Cronaca/Interno

Bari, nonnina trova buono postale 1910: “Vale 150mila euro”

BARI – Nel 1910, 102 anni fa, Era giolittiana, erano una piccola fortuna: 100 lire, lo stipendio annuale della classe operaia. La signora Marcella nasceva a Bari il 13 giugno del 1909. Per il primo compleanno i genitori, i nonni, gli zii, chissà chi insomma decisero per un regalo che avrebbe dovuto assicurarle un futuro radioso: 100 lire. Una sommetta «assicurata» perché versata in un buono fruttifero postale il 13 giugno 1910.

Un secolo vola, la storia attraversa momenti drammatici e albe di speranza. Marcella è qui, 103 anni tondi. Rimette ordine tra le cose di una vecchia casa di famiglia, bauli, scaffali. Rivede foto sbiadite in bianco e nero, libri impolverati, quaderni di scuola, di quelli con le righe per le maiuscole e le minuscole e il fascio sulla copertina. Cerca ancora e per caso si ritrova tra le mani il buono postale: 100 lire.

Non ne sapeva nulla, non poteva. Aveva un anno quando le fu donato, forse il caso, il destino, o solo memoria, nessuno – ricorda – le ha mai parlato di quei risparmi. 100 lire versate alle Regie Poste Italiane. E pensa: ci sono ancora? E se ci sono ancora, con la rivalutazione di 102 anni, quante sono diventate?

Ci prova e si rivolge ad un legale, l’avvocato Cesare Galloni del Foro di Roma. E qui scopre una piccola realtà: sono migliaia le persone nella sua stessa condizione. Centinaia solo dalla Puglia. Racconta il legale: «Non è infrequente trovarsi un vecchio libretto di deposito o di buoni postali senza ricordare. A volte anche perché non s’è mai saputo nulla di questi risparmi. I tempi non erano dei più facili, poi ci furono le guerre, il Ventennio, il dopoguerra di una nazione che si risvegliò maceria. Soprattutto a cavallo degli anni ‘40 e ‘50 furono emessi tantissimi buoni postali, alcuni anche con cifre elevate per il tempo, fino a 150-200mila lire, veri patrimoni attuali se si considera il potere di acquisto di allora».

Comincia una lunga causa con le Poste. L’ente si appella, come del resto fanno le banche nelle frequenti situazioni simili, ad una legge dello Stato del 1997 sui depositi silenti, considerando tali quelli non «movimentati» per almeno dieci anni. In poche parole non è possibile chiederne la restituzione e quelli degli istituti di credito finiscono di solito nelle casse della Banca d’Italia, gli altri li incassa l’ente che ne ha il possesso.

Eppure l’avvocato Galloni è certo di avere in mano una serie di carte vincenti. Partendo da un presupposto: quel denaro, poco o tanto che sia, è di proprietà di chi lo ha versato. E chi lo richiede, anche se dopo anni, spesso decenni, a volte secoli, in linea di principio è il legittimo proprietario. Per sempre.

La prima mossa è stata quindi quella di provvedere al conteggio dell’eventuale cifra aggiornata, meglio rivalutata. Un compito non facile, che parte – come detto – dal potere di acquisto dell’epoca, paragonato all’attuale e condito dai vari passaggi di valutazione e svalutazione del denaro. Ci vuole un esperto e ci si rivolge ad un contabile: la cifra finale è di 150mila euro, vale più che la pena andare avanti.

Poi il legale fa il proprio mestiere e trova tre spiragli sui quali far leva e da suggerire a chi invece demoralizzato ci ha messo una pietra sopra.

«Innanzitutto – spiega l’avvocato romano – la legge sui conti correnti dormienti disciplina appunto i conti correnti e non i titoli cartacei. In secondo luogo, è previsto espressamente che per fare decorrere i tempi della prescrizione, è necessario che la banca, le Poste, avvisino il cliente stabilendo un periodo di tempo congruo per il ritiro della somma prima di “impossessarsene”, mentre la signora Marcella, e tanti come lei, non hanno mai ricevuto alcun “ultimatum”. Infine, è vero che è previsto un termine massimo di dieci anni senza movimentazione per la prescrizione. Ma è altrettanto vero che tale termine decorre dalla data in cui il soggetto può far valere il proprio diritto. Ora, la mia cliente quando ha ricevuto il buono postale aveva un anno di età, in seguito non ne ha mai saputo nulla fino ai nostri giorni. Io dico che il termine dei dieci anni decorre da adesso».

La battaglia è lunga e non facile. Le Poste non sono disponibili a cedere, temendo una débacle economica ancora peggiore dell’attuale. D’altro canto non arretra di un passo la nonnina di Bari. Sono passati 102 anni, avrà pur il diritto di godersi quella piccola fortuna che più di un secolo fa le donò la famiglia mentre lei spegneva la prima candelina?  (di Roberto Calpista – lagazzettadelmezzogiorno.it)

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