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Briguglio: “Caro Berlusconi, ecco chi è il traditore”

Signor Presidente del Consiglio,
vedo che da qualche giorno è tornato a utilizzare l’immagine del “tradimento” nei confronti di Gianfranco Fini e di tutti noi che abbiamo fatto la scelta di Futuro e Libertà.
La spiegazione della crisi di consenso del governo, del Pdl e sua personale è tutta qui: “il germe della divisione è stato inoculato all’interno del Popolo della Libertà da uno dei fondatori del nuovo partito, l’onorevole Fini, eletto proprio con il voto della maggioranza, a Presidente della Camera. Cosi uno stillicidio di polemiche, di critiche e di distinguo pressoché quotidiani ha finito per offuscare i meriti dell’azione del nostro governo e alla fine ha condotto alla nascita di un nuovo gruppo parlamentare e di un nuovo partito, passato all’opposizione in alleanza con la sinistra tradendo il voto degli elettori e consegnandosi ad un futuro di consensi, valutato dagli esperti all’1,6 per cento”.
Lei sa che dice il falso. La sua è solo propaganda per ingannare gli Italiani. È un film che il Paese ha già visto nel 1994.
Ricorda Presidente? Anche allora, come oggi, Lei fu accusato di comprare deputati. La accusò Umberto Bossi che il 30 dicembre del 94 dichiarava al Messaggero: “Sta cercando di corrompere, con soldi e minacce qualcuno dei miei: qualcuno era già nel suo libro paga.” E ancora, il 22 luglio del 1998:“Lui comprava i nostri parlamentari, io l’ho abbattuto”.
La storia si ripete. Rifletta, si chieda perché.
Come allora Lei accusava la Lega, oggi Lei accusa noi di tradimento, di ribaltone, di sovranità del popolo violata, persino e ci consenta di sorriderne, di andare a sinistra. “Bossi è un capobanda… Per fortuna gli ultimi sondaggi li danno dimezzati, sotto il 5 per cento. Bossi si è comportato ed è un infiltrato della sinistra”. E’ Lei che parla presidente Berlusconi, il 21 luglio 1998 (La Repubblica).Dejavù. Le stesse accuse di tradimento che oggi Lei rivolge a noi. Per questo abbiamo il dovere di difenderci e di difendere la verità.
Io non so se il tradimento è una categoria della politica. Ma se esiste, noi non possiamo, caro Berlusconi, che restituire a Lei questa accusa.
Se il tradimento in politica esiste è Lei ad avere tradito il Popolo della Libertà e i suoi elettori, quello che è il suo partito e fu anche il nostro, nel momento che ne ha espulso Gianfranco Fini, colui che lo aveva fondato insieme a Lei, e con lui tutti noi, il popolo che lo aveva seguito con fiducia e speranza e che fiducia e speranza aveva riposto anche in Lei.
Non siamo stati noi ma Lei, ad avere tradito il suo programma elettorale e di governo, lasciandolo sulla carta, in gran parte non attuato: il quoziente familiare, la riduzione della pressione fiscale sotto il 40 per cento, l’abolizione dell’Irap, i rimborsi Iva entro 90 giorni, l’abolizione delle province, la stabilizzazione del cinque per mille in favore del volontariato il credito d’imposta per le imprese che assumono giovani, l’aumento delle risorse per la sicurezza e la giustizia, il Piano per il Sud. Nessuno di questi punti a metà legislatura è diventato realtà. Per questo Fini Le chiese, prima nella famosa direzione del Pdl – quella del dito alzato dal nostro leader come atto di ribellione alla sua prepotenza – e poi nella nostra convention di Bastia Umbra, una nuova agenda di governo, per recuperare il cuore del programma, rinunciando alla propaganda e facendo un patto di verità con gli italiani.
Noi che per Lei saremmo traditori, in nome della lealtà verso il nostro Paese e per espresso desiderio del Presidente Fini, abbiamo evitato di trascinarla in una polemica diretta, su vicende che coinvolgono Lei sul piano politico, istituzionale e anche personale, come emergono dai documenti pubblicati dal sito Wikileaks che rendono noto il giudizio dell’Ambasciata americana sui suoi comportamenti sulla scena diplomatica e sui suoi rapporti strettissimi e privati, inusuali per un capo di governo occidentale, con Vladimir Putin e col colonnello Gheddafi. Non lo faremo adesso. Ma, signor presidente del Consiglio, Lei non ha i titoli per rivolgere accuse di tradimento né a Fini, né al più giovane iscritto di Futuro e Libertà, soprattutto alla vigilia della nostra Assemblea Costituente. Non lo può fare a maggior ragione perché sarebbe per noi molto facile rovesciarle addosso, con argomentazioni molto solide, l’accusa di tradimento degli interessi nazionali e delle alleanze internazionali del nostro Paese.
E vorrà convenire, con una punta di spirito, che se esiste in politica l’arma del tradimento Lei l’ha utilizzata contro tutti i suoi alleati. Prima nel 1994, provocando la scissione nella Lega. Lo ha fatto nei mesi scorsi con Casini facendo nascere la formazione di Cuffaro e Romano. Lo ha fatto con Lombardo, incoraggiando il distacco di Noi Sud. Lo ha fatto con noi cacciandoci dal Pdl.
Spero si renda conto che è stato Lei, ad avere tradito il patto con gli elettori, tentando di sostituire un pezzo della sua maggioranza uscita vincitrice dalle elezioni, cioè noi, con uno spezzone dell’opposizione: l’Udc, che Lei avrebbe voluto utilizzare come pezzo di ricambio. Non ci è riuscito. E la disastrosa cena a casa Vespa ne è stato l’emblema.
Colgo l’occasione per ricordarLe che nelle elezioni politiche del 2008 non c’era nessun partito che si chiamava Popolo della Libertà, c’era Forza Italia e c’era la nostra Alleanza Nazionale. Venne presentata la lista Popolo della Libertà, dove tutti i candidati di An, tutti i parlamentari che oggi siedono, con orgoglio e dignità nei banchi di Fli, furono designati uno per uno dal presidente del nostro partito. Da Gianfranco Fini. Nessuno di noi, fu designato da Lei che, diciamo cosi aveva altri gusti e preferenze.
Questa è la verità. Altro che fedeltà al simbolo del Pdl e alla scritta “Berlusconi presidente”.Se un vincolo di fedeltà, un dovere morale, abbiamo noi tutti eletti di Futuro e Libertà, lo abbiamo nei confronti di quello che fu e resta il nostro leader, il quale rappresenta la nostra storia e la nostra idea dell’Italia. Anche Lei avrebbe potuto rappresentarla. Ma non ha saputo né voluto farlo, non ha voluto dismettere i panni di business man e di uomo in guerra permanente contro la Magistratura per indossare quelli di uomo di Stato.
“Traditores”, caro Cavaliere, erano i cristiani che portavano i libri sacri all’imperatore. Noi non possiamo essere “traditores” perché nel Pdl non abbiamo trovato libri sacri e all’imperatore abbiamo voltato le spalle… (di Carmelo Briguglio – generazioneitalia.it)

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