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Cittadini tassati e maltrattati

TASSE-huge(di Gian Franco Ferrarishttp://www.nuovatlantide.org) – A maggio 2014, prima delle elezioni, avevo scritto un articolo sulle vergogne nascoste del governo Renzi (che potete leggere in calce) che, dietro alle promesse e ai proclami, aveva semplicemente nascosto di aver aumentato le tasse.

Ad elezioni avvenute la situazione è ovviamente cambiata in peggio; se i cittadini  confronteranno le tasse sulla casa pagate nel 2013 e quelle che dovranno pagare quest’autunno si troveranno parecchie sorprese – in negativo. Infatti, i Comuni si sono trovati con minori trasferimenti statali e un ulteriore prelievo da parte del governo sul gettito IMU: lo Stato nel 2013 ha prelevato direttamente mediante l’Agenzia delle Entrate il 32% del gettito  di questa imposta che si chiama imposta municipale (?) e nel 2014 preleverà il 38,22%.

I comuni, peraltro, hanno pensato bene di rivelarsi sui cittadini stabilendo nella stragrande maggioranza dei casi l’aliquota della TASI al massimo (2,5 per mille), agevolati in questa decisione dal fatto che le elezioni si sono tenute in primavera quindi pensando di poter aumentare le tasse senza subire contraccolpi elettorali; così numerosi Comuni hanno spinto la nuova tassa sulla prima casa non solo al tetto massimo del 2,5 per mille, ma le hanno aggiunto anche la coda dello 0,8 di addizionale.

Di fatto, il governo renzi e l’ANCI (l’associazione dei comuni capeggiata da Piero Fassino esponente di primo piano (pelo) del PD renziano) hanno stretto un patto cinico e  diabolico  a carico dei contribuenti: lo stato ha tagliato i fondi ai comuni ma gli ha concesso di aumentare le tasse sulla casa.  Non solo, la Tasi  si distribuisce in modo diverso dalla IMU sulla prima casa, ora pagano tutti gli immobili, anche quelli con rendite catastali medio-basse, e anche le famiglie con figli: il meccanismo della Tasi è più «regressivo» rispetto a quelle dell’Imu, nel senso che favorisce i proprietari di immobili di alto valore fiscale e penalizza le case piccole, aumentando il gettito a favore dei Comuni.

E’ questo uno degli aspetti più abominevoli della politica del PD, partito democratico che governa a Roma come in quasi tutti gli enti locali, ma non fa altro che fare come i ladri di Pisa, cioè rimpallarsi la responsabilità e prelevare di comune accordo dalle tasche degli italiani, ben inteso dagli italiani che lavorano, pagano le tasse e fanno sempre più fatica di arrivare alla fine del mese, perché rispetto alle lobby finanziarie, agli arricchiti di questo ventennio ed ai grandi evasori il PD è succube o complice.

Questi denari dei contribuenti non  vengono spesi per investimenti nè dal governo nè dagli enti locali, ma finiscono come una goccia nel mare a pagare gli interessi del debito pubblico che continua a crescere senza controllo. In questi 20 anni sono state fatte cose ignobili e in buona parte sono frutto del centrosinistra e della seconda repubblica, a partire dalla legge Bassanini che ha prodotto solo burocratizzazione e aumento incontrollato delle spese correnti a scapito degli investimenti (liberalizzazione dell’utilizzo degli oneri urbanizzazione) alla sottrazione ai comuni del cosiddetto settore industriale  (acqua e rifiuti in primis), con servizi meno efficienti di quando erano pubblici e aumenti smisurati dei costi (tanto pagano i cittadini) e gestiti oggi da società partecipate con amministratori in gran parte provenienti dalle file del PD.

Penso che il PD è diventato una macchina per la gestione del potere e questo è un collante concreto e formidabile per sopire le conflittualità tra le varie correnti, aspetto a mio parere sottovalutato sulle analisi sul PD. In ultimo, non resta che ricordare le infinite polemiche lo scorso anno sulla applicazione dell’IMU sulla prima casa, polemiche tra i partiti e paginate sui giornali che hanno giocato un ruolo importante sulla perdita di credibilità del governo Letta – Saccomanni. Quest’anno, al contrario, tutti zitti a cominciare dai mass media, quando è evidente che la TASI è di nuovo una tassa sulle abitazioni, comprese le prime case, e senza gli sgravi dell’IMU per le famiglie e con una quota pure a carico dell’affittuario. La TASI è solo un inganno in più a partire dalla definizione: il tributo sui «servizi indivisibili» dei Comuni; a che cosa vuol dire? e a che cosa si riferisce? si tratta forse dell’aria che respiriamo? Sono state fatte delle complicazioni e dette bugie per aggiungere una tassa in più e sulla prima casa. E come una beffa tutti i tributi comunali sono stati concentrati in questa stagione: è l’autunno della casa?  Da qui a metà dicembre infatti il calendario è punteggiato di appuntamenti che riguarderanno in pratica tutti coloro che occupano un’abitazione. La Tasi, a carico del proprietario se la casa non è locata, altrimenti va suddivisa tra proprietario (che deve pagare tra il 70 e il 90%) e l’inquilino; la Tari (tassa sui rifiuti) dovuta da chi occupa l’immobile; l’Imu, sempre a carico del proprietario. Dopo le elezioni, gli elettori sono diventati sudditi da tassare e maltrattare.

