Cronaca/Interno/Politica

Che cosa fanno gli ex grillini espulsi?

Sono sette i parlamentari espulsi o andati via dal Movimento 5 Stelle e passati al gruppo Misto. E, dopo aver avuto tutti i riflettori puntati al momento dell’addio, adesso sono finiti nell’ombra. Siamo andati a vedere quanto lavorano. Non molto a dire la verità

 

(di Fabio Chiusi) – La vita dell’ex parlamentare a Cinque Stelle passato al Gruppo Misto è una vita all’ombra, sconosciuta. Il rumore è stato nel passaggio, tra le polemiche per le “epurazioni” consumate via referendum online, sul blog di Beppe Grillo. Chi, come Marino Mastrangeli, per il presenzialismo televisivo. Chi, è il caso di Adele Gambaro, perché ha osato criticare il capo. In tutto fanno tre deputati e quattro senatori. Di cui si sono sostanzialmente perse le tracce.

Per alcuni, anche dalle Aule del Parlamento. Il caso più eclatante è quello della senatrice Fabiola Anitori, di cui l’Espresso ha già detto. Con un tasso di assenze del 99,17% secondo Openpolis, in quinta posizione nella non invidiabile classifica dei meno presenti, è una vera e propria desaparecida. Ma anche il deputato Alessandro Furnari, dal sei giugno fuori dal MoVimento 5 Stelle, non scherza: a fronte di tasso di assenze medio a Montecitorio del 14,52%, il tarantino registra un tutt’altro che lodevole 43,27%.

Meglio di lui, tra i fuoriusciti dal movimento dell’ex comico, fa solo Mastrangeli, il senatore che voleva ‘Gaia’ – la delirante visione di Gianroberto Casaleggio sul futuro del mondo intero – addirittura nel programma del M5S: postazione vuota a oltre una votazione elettronica su due (52,82%). Assente al voto sul decreto del Fare. Assente ai decreti Ilva e svuota-carceri. E troppo spesso presente in video, secondo gli ex colleghi che gli hanno dato il benservito. Lui, contrariamente a tutti gli altri, non demorde. E sulla sua pagina Facebook si definisce ancora «senatore Cinque Stelle». O meglio: «cittadino senatore a Cinque Stelle», come si legge negli eventi che settimanalmente crea sul social network per chiedere agli iscritti come comportarsi in Aula. Quando ci va, si intende.

Nel frattempo, si diletta a cogliere i «pianisti» in flagrante. L’11 giugno denuncia: «Un senatore, di cui non conosco il nome ha messo tutto un papocchio davanti al punto dove si mette la mano per votare e ogni volta allunga la mano sul papocchio, per strana coincidenza». Risposta del presidente Pietro Grasso: «Non ho capito cosa sia». Ma Mastrangeli raccoglie anche onorificenze. Come quella ricevuta da

Nel frattempo, si diletta a cogliere i «pianisti» in flagrante. L’11 giugno denuncia: «Un senatore, di cui non conosco il nome ha messo tutto un papocchio davanti al punto dove si mette la mano per votare e ogni volta allunga la mano sul papocchio, per strana coincidenza». Risposta del presidente Pietro Grasso: «Non ho capito cosa sia». Ma Mastrangeli raccoglie anche onorificenze. Come quella ricevuta da Roberto Calderoli. Che, scrive su Facebook, «mi ha nominato ‘Vedetta del Senato’». Con scarse capacità previsionali: degli altri 100 espulsi dal M5S ipotizzati a maggio ancora nemmeno l’ombra.

Alcuni tengono a far sapere di aver risolto l’annosa questione diaria. «Non lascio per i soldi», aveva detto il 22 giugno la senatrice veneta Paola De Pin. «Non ho problemi di denaro. Oggi pomeriggio ho versato seimila euro all’Associazione Nostra Famiglia di Conegliano». Gambaro, la colpevole di lesa maestà, conferma: «Io ho già versato 10.000 euro a una onlus di Bologna, rispettando il mio impegno sulla diaria, hanno fatto lo stesso anche Zaccagnigni e De Pin». Quanto ad Anitori, dice il capogruppo Nicola Morra il 1 luglio: «Tutti i senatori del M5S hanno versato l’eccedenza della diaria. La senatrice Anitori, che abbiamo chiamato al telefono, ha detto che sono cose che non ci competono più». Distinguo anche da Furnari: «Confermo i 5 mila euro lordi di indennità. Ma la restituzione della diaria, come ho detto dall’inizio, non era prevista dal codice di comportamento».

Alcuni si sono dati agli emendamenti, spesso per ragioni di ostruzionismo: De Pin ne ha co-firmati 216, di cui 180 tra il 2 e il 7 agosto. Gambaro fa anche meglio, co-firmandone 272 quasi interamente tra il 23 luglio e il 7 agosto.

C’è poi il romano Adriano Zaccagnini. Che, prima e dopo il movimento, non ha cambiato il fulcro della sua attività: l’agricoltura. Sulla sua pagina sul social network rilancia la campagna «Terre bene comune», al grido «no alle false soluzioni del capitalismo verde». O anche: «vendere la terra pubblica è una truffa». E: «no al colonialismo energetico». Inutile dire che il cosiddetto ‘Frankenburger’, l’hamburger prodotto con le staminali di una mucca, proprio non gli è piaciuto: «Queste modificazioni e snaturamenti del cibo sono privi di alcun serio studio scientifico volto a considerare i rischi per la salute umana e l’ambiente e a rispondere a seri requisiti di sicurezza alimentare», dichiara alle agenzie.

Primo firmatario di un disegno di legge sui crediti bancari alle imprese agricole a luglio, ribadisce il suo appoggio alla battaglia No Tav e a ‘Blockupy Francoforte’, il movimento di manifestanti davanti alla sede della BCE. Il 30 luglio ne ha anche per il leghista Gianluca Buonanno, che in quelle ore accusa SEL di rappresentare la «lobby dei sodomiti». «Indegno di stare in quest’aula», lo apostrofa Zaccagnini.

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