Berlusconi/Cronaca/Editoriali

Massimo Cacciari: “Berlusconi è un comico, in senso tecnico”

È propria della vita – e in qualche modo anche delle più grandi espressioni artistiche – l’indistricabile relazione tra tragedia e farsa. Forse un modo “nobile” di leggere la situazione attuale del nostro Paese è proprio questo. Esplode l’intero Maghreb; la micro-politica europea e occidentale nei confronti del mondo islamico, priva di qualsiasi filo conduttore, fatta di rimozioni, compromessi, ipocrisie e assurde violenze, giunge al suo inevitabile fallimento; si spalancano falle paurose attraverso cui possono irrompere in Italia e in Europa centinaia di migliaia di disperati, con effetti sociali e politici ingovernabili; sul fronte interno, per dirne una che basterebbe e avanzerebbe da sola a denunciare il fallimento di una classe dirigente, è stata sprecata (Draghi dixit) un’intera generazione – ma i destini della patria sembrano in gran parte dipendere dalle avventure erotico-giudiziarie di un leader che affida le proprie difese come i propri attacchi a show che sono comici, nel senso tecnico, nient’affatto semplicemente spregiativo, del termine.

Comica è, infatti, quella figura che vuole esprimersi o assumere ruoli secondo una misura che essenzialmente e evidentemente non le compete. In questo senso, è comica la pretesa di rappresentarsi sulla scena internazionale come grande protagonista – quando ciò sarebbe, per un Paese come il nostro oggi, impossibile a chiunque. Comica, ancora di più, la grinta decisionistica (che porta, poi, inevitabilmente, al di là del gioco degli affari che ci starà sotto, alle amicizie con rais e dittatorelli), quando non si riesce a partorire che topolini come le cosiddette riforme dell’università o il “federalismo fiscale”, nient’altro che traslochi di vecchi mobili da una stanza all’altra dell’antico palazzo. Comica l’ira con la quale ci si abbatte sugli altri poteri dello Stato, mascherandosi da “rivoluzionario”, quando questi atteggiamenti non rivelano che l’incapacità o l’impossibilità (vista la mole del conflitto di interessi) di dialogare con essi, per giungere davvero finalmente alla necessaria riforma del sistema giudiziario.

Insomma, questo personaggio meriterebbe un vero autore. Un autore che ne comprendesse anche l’intima relazione con gli aspetti tragici del nostro tempo, poiché il personaggio comico deve poterli rivelare attraverso il suo stesso comportamento. E questo è il caso, se ci riflettiamo seriamente, dei tratti narcisistici, per certi versi deliranti, del tipo-Berlusconi. Tutto sembra disporsi per lui sul piano del valore d’uso e di scambio. Ogni cosa esiste per essere acquisita e goduta distrattamente, pronti a passare ad altra. Il ritmo della vita è quello del movimento del denaro, dell'”universale bagascia del genere umano”, per dirla con Shakespeare.

È questo irrefrenabile movimento la vera amante del nostro leader – che poi si “incarni” in questa o quella fanciulla conta niente. E lo spettacolo, come la moda, deve rinnovarsi in ogni stagione. È il mondo della universale e permanente esposizione quello in cui lui vive, il mondo della coazione a ripetere il nuovo e a esporlo in modo seducente, il mondo, insomma, letteralmente, dell’osceno. Ma, se è così, ecco allora che egli rivela, per quanto appunto comicamente, un mondo comune. De te fabula narratur. Mai si potrà comprendere il successo del “tipo”, senza averne coscienza, e tantomeno combatterlo con efficacia. Ciò che dovrebbe essere spiegato coi fatti al vasto mondo comune col tipo-Berlusconi, è che il movimento della produzione di merci e di consumo si regge alla lunga soltanto fondandosi su autentici produttori, o aspiranti tali, che, a difesa dei propri legittimi interessi, richiedono e promuovono autentiche riforme, capaci di stabilizzare il sistema. Il produttore che inventa le mode non ha alcun bisogno di politici alla moda. Chi produce il consumo attraverso la perenne metamorfosi della merce, non saprebbe che farsene di chi la imita recitandola. Il vero produttore sa distinguere tra quella “universale bagascia” con cui deve quotidianamente trattare e le funzioni di governo e parlamento. Piaccia o no, non saranno ragioni “morali” a spezzare definitivamente il suo play con il personaggio-Berlusconi, ma una proposta politica credibile su tutti gli obbiettivi di riforma e di liberalizzazione clamorosamente mancati da quest’ultimo.

Non riusciremo, certo, per questo a liberarci dal mondo della universale esposizione. Dall’anelito per i “mondi nuovi” siamo purtroppo guariti. Ma almeno ci risparmieremo, finalmente, lo spettacolo dell’attore che, avendo riposto tutta la propria vita sulla nuda esibizione di sé, ora, comicamente, esige una rigorosa difesa della privacy, anche quando dei poveri magistrati vanno indagando intorno a ipotesi di reato. Nessuno in politica è più pericoloso di colui che ignora la parte che la storia e il suo carattere gli assegnano. (di Massimo Cacciari – espresso.repubblica.it)

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