Cronaca/Interno

Due anni fa l’omicidio di Sarah Scazzi. Ad Avetrana l’indifferenza

AVETRANA – Il tempo scorre lento ad Avetrana. Come sempre le stagioni si inseguono. Questa è quella del mare, delle spiagge dorate e del mare cristallino che bagna le coste a pochi chilometri dal paese dell’olio e del vino buono. E da due anni, il 26 agosto per la precisione, anche la stagione di Sarah. Già, Sarah Scazzi, la ragazzina di appena quindici anni strangolata e buttata in un pozzo a pochi passi dalle ultime case di Avetrana. Vittima due volte Sarah, la prima del suo carnefice, la seconda di un lucifero depistaggio, di chi è stato capace di cancellare le prove e mescolare mille volte le carte in tavola a scapito della verità.

Ad Avetrana tutto sembrava cambiato dopo lo tsunami mediatico del noir che sembra non conoscere oblio. Eppure non è così. Qui nessuno ne parla più e non solo perché stremato dalla saturazione che del caso ne ha fatto la tv riempiendo i palinsesti mattutini, pomeridiani e serali per mesi. «Già due anni sono passati? E quando?» dice servendo il caffè al tavolo il barista che per settimane era stato una stella fissa dei cronisti a caccia di notizie. Gli fa eco un avventore solleticato dalla discussione. «Sai che c’è. Questo è un paese piccolo. Ci siamo fatti travolgere da questa invasione, ma poi, a riflettori spenti ci siamo ripresi grazie a Dio la nostra vita, il nostro quotidiano. L’omicidio di Sarah è un fatto vecchio ormai. Roba per turisti». La frase accende l’attenzione del cronista. «Si, ogni tanto qualcuno che viene in vacanza da queste parti ci chiede di Sarah. Ma per noi ormai la bambina riposa in pace. Siete voi che continuate ad alimentare questa storia. Avete fatto diventare star certi personaggi che in paese quasi nessuno conosceva».

Un’affermazione dura, ma realistica. Impossibile non associare le parole ai nomi degli imputati. Partendo dalle due donne ancora in carcere per l’omicidio della giovane di Avetrana: Sabrina Misseri e sua madre Cosima Serrano. Che, dopo le smorfie e le lacrime, sarebbero pronte ora a parlare in Corte d’Assise per raccontare la loro verità su quel maledetto 26 agosto.

Sabrina, per gli inquirenti, prima di essere arrestata, il 15 ottobre del 2010, avrebbe utilizzato i media per farsi pubblicità, abbagliata – come molte ragazze di paese – dalla visibilità diabolica che può regalarti il piccolo schermo. Alla fine avrebbe tentato di gestire i media per coprire le proprie responsabilità, questa, almeno, la tesi dell’accusa. Ancora più tragica la figura di sua madre, Cosima Serrano, matrona sfingea, probabilmente trascinata nell’orrore. Molta gente, ad Avetrana, ha subito creduto alla tesi della Procura, l’ha subito bollata «assassina» e non ha celato piacere quando per lei si sono spalancate le porte del carcere. Trame di paese, copione già visto.

Alla sbarra c’è anche Michele Misseri, marito e padre delle due donne, ma solo per soppressione di cadavere. Lui continua invece ad autoaccusarsi. Vive dividendosi tra la villetta di via Deledda e le sue amate campagne. Dopo il carcere, l’arresto della moglie e l’avvio del processo, è tornato ad occuparsi di vigne e ulivi. Personaggio controverso, difeso dai paesani («Quello non farebbe male a una mosca»), talvolta deriso, adesso – per quel che si sa – spesso ignorato.

Dopo due anni, insomma, ciò che resta sembra solo indifferenza. Il 26 agosto 2010 Sarah Scazzi, 15 anni, uscì di casa diretta in via Deledda per incontrare la cugina Sabrina Misseri e l’amica Mariangela Spagnoletti e andare con loro al mare. Secondo gli inquirenti, nella villetta dei Misseri, Sarah fu uccisa da Sabrina e dalla zia, Cosima Serrano, con la complicità di Michele Misseri. Il movente? La gelosia che Sabrina nutriva nei confronti della cugina, che aveva atteggiamenti troppo affettuosi nei confronti dell’amico comune Ivano Russo, del quale entrambe si erano invaghite. La ragazzina per settimane sembrò essere svanita nel nulla. Ad Avetrana, per contribuire alle sue ricerche giunsero addirittura i carabinieri a cavallo. La svolta arrivò il 29 settembre 2010 quando zio Michele consegnò ai carabinieri il cellulare di Sarah, raccontando di averlo trovato in campagna tra le stoppie che aveva bruciato la sera prima. La messinscena durò qualche giorno, giusto il tempo di scatenare i media. Il 6 ottobre, lui, sua moglie Cosima e la figlia Valentina vennero convocati nella sede del comando provinciale carabinieri di Taranto. Dopo un interrogatorio-fiume, il contadino confessò.

Concetta Serrano, madre della piccola vittima apprese la notizia in diretta tv. Agghiacciante. Da qual giorno mamma Concetta, fino a quel momento in prima linea per sostenere le ricerche della sua bambina, si è defilata. Si è chiusa in casa per cercare una ragione al suo dolore. Fino al processo del quale, a partire dall’inizio di quest’anno, non ha perso nemmeno un’udienza. Chi le è vicino dice che attende con ansia il 18 settembre, il giorno della prossima udienza, per guardare ancora una volta in faccia la sorella Cosima e la nipote Sabrina e cercare, in fondo ai loro occhi una verità troppo a lungo celata.  (di MARISTELLA MASSARI – lagazzettadelmezzogiorno.it)

One thought on “Due anni fa l’omicidio di Sarah Scazzi. Ad Avetrana l’indifferenza

  1. A questo punto una vera preghiera per la povera Sara,affinchè anche Sara ormai nella luce eterna illumini noi poveri e poveri italiani scrsi di ogni sensibilità.

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