Cronaca/Interno/Politica

Forza Italia: ecco la “conta”

Le anticipazioni del documento riservato sugli schieramenti per il Consiglio Nazionale

 

Gianni Alemanno presenta la Lista Civica ''Rete attiva per Roma''

(Paolo Zappitelli – iltempo.it) – Il documento è già sulla scrivania di Denis Verdini. Ci sono numeri, nomi, lo schieramento delle truppe di Alfano e quelle di Fitto. E soprattutto il peso dei due eserciti. Tutto in vista del Consiglio Nazionale – che con molta probabilità si terrà il 16 novembre – dove si farà la tanta temuta «conta» tra i moderati, che non vogliono firmare il documento uscito dall’ufficio di presidenza, e i lealisti che di quel documento fanno una bandiera. Lì, nel fascicolo che il super-falco Denis Verdini ha preparato e che consegnerà a Berlusconi, c’è scritto tutto, tutto annotato meticolosamente in colonnine colorate. Ci sono le divisioni nelle Regioni, ci sono i nomi di chi ha deciso per una parte e per l’altra, chi ha già firmato il documento dell’Ufficio di presidenza e chi è ancora incerto. Questi ultimi sarebbero un centinaio dei circa 850 membri del Consiglio Nazionale. E per il momento i numeri premiano i «duri e puri» di Raffaele Fitto, forti di una maggioranza quasi schiacciante che rasenta il 75 per cento dei delegati. Il resto è diviso in parti uguali tra i parlamentari fedeli ad Alfano e «coloro che son sospesi». A questi ultimi arriverà nei prossimi giorni la telefonata di Berlusconi che vuole farsi spiegare cosa vogliono fare e perché. Il documento analizza gli schieramenti Regione per Regione, pianta bandierine, delinea i territori dove sono più forti i falchi, quelli dove vincono le colombe. Le quali, sostanzialmente, possono dire la loro in pochissime zone: il Lazio e la Calabria, dove è forte l’influenza degli ex An, e la Sicilia, fedele a Schifani e Alfano. Nella prima gli uomini di Fitto, Verdini e Santanché hanno il 51 per cento, i moderati sono il 22% gli indecisi il 25%. Tra questi ultimi c’è tutto il gruppo che fa capo ad Antonio Tajani e l’ex vicesindaco Sveva Belviso. Con il vicepremier stanno invece, ad esempio, i due europarlamentari Roberta Angelilli e Alfredo Pallone, Fabrizio Cicchitto, Andrea Augello, il coordinatore regionale Vincenzo Piso. In Calabria, dove «comanda» il presidente della Regione Giuseppe Scopelliti, schierato con il vicepremier, le colombe sono 19, i falchi 21 e gli indecisi quasi una decina.

Ma nel gran risiko del Pdl i moderati praticamente scompaiono in tutte le altre Regioni. In Campania, ad esempio, i lealisti sono maggioranza schiacciante: 57 contro solo 7 colombe. Angelino Alfano si deve accontentare del suo omonimo Gioacchino, del ministro Nunzia De Girolamo, del senatore Luigi Compagna. Sulla sponda opposta, invece, la portavoce alla Camera Mara Carfagna, Luigi Cesaro, Nicola Cosentino, Alessandra Mussolini. Il Governatore Stefano Caldoro guida invece il piccolo drappello degli indecisi. Maggioranza «bulgara» in Puglia per Raffaele Fitto. L’ex governatore ha in mano praticamente tutto il partito: 57 membri del Consiglio Nazionale sono con lui, uno solo – il consigliere regionale Domenico Lanzillotta – è con Alfano. Quattro in tutto gli indecisi. Con i falchi è schierata anche quasi completamente la Lombardia con, tra gli altri, Daniela Santanché, Mariastella Gelmini, Paolo Romani. In tutto circa il 70% dei membri contro poco meno del 18% di quelli che si sono schierati con Alfano. A Fitto vanno anche le Marche (quasi l’80 per cento contro il 14,3% dei moderati), la Liguria (una ventina i falchi, tra cui l’ex ministro Claudio Scajola) e l’Abruzzo. Le colombe volano, ma basse, in Piemonte dove possono contare su 10 voti – tra cui l’europarlamentare Vito Bonsignore – contro i 25 dei «lealisti». Il dossier nelle prossime ore arriverà a Silvio Berlusconi. Sul quale ieri è arrivata anche la mannaia della decisione del Senato di votare la sua decadenza il 27 novembre, subito dopo il voto sulla Legge di stabilità. E per far capire quanto il Pd sia accanito su questo tema il capogruppo Luigi Zanda ha spiegato che, per non rimandare ancora, il suo partito chiederà che si facciano, se servono, sedute notturne a oltranza. Dichiarazioni che hanno scatenato le reazioni furibonde dei falchi, pronti a far cadere il governo su quel voto, e le risposte, altrettanto dure, dei moderati che invece vogliono tenere separate le due vicende. Uno scontro talmente violento che ha costretto Berlusconi, in serata, ad intervenire con una nota ufficiale: «Nonostante i miei ripetuti appelli leggo ancora oggi, una lunga sequenza di dichiarazioni rilasciate da esponenti del nostro movimento con contenuti privi di interesse per i nostri elettori. Continuare ad alimentare motivi di divisione contrasta con lo spirito stesso di Forza Italia che abbiamo fondato insieme con l’obiettivo di unire tutti i moderati. E troppe conseguenze negative sono state già prodotte in passato dalle divisioni dei rappresentanti del centrodestra. Trovo davvero controproducente polemizzare su situazioni di là da venire e comunque di scarso interesse mentre il Paese soffre a causa dei tanti e drammatici problemi con cui gli italiani devono fare quotidianamente i conti. Rinnovo perciò il mio invito a concentrare l’attenzione sulle drammatiche emergenze dell’economia e della giustizia alle quali un grande partito come il nostro è chiamato a dare risposte e a non alimentare le contrapposizioni di questi giorni, prive di seri collegamenti con la realtà».

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