Gian Franco Ferraris

——

Quello che vorreste sapere sulla politica economica del governo Renzi e non vi dicono (scritto a maggio 2014)

di Gian Franco Ferraris

Mentre Renzi da una parte strombazzava il bonus di 80 euro, dall’altra il governo istituiva una nuova tassa, la IUC, che nella sostanza si va ad aggiungere alla tassa rifiuti (che ora si chiama TARI) e all’IMU. I Comuni possono stabilire l’aliquota della TASI fino al 3,3 per mille ed è facile prevedere che la gran parte dei Comuni applicheranno l’aliquota massima, essendo a loro volta taglieggiati dallo Stato. E’ una tassa che pagheranno tutti, in misura diversa: i proprietari di immobili e anche gli affittuari (dal 10% al 30% della tassa). La somma di IMU e TASI può arrivare fino all’11,4 per mille.

Ma perchè tutti gli anni il governo cambia nome alle tasse e le moltiplica? La risposta è semplice, pensa così di distrarre gli italiani e fare in modo che non si accorgano dell’aumento costante dell’imposizione sulla casa. E’ una evidente presa in giro. Quello che è meno evidente è la conseguenza di questi continui cambiamenti.

Innanzitutto si complica la vita agli italiani, costringendoli a ricorrere a commercialisti per pagare il dovuto. I comuni sono “costretti” a rincorrere la normativa e a cambiare continuamente i sistemi informatici: i passaggi da ICI a IMU, da TARSU a TARI sono costati ai comuni oltre 80 milioni di euro per adeguare i programmi. Questa è la tanto sbandierata spending review all’italiana: spreco di denaro e di risorse. Se lo Stato avesse fatto una gara e fornito lo stesso programma a tutti i comuni avrebbe speso non più di 15.000/20.000 euro.

Chiedetevi qual è la ratio di questi comportamenti: incompetenza, follia burocratica, favori alle lobby delle software house?

Ma non basta. I continui cambiamenti della normativa complicano enormemente gli accertamenti, quindi in sostanza si agevolano gli evasori; inoltre i comuni sempre più in difficoltà si rivolgono sempre più spesso a ditte private (altre lobby) che, a loro volta, vanno a infierire sul povero cittadino, gravandoli di sovrattasse e balzelli vari.

Il passaggio dalla TARSU alla TARI comporterà di fatto una maggior spesa complessiva a carico dei cittadini, con una “redistribuzione” del carico che andrà a agevolare alcune categorie, come ad esempio le banche (che producono pochi rifiuti) a discapito delle attività commerciali, a partire dai piccoli negozi, già colpiti dalla crisi.

La razionalizzazione dei sistemi informatici consentirebbe di liberare risorse preziose, che potrebbero essere utilizzate per assumere giovani, ad esempio per aggiornare il catasto, operazione indispensabile per far sì che le tasse siano almeno eque.

Ma questa è la spending review all’italiana, che dovrebbe fornire la copertura economica al bonus di 80 euro. E’ come un vestito ridotto a uno straccio dalle sforbiciate.

Faccio il segretario comunale in piccoli comuni. Solo nel 2013 lo Stato ha prelevato dalle casse comunali il 30% degli incassi IMU per il fondo di solidarietà e 30 cent. al mq sulle abitazioni per i “servizi indivisibili”. Se avete la pazienza di consultare sul sito del ministero dell’interno i dati dei trasferimenti e dei prelievi forzosi vedrete differenze abissali e incomprensibili tra i vari comuni. La spending review fatta in questo modo è fatta apposta per tagliare i servizi essenziali ai cittadini: in un comune esiste una casa di riposo comunale (cosa rara, dato che sono previste solo privatizzazioni) che funziona bene ma, essendo fuori dai parametri, il comune ha subito un notevole taglio ai trasferimenti. Ma, lo sappiamo, non esistono le lobby degli anziani e ancor meno quelle degli anziani non autosufficienti. La stessa cosa accade per le scuole. In sostanza, il criterio è di tagliare i servizi: i comuni che non forniscono servizi non subiscono tagli.

È una logica perversa, invece di tagliare gli sprechi si tagliano le spese per i servizi.

Facciamo un esempio: ci sono due comuni analoghi per numero di abitanti, il comune A si trova a 800 mt di altezza e ha 80 km di strade, quindi con molta neve da togliere (ma senza i benefici del turismo invernale) e spende circa 60 mila euro, il comune B è in pianura e ha 7 km di strade e spende per la rimozione della neve 10 mila euro. Risultato finale: al comune A vengono tagliati 30 mila euro e al comune B nulla. Questa è la spending review.

Siamo in campagna elettorale, il primo dovere dei politici, invece di chiedere il voto, sarebbe di chiedere perdono per tutte le vessazioni che hanno fatto subire ai cittadini.

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