Cronaca/Interno/Sanità

Commette reato il chirurgo che invita il paziente operato in ospedale a fare visite di controllo nello studio privato

Commette un reato il chirurgo che, nel dimettere i pazienti che ha operato, li invita a ad andare nel suo studio privato per le visite di controllo, senza informarli sulla possibilità di farle presso la struttura ospedaliera a costo zero. La Corte di Cassazzione, con la sentenza 40824, conferma la condanna per abuso d’ufficio a carico del professionista che, contravvenendo alle regole della disciplina intramuraria e al codice deontologico, fissava i controlli post operatori presso il suo studio privato, alla “modica” cifra di 200 euro ciascuna.

Appuntamenti presi senza aver preventivamente informato i pazienti che sulla possibilità di ottenere la stessa prestazione all’interno dell’ospedale, senza ulteriori spese, perché l’attività ambulatoriale era di fatto compresa nel pagamento del ticket versato per il ricovero e l’intervento.

La Cassazione spiega che il contratto di prestazione professionale tra paziente e medico e per quest’utlimo tra paziente e struttura sanitaria rientra nel raggio d’azione della tutela del consumatore, e «il concreto relazionarsi tra medico curante e paziente va valutato come “contratto di protezione”, nel quale la posizione dell’ammalato si qualifica come quella del contraente debole».

In questo contesto c’è l’ingiusto vantaggio, da doppia retribuzione, conseguito dal medico e il danno del paziente che invece paga due volte, perché non è stato messo al corrente dell’alternativa a lui favorevole.  (di – ilsole24ore.com)

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