Cronaca/Interno

Omicidio Sarah Scazzi: “Cosima la prese per i capelli e la rapì”

TARANTO – Parla per quasi cinque ore, ricordando tutto il ricordabile malgrado i 20 mesi trascorsi dai fatti. Non sbaglia una data e anzi aggiunge, precisa, mette a fuoco, offrendo alla corte d’assise, ed ai giudici popolari in particolare, elementi conoscitivi ulteriori, forse non penalmente rilevanti, ma sicuramente in grado di tratteggiare con efficacia il contesto in cui maturò l’omicidio di Sarah Scazzi.

Si dichiara amica di Sabrina Misseri ma Anna Pisanò, la super testimone nel processo per l’omicidio della 15enne di Avetrana, non le fa certo un favore, affondando i colpi sotto i quali l’alibi della giovane estetista vacilla, forse irrimediabilmente.

Anna Pisanò non è un testimone qualsiasi perché è presente, suo malgrado, in molte fasi dell’inchiesta. Era a casa di Sabrina il giorno dell’omicidio, quando vide Sarah particolarmente triste e affranta come mai le era capitato di incontrarla; raccolse la confidenza di Sabrina la sera in cui il padre Michele confessò il delitto e fece ritrovare il cadavere («Lo hanno incastrato, lo hanno incastrato; anche io dopo sette ore sotto torchio avrei detto di averla uccisa e dove l’ho messa, dopo sette ore ti viene quella cosa di dire la verità e farla finita, ma io non l’ho fatto, non sono stupida»); è la madre di Vanessa Cerra, l’ex commessa del fioraio Giovanni Buccolieri che il pomeriggio del 26 agosto 2010 vide Sarah correre in via Deledda, in lacrime, inseguita e poi raggiunta dalla zia Cosima Serrano, madre di Sabrina, che la prese per i capelli e la costrinse a forza a salire sulla sua vettura.

Il racconto della Pisanò scorre fluido e si capisce perché l’altro difensore di Sabrina Misseri, il professor Franco Coppi, bloccato a Roma a causa di un processo finito tardi lunedì sera, aveva chiesto, senza successo, alla corte d’assise il rinvio dell’esame della testimone. La donna era una cliente fissa di Sabrina Misseri e quando non era lei a sottoporsi a trattamenti estetici, accompagnava una delle sue tre figlie. Dunque aveva dimestichezza con la famiglia Misseri e con Sabrina in particolare, tanto da sapere praticamente tutto di lei, a partire dall’invaghimento per Ivano Russo, il giovane conteso da Sabrina e Sarah. Addirittura in alcune occasioni Anna Pisanò avrebbe controllato Ivano, sia direttamente andando nel negozio dove lavorava che tramite il suo profilo Facebook, per conto di Sabrina.

«Non ho mai visto Sabrina soffrire per la scomparsa di Sarah – ha ricordato la testimone – e anzi il giorno del funerale della bambina, dopo averla invitata inutilmente a venire con me al rito, andai a casa e la trovai a mangiare nutella e a pensare a Ivano, col quale si era riavvicinata. Mai un pensiero per Sarah, che sin dal primo giorno considerava morta».

Il collegio difensivo ha cercato di minare la credibilità della Pisanò soprattutto sui tempi del suo racconto, sul fatto che si decise solo ad aprile del 2011 a raccontare l’episodio del sequestro di Sarah di cui era venuta a conoscenza un mese dopo la scomparsa di Sarah. «Ma mia figlia solo prima di partire per la Germania, il 17 marzo del 2011, mi disse che era stato il fioraio Buccolieri a raccontarle la storia del sequestro. Vanessa mi disse pure di non raccontare nulla, perché mi avrebbero preso per pazza o lui avrebbe detto che era un sogno. Ma a me non importava, l’unica cosa che contava era scoprire la verità».

La difesa di Sabrina Misseri ha chiesto l’acquisizione dei tabulati della Pisanò per collocare nel tempo tutti gli avvenimenti raccontati dalla testimone che invece spontaneamente ha consegnato alla corte un suo vecchio cellulare sul quale ci sono alcuni sms mandatigli da Valentina Misseri. La corte deciderà il 15 maggio, in occasione della quindicesima udienza. (di MIMMO MAZZA – lagazzettadelmezzogiorno.it)

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