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La politica aspetta il Montellum. L’ora X dopo la legge di stabilità

Il Colle lo vuole. E il governo è pronto a fare il grande passo. Infatti ieri, mentre a Palazzo Madama si produceva l’ennesima situazione di stallo in commissione Affari costituzionali, a Montecitorio tutti aspettavano soltanto il grande momento.

Il momento in cui, come anticipato ieri da Pubblico, Mario Monti potrebbe decidersi a sbloccare l’impasse sulla riforma elettorale presentando un disegno di legge per cancellare o «sistemare» il Porcellum.

«Prima bisogna approvare la legge di stabilità. Ma poi…», spiegava sibillino il deputato-ecomista del Pd Francesco Boccia, uno di quelli che insiste da più tempo sull’urgenza di «lasciarsi alle spalle il Porcellum». Quello che probabilmente sta oltre i puntini di sospensione del braccio destro di Enrico Letta lo dice Arturo Parisi. «Qualcuno non s’è reso conto che siamo alla fine. Ma proprio alla fine», scandisce l’ex ministro della Difesa in una pausa dei lavori della Camera. Lui è uno di quelli che ha lottato, anche tentando la carta del referendum, per superare il Porcellum.

E adesso non gli rimane che l’ultima speranza: l’intervento di Palazzo Chigi. «Rendiamoci conto che, se se fosse il governo a risolvere la questione, questo rappresenterebbe il simbolo della sconfitta della politica ». Ma sconfitta per sconfitta, aggiunge Parisi, «voglio soltanto capire che cosa ci mette, Monti, dentro questo disegno di legge. Se c’è il Mattarellum, io sono pronto a bere l’amaro calice. Prontissimo ».

Ma ci sarà il Mattarellum nel disegno di legge che il governo potrebbe presentare per cancellare il Porcellum? «Innanzitutto non sarà un decreto. Ma un disegno di legge sulla legge elettorale, che risolvesse lo stallo tra i partiti, non sarebbe uno scandalo», sussurra Pierluigi Castagnetti. Quanto al contenuto, aggiunge, «vedremo. Ormai manca poco». Giorgio Stracquadanio, ormai ex berlusconiano, scommette su un altro scenario: «Visto che c’è una sentenza della Consulta che impone di mettere un soglia al Porcellum, oltre la quale ovviamente scatterebbe il premio di maggioranza, Monti potrebbe fare un ddl di un articolo solo. Per fissare questa specie di quorum». Dopodiché, aggiunge il deputato, «questa novità potrebbe produrre gli effetti politici più disparati. Se il premio scattasse da una certa soglia in poi, mettiamo il 35 o il 40, il Pd si riprenderebbe in casa Di Pietro. Ovviamente, non è un’accusa a Bersani. Anche nel centrodestra farebbero lo stesso».

Strano ma vero, è la stessa sensazione che ha il franceschiniano Antonello Giacomelli. «Decreto o ddl che sia, togliamoci dalla testa che i tecnici ci regaleranno il Mattarellum. Col 75 per cento di seggi assegnati col maggioritario uninominale e il 25 col proporzionale, a questo punto il centrosinistra prenderebbe la maggioranza sia alla Camera che al Senato». Per cui, aggiunge a margine il deputato toscano, «è molto probabile che l’esecutivo intervenga proponendo alcuni innesti alla legge attuale. Quali? Un tetto del 40 per cento, oltre il quale scatterebbe il premio di maggioranza. E forse anche l’introduzio – ne delle preferenze. Magari affiancandole alle liste bloccate, che riguarderebbero un terzo degli eletti».

Un altro democratico, il politologo Salvatore Vassallo, ostenta sicurezza: «Alla fine il governo ha una sola strada. Proporre un disegno di legge che sostituisca il Porcellum con il Mattarellum corretto come l’avrebbe voluto Leopoldo Elia».

I correttivi dell’ex presidente della Consulta, aggiunge il deputato dei Democratici, «puntavano a sistemare alcune storture tecniche sul proporzionale della Camera, che agevolavano la presenza delle liste civetta. E ad armonizzare la scheda per i deputati a quella dei senatori». Paradossalmente, l’eventuale intervento del governo sulla legge elettorale non piace a chi, come Pier Ferdinando Casini, si dichiara il sostenitore numero uno di Monti. L’ex presidente della Camera vede il Mattarellum come fumo negli occhi. E il suo braccio destro, Roberto Rao, dice di non credere al ddl di Palazzo Chigi: «Secondo me no, non interverranno sulla legge elettorale». Guido Crosetto, il possibile outsider delle primarie del Pdl, ha un’altra teoria: «Guardate che non è mica un problema di modelli. Quello che sta succedendo al Senato sulla legge elettorale rimanda a una vera e propria rivolta dei singoli parlamentari contro i partiti. E qua dentro, alla Camera, di gente certa della non rielezione ce n’è molta di più. Siete davvero convinti che questi signori voterebbero a favore di una riforma elettorale presentata dal governo Monti?».

La domanda rimane lì. Appesa. E intanto il tempo scorre. Inesorabile. Segno che il countdown verso il probabile Montellum, è cominciato. E che all’ora X manca sempre meno.  (

Da Pubblico del 1 novembre 2012

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