Cronaca/Interno

Veronesi: “L’Isis va ascoltato: è minoranza che vuole una patria”

L’oncologo “difende” le ragioni dei terroristi: “Sono una minoranza che cerca di avere uno Stato”

Faranno discutere. I tagliagole dell’Isis, i terroristi dello Stato Islamico, secondo il famoso oncologo, dovrebbero sedersi a un tavolo con l’Occidente e trovare un accordo. Più precisamente, all’Isis andrebbe garantito uno Stato.

“Sono contrario all’idea di fare guerra all’Is – ha detto Veronesi all’Adnkronos – perché violenza chiama violenza. Più loro tagliano teste, più noi bombardiamo: qualcuno deve fermare questa catena di azione e reazione e deve farlo con il dialogo e la tolleranza religiosa. L’Is va ascoltato”.

L’oncologo invita a fare uno sforzo pacificatore “da chi si ritiene civile, contro l’irrazionalità”. “L’Isis – continua – sono un gruppo di sunniti che si sentono emarginati in Iraq e hanno creato un movimento molto estremista, di fatto perché vogliono una patria e chiedono all’Iraq di cedere una piccola area, non più grande della Lombardia, per creare lo stato islamico. In pratica si tratta di un gruppo diviso da confini artificiali da tantissimi anni”.

Per Veronesi “l’Is va ascoltato, le sue ragioni vanno comprese, perché come altre minoranze in Europa e nel mondo chiede una ‘patrià. Questo non significa – sottolinea però – che la violenza come quella di Parigi possa in qualche modo essere legittimata, ma piuttosto che la pace non può che passare attraverso il dialogo e la tolleranza”.

“La reazione immediata di coloro che chiedono una vendetta – aggiunge Veronesi – è più che comprensibile in questo momento, ma si tratta di una reazione emotiva, che dovrebbe essere superata a favore di dialogo e trattative. Soprattutto – sottolinea – non bisogna fomentare l’anti-islamismo o in generale il conflitto religioso””.

Secondo Veronesi “l’Islam è una religione pacifica nella sua essenza. Più si attacca, più si subiranno attacchi. Siamo noi – conclude – a dover fare uno sforzo, anche se è difficile. Perché altrimenti ci metteremmo sul loro stesso piano, e non ne usciremmo”.

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