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Pdl, nuovo scontro tra i governativi e i lealisti. Ufficio di presidenza senza Alfano e i ministri

lealisti(corriere.it) – È sempre più ampio, all’interno del Pdl, il divario tra l’ala governativa e i lealisti filo-Cavaliere. L’ufficio di presidenza del partito, convocato a sorpresa da Silvio Berlusconi per accelerare sul ritorno a Forza Italia e per il conseguente azzeramento delle attuali cariche interne, è iniziato senza la presenza di Angelino Alfano e dei componenti che fanno capo al blocco centrista. A nulla sono valsi i tentativi di mediazione, andati avanti fino a pochi minuti prima delle 17, quando il vertice, in bilico fino all’ultimo, ha preso regolarmente avvio. Il Cavaliere nel primo pomeriggio aveva incontrato separatamente i cinque ministri del Pdl, tutti contrari ad una forzatura che potrebbe avere ripercussioni anche sulla tenuta del governo, cercando di farli tornare nei ranghi. Ma il faccia a faccia, durato più di due ore, si è concluso con un nulla di fatto.

«NON PARTECIPO E UNISCO» – «Il mio contributo all’unità del nostro movimento politico, che mai ostacolerò per ragioni attinenti i miei ruoli personali – ha commentato lo stesso Alfano -, è di non partecipare, come faranno altri, all’ufficio di presidenza che deve proporre decisioni che il Consiglio nazionale dovrà assumere. Il tempo che ci separa dal Consiglio nazionale consentirà a Berlusconi di lavorare per ottenere l’unità». E’ dunque a quella occasione che è rinviata la resa dei conti della galassia pidiellina. Subito dopo le dichiarazioni di ALfano sono state riportate parole attribuite allo stesso Berlusconi che avrebbe esordito al vertice sostenendo che la strada verso Forza Italia è ormai tracciata e che indietro non si torna.

«FORZA ITALIA? NO, GRAZIE» – Molti esponenti di primo piano del Pdl nel corso della giornata avevano preso posizione sull’accelerazione impressa da Berlusconi. E tra i filogovernativi si era tornato a parlare di possibile scissione. Lo ha fatto in maniera esplicita Carlo Giovanardi: «Io in Forza Italia non ci voglio stare», ha detto l’ex ministro precisando però che a compiere la rottura «non è chi resta nel Pdl, il partito dove tutti abbiamo scelto di stare», ma chi se ne va, ovvero chi si schiererà a favore del ritorno a FI. L’ex governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, è stato invece tra i primi a far sapere che non avrebbe preso parte all’incontro «perché non lo ritengo rappresentativo della storia anche attuale del partito. Sono contrario all’esclusione degli attuali ministri in carica e dei capigruppo della scorsa legislatura perché così si restringe il dibattito in un momento così delicato». Il nodo della composizione del «parlamentino» del Pdl non è da poco: al suo interno prevale l’ala lealista e solo Alfano tra i ministri ne fa parte. Maurizio Sacconi ha diramato una nota per chiedere formalmente il rinvio dell’ufficio di presidenza che a suo parere «non riflette nella sua composizione né la storia né l’attualità del nostro movimento politico, tanto nella dimensione politica quanto in quella istituzionale».

I VOTI – Lo statuto della vecchia Forza Italia parla chiaro: la nascita ufficiale della nuova cosa azzurra dovrà passare innanzitutto attraverso una delibera ad hoc dell’Ufficio di presidenza del Pdl, formato attualmente da 24 membri, compreso il presidente nazionale, Silvio Berlusconi. Allo stato, i falchi detengono la maggioranza assoluta di questo organismo direttivo e gli “alfaniani” sarebbero sul piede di guerra, visto che potrebbero contare al massimo su cinque voti. Sulla carta, infatti, i filogovernativi si ridurrebbero ad Angelino Alfano, Renato Schifani, Maurizio Sacconi, Carlo Giovanardi e Roberto Formigoni. Secondo i `lealisti´ sono almeno altri 6 gli indecisi e se proprio si dovesse andare alla conta, «nella peggiore delle ipotesi» avrebbero la meglio per 13 a 11 voti. I fedelissimi del vicepremier, dunque, sono molto preoccupati, perché leggono nella decisione di Berlusconi di convocare l’ufficio di presidenza come un’apertura alle richieste di Raffaele Fitto. Per questo, cercheranno di evitare un voto che li penalizzerebbe.

LE RACCOLTE DI FIRME – Nel frattempo i fedelissimi di Silvio Berlusconi sono passati al contrattacco e iniziano, secondo quanto si apprende, una raccolta firme per blindare la riunione di oggi. Stesso lavoro, viene spiegato, che stanno portando avanti i governativi.

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