«Na sera ncuntraie na cumpagna d’ ‘a mia, che manco ‘a cunuscette talmente steva vestuta bbona… Forse, allora, me pareva cchiù bello tutte cose… Me dicette: «Così… Così… Così…».
Filumena Marturano nel celebre dramma di Eduardo De Filippo racconta così com’è stata “iniziata alla prostituzione”. Erano i tempi delle case chiuse, prima della Merlin, erano i tempi delle lanterne verdi accese lungo i vicoli di Chiaia e ai Quartieri che indicavano il bordello “in servizio”.
Siamo nel 2012: Napoli non è più quella di don Domenico Soriano. A Ferragosto il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris ha deciso di livellare la discussione sul futuro della città a quella di un qualsiasi paesone di trentamila abitanti del Varesotto o del Comasco, riempiendo le pagine di giornale con la proposta di un quartiere a luci rosse. Cito testualmente da Il Mattino di Napoli:
La prostituzione è in aumento, non siamo a livelli di Milano e Roma ma il fenomeno è in crescita. Voglio lanciare una proposta da discutere con la città, con le associazioni laiche e cattoliche, di cui comunque già si è parlato nei comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica. Una zona cuscinetto non dentro la città dove accogliere le prostitute e controllarle con finalità di recupero e reinserimento. Si fa già in Europa e in Italia. Come è noto la prostituzione di per sè non è un reato a poco valgono le denunce. Quello che serve è controllare e prevenire. Così si arginano anche i mercanti di carne umana.
Non un parco dell’amore, ma:
Un luogo sociale dove vedere un film, mangiare un gelato e anche appartarsi se lo si vuole. Non un ghetto, ma posti sicuri senza stare al Virgiliano con i giornali o andare in luoghi dove si rischiano rapine e aggressioni. Un luogo per tutelare i nostri figli.
Da quel momento è diventata l’estate dell’onorevole Peppone e Don Camillo. Già, perché il cardinale di Napoli Crescenzio Sepe, se l’è legata al dito. E ha atteso il momento giusto per rispondere a tono. Sostanzialmente ha accusato il sindaco di fare il prezzemolino con una “dichiarazione a effetto per occupare spazi nei giornali e nelle televisioni”. L’onorevole Peppone, pardon, de Magistris, ha risposto a tono, non solo – da buon ex pubblico ministero – ricordando al cardinale che è indagato per una vicenda relativa a Propaganda Fide, la Congregazione vaticana per l’evangelizzazione dei popoli che anni addietro il porporato ha guidato. E poi la mette sul piano personale. Così com’è accaduto con i due ex assessori dissidenti, Giuseppe Narducci e Riccardo Realfonzo, il sindaco si è detto “dispiaciuto sul piano personale”.
Il sindaco promette: mense del popolo per i poveri
Comunione e rivoluzione: afferma De Magistris che Napoli presto avrà le “mense del popolo” (la città ha già le “assemblee del popolo” delega assegnata ad un assessore). E poi dice che il Vangelo è l’unico libro che ha sul comò. E poi si gioca di nuovo la carta dell’ex Albergo dei Poveri, il palazzo borbonico di piazza Carlo III che necessità di restauro per milioni d’euro e che dovrebbe diventare secondo l’amministrazione comunale sede per assocazioni di giovani ma anche per i senzatetto, possibile sede della biblioteca dell’Istituto studi filosofici ma anche luogo per le università e per pure la musica dal vivo. Insomma, di tutto.
Il 19 settembre si celebra San Gennaro: i due faranno pace?
Nella nuova Brescello all’ombra del VesuvioGuareschi avrebbe vita facile perché le contraddizioni spuntano come funghi. Cosa farà il sindaco di Napoli il 19 settembre, nel giorno di San Gennaro? Dopo il pauroso litigio da “Bocca di rose” col cardinale tornerà nel Duomo in prima fila per assistere al prodigio del Santo Patrono e all’omelia del porporato? E bacerà l’ampolla contenente il sangue di “Faccia gialla”? Preparate le noccioline, il secondo tempo sta per iniziare. (di Ciro Pellegrino)