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Come è nato #BringBackOurGirls e perché è diventato un fenomeno

Wa39FR0qtilYN8c=--( Dario Fabbri – pagina99.it) – Il 19 aprile scorso la regista Ramaa Mosley sta guidando verso casa nel traffico di Los Angeles, quando ascolta alla radio una notizia agghiacciante. Cinque giorni prima la setta nigeriana islamica Boko Haram ha rapito quasi 300 ragazze, di età compresa tra i 12 e 15 anni, perché contraria alla loro scolarizzazione e il governo di Abuja non ha i mezzi per intervenire. Sconvolta, inizia ad attivarsi per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’accaduto. Pensa di partire per la Nigeria per offrire la propria solidarietà ai familiari delle vittime, ma la figlia adolescente le suggerisce di creare un hashtag, il cancelletto con cui si lanciano gli argomenti su Twitter, così da innescare la reazione del web. Dopo aver assistito in tv agli appelli delle mamme nigeriane per chiedere la liberazione delle loro figlie, ne prende in prestito le parole e per la prima volta twitta la frase #BringBackOurGirls (“ridateci le nostre ragazze”).

Ripreso il 23 aprile dall’avvocato nigeriano, Ibrahimi Abdullahi, in brevissimo tempo l’hashtag trasforma un episodio fino a quel momento oscuro in uno dei maggiori trend presenti in rete. In poco più di due settimane #BringBackOurGirls è stato citato su Twitter oltre un milione di volte, l’omonima pagina Facebook ha ottenuto circa 60mila adesioni e una petizione lanciata dal sito change.org ha raccolto più di 300mila firme. Per esprimere orrore nei confronti del leader di Boko Haram, Abubakar Shekau, che minaccia di vendere come schiave le giovani rapite, migliaia di persone sono scese in piazza ad Abuja, Los Angeles, New York e Londra mostrando l’hashtag ideato dalla Mosley e l’8 maggio gli utenti della rete hanno partecipato ininterrottamente per 200 minuti ad una social media march sul tema.

A menzionare #BringBackOurGirls sono stati in questi giorni attivisti politici, associazioni umanitarie leader internazionali ed esponenti dello show business. Da Malala Yousafzai, ad Amnesty International, dal rapper Wyclef Jean, all’attore Forest Whitaker. Fino ad Hillary Clinton, che domenica scorsa su Twitter ha definito il rapimento immorale ed insensato, e Michelle Obama. Toccato dalla campagna mediatica, oltre che per ragioni di carattere geopolitico, il 7 maggio il presidente Obama ha annunciato che gli Stati Uniti aiuteranno il governo nigeriano a scoprire dove si trovano le ragazze. «Mi auguro che questo evento convinca finalmente la comunità internazionale ad agire contro Boko Haram», ha dichiarato il capo della Casa Bianca. Potere di un hashtag.

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