Pensavo di godermi questo scampolo di vacanza comodamente rilassato sul mio lettino nella favolosa spiaggia di Mondello, ma il richiamo della notizia mi ha fatto sobbalzare. Già da ieri sera si capiva che i giochi per le prossime elezioni in Sicilia si stavano riaprendo abbastanza inaspettatamente, ma dopo aver ascoltato le parole di oggi, rilasciate durante una conferenza stampa proprio al Palazzo dei Normanni di Palermo da Nello Musumeci (uomo della Destra di Storace in corsa per la presidenza della Regione sostenuto dal Pid di Saverio Romano, dal Pdl e, fino a ieri dal Grande Sud di Gianfranco Miccichè e dal Partito dei siciliani – l’Ex Mpa di Lombardo), ho capito che dietro il suo sfogo c’è tutta un’altra storia.
Ma andiamo con ordine. Tutto ha avuto inizio la settimana scorsa quando proprio il capo di Grande Sud Gianfranco Miccichè lanciò la candidatura di Musumeci, alla guida della Regione. Una candidatura che giorno dopo giorno sembrava aver raccolto attorno a se tutte le anime non solo dei partiti “sicilianisti” (parola a tanto cara a Micciché) desiderosi di proporre agli elettori un nuovo gruppo più attento alle esigenze dell’Isola piuttosto che succube della spartizioni di poltrone imposte da Roma, ma anche del Pdl. Un sostegno che ha fatto immediatamente stizzire Grande Sud, i lombardiani e i finiani che hanno accusato il partito di Alfano di volerli espropriare della guida del progetto. Tanto che, a dirlo esplicitamente e proprio Carmelo Briguglio (Fli), che ha lamentato “il rifluire della candidatura di Musumeci nell’alveo stretto del Pdl”.
Il Pdl quindi rovina i giochi a Musumeci. O meglio, la crescente insofferenza di Micciché nei confronti del suo vecchio partito ha mandato in fumo un progetto che, almeno sulla carta era dotato di grande potenza elettorale. Ufficilamente, come ha spiegato ieri sera il segretario regionale di Grande Sud Pippo Fallica, Musumeci è stato scaricato proprio perché “non ha sposato lo spirito sicilianista di Miccichè”, ma ufficiosamente sono venuto a sapere che dietro questa decisione c’è ben altro.
Certo, è risaputo che tra il leader di Grande Sud e il segretario del Pdl, Angelino Alfano, non è mai corso buon sangue. Due scuole di pensiero completamente diverse che più volte hanno portato i due siciliani a scontrarsi a tal punto che Micciché decise di abbandonare il partito di Berlusconi per crearsene uno proprio.
Eppure non sembra essere stata solo questa la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Come non sembra essere stata neppure l’indignazione dello stesso Fallica per aver sentito l’ex premier pronto ad usare il nome di Grande Italia per rilanciare il Pdl. Infatti è stato lo stesso Fallica che, appena depositò il nome del nuovo partito Grande Sud, decise di depositare anche la versione nordista con Grande Nord (che a quanto ho scoperto sta già aprendo molte sezioni nella leghista Padania) e soprattutto Grande Italia nell’ottica di presentarsi alle Politiche del 2013 con un progetto che unisca, in una visione nazionale, tutte quelle liste civiche radicate nel territorio.
Nulla di così sconvolgente. Quello che, invece, sembra aver determinato la sfiducia di Grande Sud, di Fli e del Partito dei siciliani a Musumeci sembrano essere state le incomprensioni nate tra Storace e Micciché proprio sull’accettazione del Pdl all’interno della coalizione. “L’unico che apertamente mi ha dato sostegno – sembrano essere state le parole del leader di Grande Sud ai sui fedelissimi – è stato Gianni Alemanno. Tutti gli altri del Pdl non hanno alcun interesse a difendere il nostro progetto sicilianista, vogliono solo tornare al vecchio modo di fare politica”. Un rischio troppo grande per Micciché che sperava di creare un laboratorio in Sicilia che si potesse riproporre alle politiche del 2013 dove sembra sempre più evidente uno scollamento tra i “sudisti” e il Pdl di Berlusconi.
E così a Grande Sud non resta che scendere in campo sostenuto in una sua sempre più probabile corsa alla presidenza della Regione sostenuto dal Partito dei siciliani di Raffaele Lombardo da Fli e dal Movimento popolare siciliano. (ilportaborse.com)
“E’ un dato di fatto: per i leder dei partiti nazionali la Sicilia è solo la tessera di un puzzle da comporre. Per Berlusconi, Casini e Bersani le elezioni regionali in Sicilia sono un mezzo, per noi sono il fine…. A noi interessa soltanto la Sicilia”. (Giacomo Terranova)
La Sicilia DEVE uscire dal tunnel in cui è costretta da decenni, deve superare tutte le difficoltà del presente e cogliere tutte le opportunità del futuro. DEVE pretendere l’attuazione integrale delle norme del proprio Statuto Speciale. La Sicilia si deve scrollare da dosso la sudditanza psicologica ed il timore riverenziale verso gli Autorevoli Rappresentanti del Governo Nazionale, che ha mantenuto in questi decenni.
Abbiamo una soglia di disoccupazione pari al cinquanta per cento e del 12 per cento di famiglie siciliane che vivono in stato di povertà assoluta.
La Sicilia, grazie a Dio, è ricca: abbiamo le raffinerie di petrolio che producono più del 40% dei carburanti che si consumano in Italia, siamo il granaio d’Italia, come lo eravamo ai tempi dei Romani, abbiamo la migliore agricoltura del Paese, la prima flotta peschereccia d’Italia, un patrimonio artistico, monumentale ed ambientale che non ha eguali. Abbiamo uno splendido sole, possiamo farcela anche da soli, basta che ci riconoscono il dovuto.
Non temiamo né PDL, né PD, né UDC… noi siamo SICILIANI e pretendiamo, dal Governo Nazionale, il rispetto assoluto del nostro Statuto Speciale, dei nostri diritti. Noi siamo quei Siciliani, in grado di dare esecuzione, senza tentennamenti, al testamento di Paolo Borsellino: “La Rivoluzione si fa nelle piazze con il popolo, ma il cambiamento si fa dentro la cabina elettorale con la matita in mano. Quella matita, più forte di qualsiasi arma, più forte di qualsiasi lupara, è più affilata di un coltello”.