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“Risorgimento, Auschwitz dei terroni”. Così il libro di Pino Aprile ha riletto la storia

Manca poco e i cancelli delle scuole saranno di nuovo aperti. Ma la storia che si studia, quella dell’Unità d’Italia, è messa in discussione dall’elite intellettuale. Nel libro Terroni, che ha spopolato inaspettatamente come lettura estiva, Pino Aprile ha riletto gli eventi rintracciando nel Risorgimento la causa dei mali del Sud.

Il successo editoriale del libro “Terroni” di Pino Aprile è diventato la Bibbia del governatore Lombardo secondo il quale dovrebbe diventare un testo di scuola.

La sua è una campagna di verità per smentire la barzelletta la barzelletta del Sud liberato dai Savoia in nome del progresso e della giustizia. E’ la voce del Sud che si ribella, che non accetta più le provocazioni e gli insulti della Lega ed è pronto a prendere coscienza delle proprie potenzialità..

Ecco l’intervista all’autore.

Si aspettava questo successo?

Non ho cominciato a scrivere per fare un libro sui 150 anni dell’unità d’Italia. E’ un libro nato da una passione per lo studio di temi che ritengo interessanti, un hobby mentale che di tanto in tanto diventa un libro. Il mio amico Sergio Zavoli ha visto questo lavoro a casa mia e se lo portò. Poi è arrivato il contratto con l’editore con un anticipo che risale ormai a 7- 8 anni fa e ora giustamante mi ha strappato il lavoro dalle mani.

La scelta di scrivere questo libro è legata alla sua storia personale?
Sono un grande ingenuo. Mi emozionavo per la storia dei Mille, l’eroe biondo dagli occhi cerulei, il cavallo bianco… Mi bevevo tutto. Poi mi sono accorto che c’era qualcosa che non mi quadrava. Ci hanno detto che eravamo poveri arretrati e oppressi. Poi ho scoperto che Il consiglio Nazionale delle Ricerche ha dimostrato in una indagine conclusa poco più di un anno fa che non era più povero del nord. In realtà non sono mai stati uccisi tanti meridionali con la campagna di liberazione dei piemontesi. Un po’ come è accaduto di recente in Iraq.

Non ritiene un po’ forte il paragone con Auschwitz? E’ solo una provocazione?
No no. Vediamo le cose come stanno. Alcune decine migliaia di ex soldati borbonici secondo dei conteggi non fatti da me, sono stati portati a nord senza sapere che fine avessero fatto.. Alcuni furono sterminati in Patagonia lontano dagli occhi dei connazionali, altri finirono al fronte all’estero o internati nella fortezza di Fenestrelle, un vero e proprio campo di sterminio.

Negli ultimi tempi si registra un certo fermento in rete che riprendono le tesi del suo libro, mi riferisco per esempio ai nuovi movimenti neoborbonici. Cosa ne pensa?
E’ il solito effetto ottico che scambia gli effetti con le cause. Non sono così imbecille da ritenere che il mio libro abbia creato questo, ha semplicemente intercettato un sentimento condiviso nel momento opportuno.

Questa critica all’unità d’Italia arriva anche dal nord con la Lega. Non trova paradossale questa unione d’intenti?
E’ una sciocchezza. Il mio libro non crea tutto questo, ha intercettato un’onda montante che non ha mai incuriosito la grande stampa che è tutta settentrionale. La Lega è solo un partito razzista per sua definizione. Definendosi partito territoriale proclama la preminenza di quella gente di quel territorio su tutti gli altri.

Riguardo la situazione politica attuale, pare che Fini possa vantare un forte consenso al sud in contrapposizione con la Lega e che attorno a lui si stia creando un movimento che comprende Mpa, l’Udc, la Poli Bortone. Crede che possa avere una prospettiva politica?
Io non voglio offendere nessuno, non voglio fare la critica alle intenzioni nè condannarle, ma non voglio neppure interpretarle e anticiparle. Noto solo che quando qualcuno è politicamente è in difficoltà si serve del sud. E con questo intendo anche Bossi al nord. Noi sottovalutiamo che la Lega è un partito razzista per sua definizione e dichiarazione. Nella biografia di Bossi viene detto “noi sfrutteremo l’antimerdionalismo per fare politica”. Per fare politica devi avere un nemico e Bossi lo individua nel meridionale non per quello che fa ma per quel che è. Come Hitler con i nazisti.

Non crede che il sud debba fare un po’ di autocritica?

No. Sono stufo di questo. Non riesco neanche a sentirla questa tiritela. Mi sono rotto… Sono arrivati al sud e hanno sterminato centinaia di migliaia di persone, hanno distrutto il tessuto industriale, hanno portato via l’oro per pagare i debiti che avevano al nord e finanziare la nascita della loro industria e hanno tassato il sud per ripagarsi le spese della guerra che avevano subito. Anche riguardo la mafia: non esiste antimafia del nord sono tutti meridionali quelli che la combattono, a parte Ambrosoli e Dalla chiesa che hanno fatto ammazzare per continuare i loro affari. La mafia al sud versa sangue, mentre al nord versa i soldi. Lo sanno tutti chi sono, stanno nei consigli di amministrazione delle banche, delle grandi aziende, con quei soldi sono state create aziende enormi. Siamo un paese unico e lo dobbiamo restare, ma alla pari. Non ho mai sentito autocritica dal nord su tutto questo

Nella varie presentazioni del libro ci sono curiosità?
Quando al sud si parla di questo la memoria inconscia prorompe. Si sa ma non si sa di sapere. Il meridionale è abituato a pensare che è perdente perchè è il risultato di almeno 4 generazioni di uomini sconfitti. Al nord invece non non l’hanno passato sulla loro pelle, c’è una educata incredulità che piano piano si trasforma in un palese disorientamento e spesso si conclude con il settentrionale che cerca di giustificarsi dicendo di non aver mai saputo niente di tutto ciò. Io voglio mettere al corrente i settentrionali di come è avvenuta l’unità d’Italia. Il libro non vuole indicare al sud la strada per combattere il nord. è quello che vuole la Lega che fa una politica tribale.

Saresti disposto ad andare in tv a difendere queste tesi. magari da santoro?
Ci ho scritto un libro e queste tesi sono disposto a difenderle ovunque.
Qualcuno pensa che il suo libro possa diventare un fenomeno simile a quello di Pansa con la guerra civile..
L’etica del giornalista è questa, quando sai una cosa dilla. Poi se mi dicono che sono monarchico, nostalgico del Regno delle Due Sicilie e che rivorrei i Borboni, cose scritte da giornali autorevoli, è chiaro che sono stupidaggini. Nel moento in cui vogliono declassare e denigrare l’interlocutore e i suoi argomenti ti danno del Neoborbonico.

Red

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