Il governatore della Lombardia Roberto Formigoni è riuscito a evitare la sfiducia al Pirellone, ma non l’iscrizione nel registro degli indagati nell’inchiesta della Procura di Milano sui 70 milioni di euro che il polo privato della sanità Fondazione Maugeri ha pagato negli anni al consulente-mediatore Pierangelo Daccò.
Lo ha scritto il Corriere della sera in edicola il 23 giugno.
CORRUZIONE. L’ipotesi di reato è quella di concorso in corruzione con Daccò, l’uomo che ha offerto al presidente della Regione una lunga serie di benefit.
Il finanziamento elettorale illecito sarebbe provenuto da un’azienda sanitaria privata in vista della campagna di Formigoni per le regionali lombarde.
L’ipotesi di reato di corruzione farebbe invece riferimento ai molteplici benefit di ingente valore patrimoniale – vacanze, soggiorni, utilizzo di yacht, cene di pubbliche relazioni a margine del Meeting di Rimini, termini della vendita di una villa in Sardegna a un coinquilino di Formigoni nella comunità laicale dei Memores Domini – messi a disposizione del governatore da Pierangelo Daccò.
NO ALLE DIMISSIONI. Formigoni segue dunque il destino dell’amico mediatore e di Antonio Simone, altra conoscenza stretta di vecchia data del presidente della Regione.
In passato il governatore aveva detto che non si sarebbe comunque dimesso, nemmeno se indagato, ma che l’avrebbe fatto solo se fosse stato provato che Daccò potesse aver ricevuto dei vantaggi personali dalla sua conoscenza.
Sulla questione delle vacanze e dei regali ricevuti, Formigoni era sempre stato vago e spesso contraddittorio. Prima aveva detto di aver pagato tutto, ammettendo però di aver buttato le ricevute, poi aveva ammesso di non aver dovuto sborsare un centesimo grazie alla generosità dell’amico.
Tra le accuse spuntano alcune delibere della Giunta
Alla base delle accuse mosse a Formigoni ci sono anche alcune delibere varate dalla Giunta regionale nel corso degli anni «nell’interesse» della Fondazione Maugeri.
In particolare, da quanto è filtrato, i pm milanesi sono arrivati ad ipotizzare nei confronti del governatore la corruzione anche analizzando una serie di provvedimenti «complessi» che hanno ritoccato al rialzo i Drg (raggruppamenti omogenei di diagnosi, utilizzati per classificare i pazienti dimessi) e che hanno riguardato alcune strutture sanitarie tra le quali rientrava l’ente con sede a Pavia.
RIMBORSI MAGGIORATI. Per gli inquirenti, questo è il sospetto, tali delibere di Giunta sulla maggiorazione dei rimborsi sarebbero state la contropartita dei benefit di lusso, come i viaggi esotici e le vacanze su mega yacht, e di «altre utilità» pagate dal faccendiere Pierangelo Daccò, come da lui stesso a messo a verbale, a Formigoni e al suo entourage.
Questi provvedimenti approvati dalla Giunta Formigoni hanno cominciato ad essere affrontati negli ultimi interrogatori e, in particolare, da quanto si è saputo, in quelli resi da Costantino Passerino, l’ex direttore amministrativo della Fondazione arrestato lo scorso 13 aprile assieme, tra gli altri, all’ex assessore regionale (nei primi anni ’90) Antonio Simone, amico personale del governatore come Daccò.
Formigoni: «Notizia infondata»
In un incontro con la stampa il presidente della Regione ha prima rifiutato le domande dei giornalisti, poi, dopo un momento di tensione con i professionisti presenti in sala, ha accettato di rispondere.
«Conosco e stimo il direttore del Corriere della sera Ferruccio de Bortoli, mi attendo subito una smentita chiara e definitiva sul sito del giornale della notizia e domani in prima pagina un’adeguata smentita».
REPUBBLICA COME LA PRAVDA. Il governatore della Lombardia è fermamente intenzionato a restare al suo posto: «Non ho alcuna intenzione di dimettermi, non so niente dell’indagine, è una notizia infondata, e se la notizia si dimostrasse vera sarei pronto a difendermi», ha detto dopo aver inveito contro alcuni articoli pubblicati da Repubblica (che più volte il governatore ha chiamato la Pravda) e il Fatto quotidiano.
«Ho colleghi che sono stati raggiunti da avvisi di garanzia e non si sono dimessi, e hanno fatto bene perché intendono far valere il loro diritto di difendersi nei processi, e non dai processi. Non intendo dimettermi perché non c’è nulla di concreto contro di me».
Il presidente della Lombardia ha attaccato i giornali che hanno pubblicato articoli sui verbali di Daccò, mostrando l’istanza presentata al tribunale per poter consultare le carte: «Ho chiesto quei verbali, visto che si parlava di me, e non li ho visti. Ho dei dubbi su quello che scrivete citando verbali che dovrebbero essere segretati».
FONTE: http://www.lettera43.it/politica/dacco-formigoni-indagato_4367555478.htm