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Pd, basta ciance e spazio a Renzi

Matteo Renzi.(di Paolo Madron) – Alle ultime politiche il fenomeno lo si è visto chiaramente: il peggior nemico del Pd non è Berlusconi e le sue falcheggianti schiere, ma se stesso. Ovvero l’apparato di un partito che pur di restare in sella non esita a perdere consenso, ovvero a scialare l’unico patrimonio di cui dovrebbe tener massimo conto.
Il Pd, con masochismo da manuale, sta facendo di tutto per farsi male. E dopo la tremenda figura rimediata nell’elezione del capo dello Stato, ora si trastulla da settimane nella polemica delle regole con cui si dovrebbero svolgere le prossime primarie e nel fantasma di un congresso che, se pur tanto evocato, non si materializza ancora.
Nel frattempo, il partito alza la posta in gioco sul governo delle larghe intese. E non lo fa, si badi bene, sui contenuti (visto che i provvedimenti sin qui presi, pur all’insegna del mero rinvio, sono frutto del pressing pidiellino), ma sulla impossibilità di governare in compagnia di un signore condannato in via definitiva per frode fiscale.
VERSO NUOVE ELEZIONI. Con due uscite perentorie (una a caldo poche ore dopo la sentenza della Cassazione, l’altra più meditata con una intervista al Corriere della sera) il segretario Epifani ha lasciato intendere che è sua intenzione forzare la mano. Nonostante i mal di pancia di Napolitano, che non ci sente, e l’apres moi le deluge con cui Enrico Letta sottolinea la mancanza di alternative al suo esecutivo.
A questo punto, sembra chiaro che una parte preponderante del Pd, che va dalla segreteria all’ala sinistra, punta dritta a nuove elezioni. E questo, curiosamente, mentre dall’altra parte si sta pensando la stessa cosa. Anche Berlusconi infatti accarezza l’idea del voto, profittando di una finestra autunnale che sulla carta gli consentirebbe prima che scatti l’ineleggibililità di correre come candidato premier.

Giovane e capace di raccogliere consensi. Non solo nel centrosinistra

Ma come pensa di andarci il Pd, dando per scontato che si voterà con il vituperato Porcellum che assicura – oltre allo scontento degli elettori orbati delle preferenze – anche una pressochè sicura ingovernabilità?
Detto altrmenti, chi sarà il candidato premier in grado di catalizzare un cosenso tale da consentire il raggiungimento anche al Senato di una confortevole maggioranza?
Il nome è uno solo, quello di Matteo Renzi. Piaccia o no, il sindaco di Firenze è l’unico che può vincere la sfida. Non solo perchè è giovane e nuovo, e come tale ha tutto il diritto di provarci, ma per la sua comprovata capacità di raccogliere consensi anche al di fuori dell’area di appartenenza.
Ma Renzi al momento ha due problemi. Il primo è la sua sovraesposizione, che invece di sottrarlo lo spinge in quel teatrino della politica dove la chiacchiera e il parlarsi addosso costituiscono l’universo prevalente. Ma su questo solo lui, e chi lo consiglia, può adottare le necessarie contromisure onde evitare l’omologazione.
LA MINACCIA DEL ROTTAMATORE. Il secondo viene dalla nomenclatura del partito, che vede nel giovane rottamatore una letale minaccia alla propria sopravvivenza. Di qui il ridicolo balletto su regole e congresso, tirate in lungo nella malcelata ricerca di una scappatoia (primarie chiuse, aperte, semichiuse?) che neutralizzi la minaccia.
Non so come il partito uscirà dall’impasse, ma una banale riflessione potrebbe aiutarlo. A cosa servirebbe bloccare Renzi, inbrigliarlo nelle more dell’apparato, per andare a elezioni con un altro candidato e sicuramente perderle?

One thought on “Pd, basta ciance e spazio a Renzi

  1. Speravo che fosse diverso dai suoi compagni di partito e che le sue arringhe di rottamatore portassero una ventata di novità e di rispetto verso la politica tutta, ma le apparenze purtroppo ingannano e si sa che la politica ormai da tempo sia il covo della menzogna, per scopi definiti personali sia a destra e maggiormente a sinistra. La scuola di partito basata sulla organizzazione del fù (PCI) oggi PD la cui sostanza non cambia se non nel confondibile nome e per il quale apparentemente sembrano essere detentori della verità a senso unico, nonché di teoriche innovazioni di equità sociale ed economica dove la meritocrazia avesse un significato. Il suo segretario Epifani, ex sindacalista e il suo predecessore Bersani nonostante i il governo dei tecnici, e dei presunti professori, dei salvatori della patria in un hanno stanno producendo più danni di un terremoto, hanno peggiorato qualunque possibile aspettativa. A tutto questo la logica del PCI lascia intravedere nuovi orizzonti, sponsorizzando Renzi e farci credere e sperare su un qualcosa di nuovo. Niente cambia e nulla si evolve e la sostanza è e sarà sempre la stessa in attesa di annientare l’opposizione (PDL) con il fine ultimo di instaurare quelle logiche Staliniane. Infatti con questo sistema chi possiede un tetto, sotto il quale abitare, rappresenta un furto e quindi va penalizzato (con la volontà di far pagare l’ IMU) necessaria a fronteggiare il pagamento delle piccole pensioni d fame, e sovvenzionare gli esodati. Nessuno dice però che i signori sindacalisti (Angeletti, Camusso, Bonanni, Epefani, etc. etc. ) non hanno provveduto nella tutela dei loro iscritti, e non dicono che con le casse INPS vengono pagate le pensioni d’oro della PA e non ci dicono neanche dei tesoretti accumulati con i contributi sindacali. Noi crediamo che ci tutelino mentre loro si sono fatti eleggere con logiche poco chiare a rappresentarci in quel parlamento che non sa e non farà nulla per cambiare questo andazzo. Il buon Renzi ne è diventato parte integrante di questo sistema. Cosa possiamo sperare se non nella ipotesi che il popoletto riscatti con un reale colpo di reni la propria dignità e la propria libertà dal bisogno.

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