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S. Luca (RC), Madonna della montagna di Polsi: la festa baluardo di fede e di legalità

Una bella mattinata, il sole comincia ad attraversare le foglie dei faggi, che ci fanno da ombrello lungo la strada; nei tratti scoperti i raggi, ancora bassi sull’orizzonte, ci obbligano quasi a fermarci.

Un  ’43 ed un ’82 parcheggiati, ci ricordano il lavoro nell’Aspromonte.

Arriviamo e ci rendiamo subito conto che c’è un sistema che funziona. Nonostante le dimensioni estremamente ridotte della strada, i tornanti in pendenza, i camion parcheggiati, le soste delle famiglie: non c’è alcun blocco, alcuna fila. Un controllo tranquillo delle forze dell’ordine rende l’accesso sicuro, pone i presupposti per una festa: la grande festa della Madonna della Montagna, la festa della Madonna di Polsi.

Speravamo in questo patto istituzionale ideale, in questa sede di dialogo istituzionale. Ci credevamo, e ne siamo stati spettatori. Lo Stato ai suoi massimi livelli è presente, si esprime, dialoga. Durante la celebrazione, frasi brevi e d’impegno dal Prefetto, per auspicare al più presto la sistemazione della strada di accesso, e dal Questore, per proporre che la festa del Santo patrono della Polizia, San Michele Arcangelo il 29 Settembre, sia solennizzata a Polsi. Per entrambi applausi sentiti. Abbiamo visto chi c’era, ed abbiamo notato chi non c’era. Abbiamo sentito parole forti, ma non ne abbiamo sentito altre.

Una Festa dove i ritmi, le preghiere, le danze, le suppliche, si fondono in un crogiuolo unico che racconta almeno dieci secoli ininterrotti di storia della Montagna. Lo Stretto mischia le acque del Tirreno e dello Ionio, la Festa mischia le città della fascia tirrenica e della fascia ionica. Abbiamo visto donne ed uomini con nottate di marcia addosso per arrivare, ed altri con 36 anni di presenza ininterrotta.

Un Santuario al centro dell’immaginario collettivo, che ha visto anche  mamma  Casella pregare, e che ha visto, la sera del 2 settembre, lunghi servizi sulle reti della RAI.

Dal punto di vista organizzativo il traffico viene gestito in maniera esemplare, forse potremmo suggerire di istituire una navetta con minibus per servire meglio i pellegrini che devono lasciare l’autovettura a qualche chilometro di distanza. Comunque per i malati c’è la possibilità di arrivare. Continuiamo a studiare il rischio e le modalità per la sua riduzione, in relazione ad eventi antropici e naturali in presenza di persone; ma questo è un altro argomento e se ne deve parlare a parte.

 I camion con i pellegrini, dopo la processione delle 12.00 riprendono la strada di casa, con i loro tamburi e con i loro organetti, mai silenziosi.

Siamo d’accordo: la Festa non va sospesa, per nessun motivo. Lo Stato non indietreggia certo davanti alla ‘ndrangheta. Come negli anni più bui del terrorismo, e poi negli anni di Cosa Nostra, lo Stato c’è e si mostra al meglio, con le sue più alte rappresentanze istituzionali e con i suoi carabinieri semplici e graduati, con i suoi poliziotti della stradale e con i suoi commissari, con gli uomini della guardia di finanza. Nel Meridione si vive anche di segni, di presenze, di modi di essere: ci è sembrato che sia stata scritta una bella pagina.

Se la storia si ripete, l’altra grande Festa è l’arrivo della Madonna della Consolazione dalla Montagna, dall’Eremo alla Città, in questo percorso quasi unico dalla montagna al mare. Abbiamo sentito di altre grandi feste religiose in città del Sud sfiorate dai sospetti. Non vorremmo mai rileggere questa storia.

Saremo anche all’Eremo la mattina di sabato, di nuovo ci saremo. Come abbiamo detto per Polsi, non seguiamo la cultura salottiera di Reggio o di altre città e quindi vogliamo essere all’Eremo. Vogliamo esserci con i ragazzi di Reggio e della sua provincia, con chi fatica, con chi studia, con chi si impegna per costruire, con chi rispetta le regole, con chi crede nel futuro.

 di Francesco Russo

docente dell’ Università Mediterranea di Reggio Calabria

Riceviamo & Pubblichiamo

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