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Fine dei giochi tra Berlusconi-Alfano. Il Pdl si avvia alla scissione traumatica

Le colombe si preparano ad una guerra “sarà separazione durissima” e puntano a disertare il Consiglio. I dubbi sulla tempistica di costituzione dei nuovi gruppi e la preoccupazione per le europee “potremmo dover saltare un giro”

CAV AI FERRI CORTI CON EX DELFINO, VENTI DI ROTTURA(ilretroscena.it) – A questo punto le opzioni di mediazione sono davvero esaurite e -salvo miracoli sempre più improbabili- ai due contendenti non resta che accettare il fatto compiuto, è la scissione del partito. Alfano e Berlusconi hanno ormai terminato quel lungo balletto di reciproco corteggiamento che avrebbe dovuto portare almeno uno dei due su posizioni meno intransigenti. Ma non è accaduto nulla di tutto questo, il cavaliere ha invece smesso di ascoltare le proposte di Angelino e ha ormai preso une decisione che pare davvero irreversibile, quella di portare le sue minacce alle estreme conseguenze, poi vada come deve andare.

Verso la guerra. Da questo momento in poi il leader azzurro è deciso a non concedere più spazi di mediazione interna a chi non condivide la sua linea di uscita dalla maggioranza di governo subito dopo la decadenza che gli verrà inflitta dal voto in aula del 27 novembre. Ma anche le colombe hanno ormai preso una decisione speculare e contraria. Hanno scelto di restare al loro posto di governo e di non sacrificare Letta sull’altare del revanchismo giudiziario dell’ex premier, tanto che ancora oggi potrebbero produrre un documento che sottolinea ancora una volta la loro lealtà a Berlusconi ma che però ribadisce nel contempo anche il sostegno al governo, un modo come un altro per giocare un’ultima carta. Ma si tratta di una mossa da retroguardia che in sostanza non cambierà più nulla. Ormai da Palazzo Grazioli i falchi –gongolanti- fanno sapere che questa volta il leader ha deciso la via della guerra e che “la macchina è già partita e adesso non si può più fermare”.

I numeri di Verdini. E “la macchina” spaventa non poco il gruppo degli innovatori che conosce bene i rischi dell’operazione e che per questo si trova ora diviso al suo interno sulla strategia da attuare. C’è confusione sul da farsi tra De Girolamo, Lupi, Formigoni, Quagliariello, ecc. Ministri e parlamentari alfaniani si interrogano proprio in queste ore su quale sia la strada meno pericolosa per portare  a casa una separazione ormai nei fatti. Perché sanno bene che dall’altra parte, sotto l’attenta regia -tra gli altri- di Nicolò Ghedini, sono in preparazione delle contromosse che potrebbero lasciare un segno doloroso. Ecco perché cresce tra i frondisti la voglia di disertare il Consiglio nazionale di sabato che temono a questo punto si trasformi in una vera e propria ordalia. Le colombe temono di essere schiacciate dai numeri delle “truppe verdiniane” sulla cui consistenza apparente sembra a questo punto non possano più competere, anche perché i governativi paventano troppa opacità sui numeri “ma chi controllerà su quelle cifre, se tutta l’organizzazione è in mano agli altri?”. A quel punto, ridotti a minoranza numerica, Alfano e compagni temono che il Consiglio possa trasformarsi in un pubblico processo di tradimento, un palcoscenico per la vittoria del lealismo berlusconiano, un patibolo per loro.

La costituzione dei nuovi gruppi. Ecco perché cresce il fronte della “diserzione” soprattutto tra chi come Cicchitto, uomo di lunga esperienza politica, ha fiutato l’aria che tira e sa che non promette niente di buono. Ma soprattutto la vera divisione sarebbe sulla tempistica di costituzione dei nuovi gruppi fra chi vorrebbe temporeggiare ancora nella speranza di una possibile separazione consensuale che consenta poi magari un eventuale “ripescaggio” della componente e chi invece ritiene che quel tipo di uscita “soft” sia ormai solo una chimera e che sia invece prioritario far partire subito quei benedetti gruppi che dovranno mandare un segnale di forza attrattiva dentro il Pdl e di sicurezza a Letta. Di certo c’è che la strategia di Alfano a scissione avvenuta, sarà quella di non dare pretesti a nessuno per alimentare un “linciaggio” che già si aspettano durissimo. Dunque certamente non ci sarà nessuna velleità centrista o trasformista e -meno che meno- nessun “flirt” col Pd come cercheranno invece di evocare i nemici. La componente governativa del (ex) Pdl dovrà resterà invece marcatamente e orgogliosamente di centrodestra, rimarcando come l’unico discrimine oggettivo sia quello di non voler far cadere questo governo. E i numeri al Senato per questo compito di salvaguardia di Letta ci sarebbero già tutti, se è vero che gli innovatori ora contano di poter supportare la fiducia al governo almeno con una pattuglia che ormai supera i 30 senatori.

Salto nel buio. Ma le incognite per quello che resta un vero e proprio salto nel buio, in ogni caso spaventano il gruppo dei governativi, che sa quello che lascia ma che non può certo prevedere cosa troverà di fronte a se nella sua evoluzione politica. E infatti, la prima vera preoccupazione di Alfano è proprio quella di come affrontare le prossime elezioni europee. In primavera, la pattuglia dei fuoriusciti si troverebbe di fronte uno sbarramento del 4% e sarà arduo davvero riuscire a superarlo già come una forza politica autonoma. Per questo l’orientamento prevalente è ch,e se davvero scissione sarà, lo scotto potrebbe essere quello di saltare un giro, con l’obiettivo di presentarsi strutturati in ben altra forma alle politiche del 2015, ma a quel punto lo scenario potrebbe cambiare per tutti.

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