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Mensa di Palazzo Madama, self service a prezzi stracciati

senato-ristorante-111220194950_big.jpg.pagespeed.ic.V0SvI90s_-(di Renato Stanco) – Era finito nella bufera per i prezzi irrisori riservati agli onorevoli. Il ristorante del Senato, simbolo dei privilegi della Casta, ha chiuso i battenti. Al suo posto, una semplice mensa self service. Niente più filetti di pesce spada a cinque (divenuti 25 in seguito a una campagna di ‘moralizzazione’) euro, insomma. E, soprattutto, niente più camerieri.
«Il pasto avrà un costo fisso a intero carico dell’utente e potrà essere composto liberamente, scegliendo tra tutti i piatti del menu del giorno e tra le bevande in libera distribuzione», spiega una lettera inviata ai senatori.
In altre parole, i parlamentari di Palazzo Madama dovranno servirsi da soli, ma per 10 euro – questo il prezzo fisso stabilito – potranno mangiare a oltranza.
DIPENDENTI IN CIG. Una soluzione che risolve la disparità di trattamento con i colleghi della Camera (loro il pasto assicurato non hanno mai smesso di averlo), ma che scontenta – e non poco – i 16 dipendenti del vecchio ristorante, in cassa integrazione da febbraio: «Nonostante le numerose e ripetute assicurazioni sui livelli di occupazione ricevute da questori e alti funzionari del Senato», ha detto il rappresentante sindacale dei dipendenti, «ci siamo trovati costretti ad accettare un contratto capestro che l’azienda, una volta aperta la procedura di licenziamento collettivo, ci ha comunicato per telegramma alla vigilia della scadenza, il 18 giugno, della cassa integrazione».
ACCESSO RISERVATO. La nuova assunzione, infatti, è particolarmente svantaggiosa, senza le garanzie del precedente contratto in materia di anzianità e mansioni, a stipendio e orario dimezzato: dai precedenti 1.000 euro mensili a 500, per 20 ore settimanali di lavoro. «Molti di noi sono stati costretti ad accettare per l’attuale carenza di possibilità di lavoro nel settore, ma il fatto che più ci amareggia è che siamo stati abbandonati da tutti». A cominciare dall’alta burocrazia del Senato che, «dopo tante promesse, ha consentito all’azienda di trattarci come peggio non si sarebbe potuto».
Insomma, per riaprire il ristorante, i vertici di Palazzo Madama hanno applicato una sorta di spending review dove a pagare sono i dipendenti, mentre pochi eletti godono dei benefici. L’accesso alla mensa, infatti, è riservato a senatori e deputati, ex senatori, membri del governo, alti dirigenti di palazzo Madama, giornalisti iscritti alla stampa parlamentare e – nei giorni in cui non ci sono sedute in Aula – consiglieri dei senatori. Al solito, per pochi ma non per tutti.

Fonte: http://www.lettera43.it/politica/mensa-di-palazzo-madama-self-service-a-prezzi-stracciati_4367599398.htm

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