Cronaca/Interno

I finiani avvertono: “Berlusconi non può usare il simbolo del Pdl”

ROMA (22 novembre) – Resta alta la tensione nel Pdl per le minacciate dimissioni del ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna.

Intanto i finiani avvertono: Silvio Berlusconi non può usare il simbolo del Pdl. «Dicono che Berlusconi stia preparando un nuovo partito per rinnovarsi in vista del voto. Comprendiamo la sua esigenza, anche perché il nome e il simbolo del Pdl sono in comproprietà con Fini e non potrà utilizzarli», afferma in una nota il capogruppo di Futuro e Libertà Italo Bocchino, che sottolinea come «dal 17 maggio scorso» anche il nome «il vero centrodestra” è stato registrato da noi all’ufficio marchi e brevetti di Roma».

«Se Berlusconi ama l’Italia deve prendere atto della situazione e aprire una nuova stagione, così come gli ha chiesto Fini, ma sappiamo purtroppo che questo amore per la Nazione in lui è soffocato dall’odio verso chi si permette di contraddirlo», continua Bocchino. «Noi che davvero amiamo l’Italia – prosegue Bocchino – consigliamo a Berlusconi di non arrivare in aula a mostrare i suoi muscoli e di invitare tutte le forze politiche, di maggioranza e opposizione, a sedersi attorno a un tavolo per fare assieme tre cose per l’Italia prima di andare al voto. Al Paese serve una nuova legge elettorale che garantisca il principio di rappresentanza e la scelta dei parlamentari da parte degli elettori, una seria riforma del fisco per alleggerire il peso dello Stato sui bilanci delle famiglie e un grande provvedimento economico sociale che tagliando drasticamente la spesa pubblica improduttiva generi risorse per sostenere lo sviluppo dell’economia finanziando le imprese, introduca il quoziente familiare per alleggerire le famiglie numerose e tuteli i lavoratori a rischio».

«Per me può andarsene anche subito». Amareggiato, deluso, offeso. Così descrivono il premier il giorno dopo l’affondo di Carfagna. La delusione del premier è forte, anche se oggi il ministro sembra frenare sull’intenzione di lasciare il governo e il Pdl, mentre il ministo degli Esteri Franco Frattini invita il premier ad ascoltare il grido di dolore di Carfagna.

«Non voglio la rottura a tutti i costi. Sono disponibile a ricucire, purché però arrivino risposte concrete», dice intanto Carfagna. «Io – aggiunge il ministro in un colloquio con Repubblica – sono scesa in politica con Berlusconi, e sono diventata parlamentare e ministro grazie a lui. Per questo ho annunciato che voterò la fiducia il 14 dicembre. Ma a questo punto Berlusconi deve dare un segnale chiaro e forte. Sul governo lo sta già facendo. Ora tocca al partito, che ne ha altrettanto bisogno…».

«Il Pdl – è l’allarme del ministro – si sfascia, perde consensi, in Campania rischia di perdere le prossime elezioni amministrative. Il malessere è ben più diffuso. Basta parlare con tanti nostri parlamentari, per rendersene conto. Non sono candidata a nulla, in questo momento. Non sto per trasmigrare da nessuna parte, meno che mai in Futuro e libertà. Ho annunciato che mi dimetto da tutti gli incarichi proprio per questo. Io non tradisco nessuno. Ma a questo punto – conclude Carfagna – non voglio esser più tradita dal partito nel quale ho militato, e nel quale ho creduto».

«Obiettivamente il problema esiste. Quando Cosentino si dimise perché era stato indagato, non fece polemiche. C’era una sorta di accordo tacito che sarebbe uscito dal governo senza clamori, ma sarebbe rimasto coordinatore regionale del Pdl». Lo dice Il ministro della Difesa e ccordinatore del Pdl Ignazio La Russa in un’intervista al Corriere della Sera. «Io – aggiunge riferendosi al ministro Carfagna – le ho consigliato prudenza. Credo che non soffierà sul fuoco».

Il governatore della Campania, Stefano Caldoro, non mette in discussione la lealtà del
ministro Carfagna nei confronti di Berlusconi. Si augura che non si dimetterà e dice anche che «è giusto darle delle risposte»: del resto «ha posto problemi di democrazia interna».

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