Cronaca/Interno

Vivere bene con 420 euro

Gli abiti sono sempre quelli, da anni. «Gli amici mi regalano quelli che non usano più», dice a Lettera43.it Paolo D’Arpini. Pensionato di 68 anni, D’Arpini vive a Treia, 9 mila anime in provincia di Macerata. Nella sua casa non c’è la televisione. Per riscaldarsi usa il camino e l’orto gli fornisce di che vivere.
CONOSCITORE DI ERBE SELVATICHE. E poi ci sono i campi e i boschi. «Non si immagina nemmeno», spiega con il sorriso, «quante erbe selvatiche sono commestibili».
Del resto, con una pensione sociale di 420 euro al mese, per riuscire a sopravvivere occorre una buona dose di arte di arrangiarsi. Sapendosi accontentare. D’Arpini, fino a qualche anno fa, quando viveva a Calcata, vicino Viterbo, riusciva addirttura a sorridere senza pensione. «Per certi periodi dell’anno dormivo anche in una grotta», ricorda.

Niente macchina né riscaldamento

«Non è che io sia nato per vivere con pochi soldi», ammette davanti al fuoco del camino in una piovosa giornata d’aprile. «Ma è capitato. Nella mia vita ho sempre guardato in avanti, in prospettiva. E oggi la mia prospettiva è vivere al meglio con quello che ho».
OGNI MESE 100 EURO RISPARMIATI. E i modi per sopravvivere con 420 euro, secondo D’Arpini, sono parecchi. Vegetariano convinto dal 1973, li ha affinati senza mai perdere di vista il valore più importante: la dignità. E la sua gestione economica è così efficiente che riesce addirittura a risparmiare: «Ogni mese metto da parte tra i 50 e i 100 euro», assicura, «a seconda delle uscite».
VADEMECUM DEL RISPARMIO. Per ridurre all’osso le spese, D’Arpini non possiede nemmeno una macchina. «Tanto non mi sposto quasi mai», dice. E non usa il riscaldamento, anche se la casa in cui vive è dotata di termosifoni.
Inoltre si lava alla giapponese, usando un panno e una bacinella d’acqua calda. «Così facendo risparmio almeno 10 litri d’acqua al giorno».

Unici lussi: il cappuccino e l’abbonamento alla Rete

Ma c’è un «lusso» a cui D’Arpini proprio non rinuncia: il cappuccino ogni mattina. «È a bilancio, so che posso permettermelo. Come non potrei fare a meno del telefono, rigorosamente fisso».
VITA SOCIALE VIVACE. Un’altra voce di spesa, 50 euro al mese, è proprio la bolletta telefonica comprensiva di abbonamento internet. D’Arpini, infatti, non è un eremita asceta. Anche se i periodi trascorsi in India e l’impegno come responsabile di un circolo di vegetariani potrebbero trarre in inganno. L’uomo ha una vita sociale piena e vivace. Manda e riceve numerose e-mail, cura un foglio quotidiano che invia ad alcune centinaia di amici, e organizza incontri culturali.
«MEGLIO PUNTARE ALLA QUALITÀ». Altro capitolo di spesa, ovviamente, è il mangiare. «Tutti pensano che per risparmiare servano i centri commerciali. Ma così si punta sempre sulla quantità che poi genera spreco. Meglio il negozietto, anche per una pagnotta di pane o due frutti, che acquistare cassette di cibo che poi vanno a male».
MAESTRO DELL’ORTO. C’è poi da dire che D’Arpini è un maestro dell’orto. Se pomodori e zucchine è necessario comprarli – «perché difficili da far crescere in cinque metri di terra», spiega – il resto glielo dà la natura. Un paradiso formato mignon proprio sotto casa: quattro ulivi, due piante di cavolo nero e tante erbe selvatiche, come parietaria, crispigno, attaccavesti e cicoria. «Quello che non ho nel mio orto lo trovo passeggiando per la campagna di Treia, dai melograni all’uva fino ai fichi».
BOLLETTE: 200 EURO AL MESE. Conti alla mano, ora D’Arpini – che a Calcata ha lasciato un figlio e la capanna in cui viveva con i proventi del circolo vegetariano, meno di 200 euro al mese – si sente un signore. Ha una fortuna, e non la nega: abita nella casa della sua compagna senza pagare l’affitto. Ma, soprattutto, vive a Treia e non a Roma o Milano. Dove la vita sarebbe molto più cara e la natura è molto meno generosa.
«A Calcata pagavo 50 euro al mese per una stanza senza luce, ma con il telefono. Qui, invece, ho solo le bollette per un totale di circa 200 euro al mese. Se a questi si aggiungono 150 euro tra cibo e cappuccino, i conti sono presto fatti».

«Il segreto? Sapersi accontentare e mantenere la dignità»

Nonostante la continua attenzione alle spese, D’Arpini si dice soddisfatto. Una serenità, la sua, che si offusca solo quando si parla dell’elevata pressione fiscale e «dell’iniquità sociale che va abolita e cancellata», sottolinea scaldandosi. Un tema che lo tocca da vicino visto che «a causa del fisco» tempo fa fu costretto a chiudere la sua azienda di prodotti integrali.
MORIRE PER LA CRISI. Il pensiero, però, non può non andare anche alla tragedia di Nunzia, pensionata di Gela, che a 80 anni si è tolta la vita dopo che aveva visto la sua pensione ridursi da 800 a 600 euro.
«Quando tutto avviene all’improvviso», dice D’Arpini, «è molto difficile reagire. Per quel che mi riguarda, negli anni ho capito che non mi serviva il riconoscimento altrui per stare bene. Ho puntato, invece, sull’amore per la vita, accontentandomi di ciò che basta per vivere. Ripeto: il segreto per vivere bene anche con 400 euro al mese è la dignità».
NESSUN VIZIO E QUALCHE RICORDO.  E l’assenza di vizi. Il 68enne, infatti, non fuma, non beve, non gioca alle macchinette. «Vivo per godermi la natura e l’amore della mia donna». È lei che lo accompagna in macchina nei brevi spostamenti. D’Arpini, infatti, da anni non viaggia più. L’India, visitata tante volte, è solo uno splendido ricordo.
IL MANTRA DELLE 13. Ha vissuto più vite D’Arpini e non ha mai temuto di non farcela. E se poi proprio si perde la serenità, c’è sempre il canto in sanscrito, una nenia rilassante che si trasforma in un’ode alla luce e alla natura «che ci dà da vivere più di quanto pensiamo». Una sorta di mantra che D’Arpini intona tutti i giorni alle 13 bevendo il suo kefir, una bevanda depurativa che prepara lui stesso con fermenti lattici e uva sultanina.
Altro che bottiglie di vetro ed effervescente naturale: «Basta accontentarsi, niente più». (di Raffaele Vitali)

 

Fonte: http://www.lettera43.it/economia/personal/vivere-bene-con-420-euro-al-mese_4367546480.htm

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