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Fisco impazzito, aumenta del 50% la tassa sui rifiuti per bar e negozi

E dal 2010 una famiglia di 4 persone paga 94 euro in più

negozio jpg_2198831( ilgiornale.it) – Roma. Le famiglie e le imprese italiane pagano quasi 8,8 miliardi di euro l’anno per la tariffa sui rifiuti, ottenendo in cambio un servizio non sempre di eccelsa qualità.

È quanto ha calcolato l’Ufficio studi della Cgia di Mestre sottolineando che i maggiori aumenti medi sono stati sopportati, tra il 2010 e il 2016, dai negozi di ortofrutta (449 euro, +49,5%), da ristoranti e trattorie (988 euro, +41,4%) e dai bar (206 euro, +30,9%). I saloni dei parrucchieri hanno registrato nel periodo un incremento medio di 88 euro (+ 24,2%), mentre gli alberghi hanno subito un prelievo aggiuntivo di 827 euro (+14,1%). L’analisi è stata realizzata considerando le superfici medie di queste tipologie di immobili strumentali presenti nel paese. Le tariffe, invece, sono quelle medie applicate che sono state applicate dai principali Comuni capoluogo di regione.

Per le famiglie, invece, la crescita è stata un po’ più contenuta anche se con un impatto ugualmente rilevante sul reddito. Gli artigiani di Mestre per il loro calcolo hanno ipotizzato un’abitazione con una superficie di 70 metri quadrati per una famiglia di due componenti, di 90 metri quadri per una di tre persone e di 120 metri quadri per una di quattro. Per il nucleo di due persone l’incremento medio, sempre tra il 2010 e il 2016, è stato del 33,7% (56 euro in più), per quello di tre del 36,2% (78 euro) e per quattro componenti del 32,6% (94 euro). I valori assoluti sono ancor più significativi perché la statistica afferma che quest’anno in media una famiglia di due persone pagherà in media 222 euro, una di tre 293 euro e quella di quattro 382 euro.

Il problema, a differenza di molti altri prelievi fiscali ingiustificati, non è la tassa in sé: la Tari (tariffa sui rifiuti) è un contributo che si paga ai Comuni per il servizio di nettezza urbana e il funzionamento è semplice: più si inquina più si paga. La crisi, però, ha inciso anche sulla produzione di immondizia: dal 2012 l’Italia è scesa stabilmente sotto i 30 milioni di tonnellate che equivalgono a meno di 500 chilogrammi per abitante. Se consideriamo che, nonostante i ritardi, anche la raccolta differenziata dei rifiuti è consistentemente aumentata (+64% tra il 2007 e il 2014), gli incrementi della Tari appaiono ingiustificati e potrebbero anche far sorgere il sospetto che, al pari delle multe, possa rappresentare un modo occulto di finanziamento dei Comuni. È la stessa Cgia di Mestre, tuttavia, a fare chiarezza. «Con il pagamento della bolletta non copriamo solo i costi di raccolta e di smaltimento dei rifiuti, ma anche le inefficienze e gli sprechi del sistema», ha rilevato il coordinatore dell’Ufficio studi, Paolo Zabeo, aggiungendo che «secondo l’Antitrust, tra le oltre 10mila società controllate o partecipate dagli enti locali che forniscono servizi pubblici, tra cui anche la raccolta dei rifiuti, circa il 30% sono stabilmente in perdita». La Stabilità 2016, infine, ha prorogato al 2018 l’entrata in vigore dei costi standard per il calcolo della tariffa.

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