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Diffamazione, ecco come la Salva-Sallusti “castrerà” la stampa

ROMA – Va detto che il provvedimento è in fase di discussione, ma quello che emerge è aberrante. Interdizione dalla professione dei giornalisti da uno a tre anni. Non solo. Pene economiche pesantissime: 750 mila euro per il direttore che non rettifica gli errori del giornalista, e in casi estremi obbligo di restituire i fondi dell’editoria. Con rischio di non potervi più accedere. Quello che doveva essere una mera legge che doveva impedire al direttore del Giornale Alessandro Sallusti di andare in carcere, cancellando la pena detentiva per i reati di opinione, anche se macchiati di diffamazione. Non solo. Vogliono togliere la copertura aziendale al giornalista, in modo che in caso di risarcimento il giornalista debba pagare di tasca sua. Inoltre c’è anche chi vuole che l’editore, ossia il proprietario, possa influire direttamente sulle decisioni delle redazioni, violando i confini etici che da sempre si ergono tra editoria e giornalismo. Insomma, quello che entro domani verrà licenziato dalla commissione Giustizia del senato (a maggioranza centrodestra) rischia di spazzare via i delicati equilibri che condizionano l’informazione italiana. Un’industria, quella dell’Informazione, già pesantemente condizionata del fenomeno dell’editoria impura (sostanzialmente quel fenomeno per cui chi ha un giornale lo ha come seconda attività), che endemicamente, vista la sua scarsa redditività economica già rende più supino il mondo del giornalismo. Se a queste particolarità italiana si aggiunge l’inaspirmento delle pene pecuniarie, il sistema rischia il collasso. In pochi avranno la possibilità di rischiare il giornalismo di inchiesta. Che ne sarà di programmi come Report? Pd e Udc, se il provvedimento andrà in aula, hanno già annunciato battaglia.

LE DICHIARAZIONI – Il senatore Pd Vannino Chiti, cofirmatario assieme a Maurizio Gasparri dell’iniziativa parlamentare ha dicharato a Repubblica che “se verrà fuori un pasticcio sono pronto a togliere la mia firma”. Il senatore pd spiega che il suo primo obiettivo era eliminare il carcere. E che aveva poi previsto, per ragioni motivate, un obbligo di rettifica da parte del giornale con lo stesso spazio e lo stesso rilievo della notizia. “Si rischia – prosegue – di fare una legge puramente sanzionatoria. Se è così meglio fermarsi, limitarsi a eliminare il carcere, e lasciare che sia un Parlamento più sereno a occuparsi del resto”. Di tutt’altro avviso il relatore della legge per il Pdl, Filippo Berselli “La storia dell’emendamento anti-Gabanelli non ha senso, nessuno ha mai preso davvero in considerazione l’idea di togliere al giornalista la copertura economica dell’azienda. Il senatore Caliendo lo ritirerà. Quanto alle pene pecuniarie, è ovvio che togliendo il carcere dovevamo aumentarle. Se poi c’è una giusta rettifica, vengono diminuite. E se il direttore responsabile non vuole farla, il giornalista può chiedere ai giudici di imporgliela”. Sulla scia del Pd anche Roberto Rao dell’Udc: “Dobbiamo scongiurare che le norme sulla diffamazione a mezzo stampa riguardino tutti i blog. Quanto all’aumento delle pene, la diffamazione dev’essere duramente sanzionata, ma questa legge non può essere un cavallo di Troia per fare norme intimidatorie contro i giornalisti”. Molto preoccupato il presidente della Federazione nazionale della stampa Roberto Natale, che ricorda come sanzioni da 100mila euro rappresentino un problema per le grandi redazioni, e un rischio di sopravvivenza per le altre. La norma, a quanto risulta attualmente, riguarderà solo redazioni, redazioni on-line e non riguarderà i blog.  (net1news.org)

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