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Le dispari opportunità di chi lavora in Parlamento

lapresse - eleonora - Camera  - equo e solidale alla bouvette(di Andrea Koveos) Figli e figliastri, ricchi e poveri. Buste paga favolose accanto a stipendi da fame. Accade nel nostro Parlamento dove ci sono dipendenti privilegiati e lavoratori meno fortunati. Forse perché svolgono compiti diversi? Assolutamente no, le mansioni sono identiche e riguardano le attività di camerieri e baristi. Il caso più eclatante riguarda gli addetti del ristorante del Senato, che a giorni riaprirà i battenti dopo sei mesi di chiusura. Venti dipendenti messi in cassa integrazione da gennaio, che denunciano retribuzioni da fame. L’azienda, appaltatrice del sevizio ristorazione a Palazzo Madama, la Gemeaz/Elior ha avviato una procedura di licenziamento per 9 persone, mentre agli undici rimasti è stato offerto uno stipendio misero: da mille euro al mese con piccoli ritocchi in base all’anzianità di servizio, si passa alle 500 euro al mese. Prendere o lasciare.
I colleghi più fortunati, inquadrati nella struttura pubblica, che servono nella buvette della Camera e del Senato percepiscono uno stipendio base di circa 1.800 euro al mese, circa 32mila euro lorde annue. Ma con gli scatti di anzianità e indennità varie possono raggiungere anche i 133mila euro l’anno. Niente a che vedere, quindi, con i camerieri che presto torneranno a servire per i senatori a condizioni peggiori del passato. I loro vecchi ruoli, infatti, saranno demansionati: da cameriere ad addetto ai servi mensa, che significa retrocedere da un quarto a un sesto livello. Non basta, la società che ha in gestione il servizio ristorante ha già proposto ai propri addetti una riduzione dell’orario di lavoro: ai 3 posti disponibili per la distribuzione verranno pagate al massimo 20 ore settimanale, ai 4 posti da lavapiatti 15 ore, al cassiere 20 e ai due cuochi 35 ore.
Per gli altri ci sarà il licenziamento. Dal Senato nessun commento. E dire che gli altri dipendenti di Palazzo Chigi e Madama guadagnano cifre di tutto rispetto. Si parte da una retribuzione netta di 1.800 euro al mese per un operaio, autista o barbiere. Per non parlare delle altre figure che, seppur con mansioni diverse raggiungono buste paga davvero ragguardevoli, sopra i 150mila euro l’anno. Consiglieri parlamentari, documentaristi, tecnici, ragionieri. E ancora segretari parlamentari e collaboratori tecnici.
I privilegi sembrano proprio resistere ai governi, così come l’altra faccia della casta assai meno avvantaggiata.

Fonte: http://www.lanotiziagiornale.it/le-dispari-opportunita-di-chi-lavora-in-parlamento/

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