Cronaca/Editoriali/Interno/Politica

“Pizza e fichi”: di Marco Travaglio

alfano(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Da tempo sospettavamo che un qualche codicillo nascosto in un decreto milleproroghe celasse l’abolizione della logica. Ma ieri, alla lettura dei giornali sugli ultimi casi di cronaca giudiziaria, quel sospetto è diventato certezza. La logica è abolita, le sia lieve la terra. Prendiamo il caso umano di Angelino Alfano, circondato – ovviamente a sua insaputa – da un nugolo di faccendieri che fanno il bello e il cattivo tempo, sistemano fratelli e amici, si scambiano mazzette, decidono nomine, pilotano appalti, spiano pm. Un caso Lupi al cubo, visto che un anno fa il ministro Ncd delle Infrastrutture fu accompagnato alla porta da Renzi e Alfano per un solo figlio (omaggiato di un contrattino e un Rolex dal manager autostradale Incalza), mentre qui la famiglia è ben più numerosa e famelica – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 8 luglio 2016, dal titolo “Pizza e fichi” -.

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano in edicola oggi

Da tempo sospettavamo che un qualche codicillo nascosto in un decreto milleproroghe celasse l’abolizione della logica. Ma ieri, alla lettura dei giornali sugli ultimi casi di cronaca giudiziaria, quel sospetto è diventato certezza. La logica è abolita, le sia lieve la terra. Prendiamo il caso umano di Angelino Alfano, circondato – ovviamente a sua insaputa – da un nugolo di faccendieri che fanno il bello e il cattivo tempo, sistemano fratelli e amici, si scambiano mazzette, decidono nomine, pilotano appalti, spiano pm. Un caso Lupi al cubo, visto che un anno fa il ministro Ncd delle Infrastrutture fu accompagnato alla porta da Renzi e Alfano per un solo figlio (omaggiato di un contrattino e un Rolex dal manager autostradale Incalza), mentre qui la famiglia è ben più numerosa e famelica.

Angelino Jolie continua a pronunciare o a far trapelare frasi sdegnate sulla “barbarie mediatica”, gli “scarti di inchiesta”, l’“attacco al governo”, il padre “anziano e malato”, ma dimentica di dire l’unica cosa che – potendo – dovrebbe dire. E cioè che non è vero che suo padre mandò un pizzino con 80 nomi di amici da far assumere; non è vero che suo fratello Alessandro è stato ingaggiato come dirigente dalle Poste a 160 mila euro l’anno grazie al faccendiere Pizza; e non è vero che lui ha arruolato il fratello di Pizza al Viminale per 40 mila euro l’anno. Naturalmente Alfano non lo dice. Ma soprattutto nessuno glielo chiede. Men che meno Renzi, che di solito blatera da mane a sera, e invece da due giorni è insolitamente taciturno. Fa le sue veci Repubblica, che gli attribuisce un “garantismo è assoluto” (diversamente dai casi Alfano-Shalabayeva, Cancellieri-Ligresti, Josefa Idem-palestra, De Girolamo-Asl Benevento, Lupi-Rolex e Guidi-Tempa Rossa, quando chiedeva dimissioni come se piovesse). E manda avanti Fiano a dire che “Alfano non è indagato” (ma non lo erano neppure Lupi, Cancellieri, Guidi e Alfano nel caso Shalabayeva) e Rosato a ricordare che “Alfano sta facendo bene il suo lavoro ed è pretestuosa la richiesta di dimissioni”. Come se Lupi e la Guidi fossero stati silurati perché facevano male i ministri, e non per le gigantesche questioni politico-morali poste dai rispettivi scandali. Lo spettacolo più avvincente è Lupi che difende Alfano dagli “attacchi barbarici”: non è fantastico?

Intanto, a Milano, si scopre che Expo, nota culla di legalità, aveva spalancato le porte a un clan mafioso legato a Messina Denaro grazie al solito appalto senza gara. Appalto affidato a una coop di prestanome da Nolostand (partecipata dalla società pubblica Fiera Milano). Anziché vergognarsi per non averlo saputo evitare, dopo mille allarmi e alcune denunce specifiche, e magari accendere un cero alla Madonna perché la cosa si è scoperta dopo e non prima della sua elezione, il sindaco-umorista Beppe Sala dirama un comunicato in puro stile dadaista: “La battaglia per la legalità non deve fermarsi mai” (lo dice a noi?). “Stiamo lavorando per proteggere Milano dalle infiltrazioni mafiose e dai rischi di corruzione, con risultati importanti” (infatti l’altroieri ne hanno ingabbiati 11). “È bene proseguire su questa strada” (gli appalti senza gara?).“E dimostrare la capacità del sistema Italia di contrastare il malaffare” (ad esso la Procura e la Finanza si chiamano “sistema Italia”?).

Sul Giornale, Vittorio Sgarbi s’indigna contro chi s’indigna perché Vincenzo De Luca ha definito “bambolina imbambolata” Virginia Raggi e non si indignava per le olgettine trattate “come inevitabili prostitute”. In attesa di sapere come chiamare una signora che si fa retribuire per le sue prestazioni sessuali, già sarebbe qualcosa se Sgarbi ci spiegasse cosa c’entra la Raggi con le olgettine.

Infine il proscioglimento di Ilaria Capua, la virologa ed ex deputata di Scelta civica indagata a Roma dal 2014 con altre 40 persone per un presunto traffico internazionale di virus aviari. Il Foglio insulta i pm che hanno aperto l’inchiesta (“intercettazioni a ciclo continuo”) e i giornalisti che l’hanno raccontata. Paolo Mieli, sul Corriere, riconosce che forse l’indagine era “doverosa”, ma accusa di non aver chiesto scusa alla Capua l’Espresso, che le dedicò una copertina, e il pm romano che non l’ha mai interrogata (senza peraltro averne alcun obbligo). Il membro laico forzista del Csm Pierantonio Zanettin invoca una pratica di incompatibilità per i pm che l’hanno indagata. Torna così, con diverse sfumature, il classico teorema: siccome tizio viene assolto o prosciolto, non si doveva indagare. Scemenza sesquipedale: le indagini si fanno, obbligatoriamente, per approfondire una notizia di reato, cioè per verificare se il reato c’è stato e chi l’ha commesso. C’era, nel caso Capua+40, la notizia di reato? Sì, c’era. Il gup di Verona (dov’è stato trasferito un filone processuale) ha stabilito che, per la Capua e altri 11, “il fatto non sussiste” per la tentata epidemia e il traffico di virus. Invece per l’associazione a delinquere, la tentata concussione e la corruzione, è scattata la prescrizione, cui nessuno ha rinunciato. Restano altri due processi a Pavia, dove si prevede un bis della prescrizione (si spera che gli imputati vi rinuncino almeno lì, per essere assolti nel merito), e a Padova, dove il pm ha chiesto l’archiviazione. Quanto basta per dire che l’inchiesta andava fatta e nessuno deve scusarsi di nulla. A parte una classe politica senza vergogna, che continua ad allungare i tempi dei processi, salvo poi strillare perché i processi durano troppo.

One thought on ““Pizza e fichi”: di Marco Travaglio

  1. Pingback: Umiliarne uno per educarne 100: lettera aperta a Travaglio – Hic Rhodus

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.