventuale polizza che il cliente può scegliere sul mercato.
DISTRIBUTORI DI BENZINA SENZA COMMISSIONI. Un terzo ‘obbligo’, ha concluso il Corriere della Sera – «riguarda l’assenza di commissioni ai distributori di benzina per pagamenti con carta di credito fino a 100 euro, onere oggi a carico dell’esercente e che verrebbe dunque trasferito a banche e circuiti internazionali».
Un provvedimento introdotto già dal precedente governo, poi cancellato e reinserito. Difficile capire quanto possa significare per gli istituti (non c’è visibilità sulla specifica tipologia di transazione) ma che secondo le banche solleva interrogativi su cifre (100 euro?) e obiettivi. Tracciabilità a parte, fine sempre condiviso.
Fonte: http://www.lettera43.it/economia/macro/41353/crisi-conto-a-zero-spese-il-no-delle-banche.htm