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Bacino di crisi di Caserta: “Si parla di G7, ma di noi tutti si dimenticano”

13886502_560820510793336_6093533788731552780_nCASERTA. I lavoratori di Terra di Lavoro rifiutano l’etichetta di no-global, affermando di opporsi non alla globalizzazione in generale, ma in particolare a quella neo-liberista. Sostengono infatti di non rifiutare la globalizzazione né come intensificazione degli scambi culturali, né come sviluppo di strutture di governo sovra-nazionali, ma contestano le specifiche scelte neo-liberiste di queste istituzioni, oltre che dei governi nazionali, e chiedono una diversa globalizzazione. Più che anti-globalizzazione, possono essere definiti Lavoratori per la globalizzazione dal basso, perché hanno un progetto alternativo di relazioni tra paesi e società del pianeta, in cui vengono messi al primo posto i diritti, le persone, la democrazia e l’uguaglianza. Della globalizzazione in atto criticano soprattutto l’enfasi posta sul libero commercio contro i diritti sociali (contrapponendovi una globalizzazione dei diritti) e la sua imposizione dall’alto, cioè da parte di una èlite economico-burocratica, composta da dirigenti e dai grandi burocrati delle organizzazioni intergovernative (contrapponendovi una globalizzazione dal basso). Ciò che unisce le varie componenti del < BACINO DI CRISI DI CASERTA> è l’accusa alla globalizzazione neo-liberista di essere responsabile delle disuguaglianze sociali e di distruzione dell’ambiente. Infatti nel sistema economico, un’interdipendenza crescente ha portato al trasferimento di parte della produzione nei paesi dove i salari sono più bassi. Con conseguenze di ri-mercificazione del lavoro, riduzione di sicurezza del lavoro, di protezione sul posto di lavoro, diritti sindacali, salute e pensioni. In più in questi paesi c’è stata un sempre più intenso sfruttamento delle risorse naturali, che ha avuto un altissimo impatto ambientale. La critica alla globalizzazione neo-liberista viene intrecciata con le rivendicazioni più specifiche proprie delle diverse anime che muovono la protesta: per i sindacati la liberalizzazione economica peggiora le condizioni dei lavoratori; per gli ecologisti la deregolamentazione porta continui disastri ambientali; per le femministe la riduzione dei servizi del welfare state, penalizza soprattutto le donne; per i gruppi di solidarietà con il Terzo mondo la globalizzazione ha accentuato la povertà dei più poveri; per le associazioni delle popolazioni indigene e i contadini accelera la distribuzione. Per quanto riguarda l’area ambientalista i lavoratori affermano che la globalizzazione viene collegata ai disastri ambientali, che sono provocati dai processi di sfruttamento economico. Secondo gli ambientalisti, e anche le altre ‘anime’ che implorano la globalizzazione neo-liberista “distruggono l’ambiente, la salute e le condizioni di vita dei popoli. L’aria, l’acqua, la terra e anche gli esseri umani sono trasformati in merci. La vita e la salute devono essere riconosciuti come diritti fondamentali, e le decisioni economiche devono essere subordinate a questo principio”. Vengono criticate le politiche che in nome dello sviluppo, rifiutano di riconoscere i limiti allo sfruttamento delle risorse naturali. Il neo-liberismo è accusato di ridurre i controlli in nome della libertà di mercato, subordinando il bene comune agli interessi economici delle multinazionali. In particolare la globalizzazione neo-liberista avrebbe, attraverso politiche di deregolamentazione, accelerato un processo di sviluppo non-sostenibile, con un finanziamento internazionale di opere ad alto impatto ambientale, nonché una riduzione dei controlli sulle produzioni inquinanti. Le principali vittime dello sfruttamento dell’ambiente sono i più poveri del pianeta, costretti a vivere nei luoghi più inquinati, e anche i più colpiti dalle conseguenze dell’inquinamento. Questa è la nostra risposta a chi a Maggio verrà a sbandierare la politica del benessere economico con il G7 finanziario. Il nostro dissenso non è ancora finito siamo ancora in attesa da parte della regione per la conoscenza dell’inizio dei corsi di formazione, per le liste, ma soprattutto siamo in attesa di conoscere i dettagli di competenza dell’amministrazione regionale. Non è possibile ancora che la Regione non dia segni sulla questione. Vogliamo ricordare: La Cassa Integrazione Guadagni (CIG) consente al datore di lavoro, nelle ipotesi previste dalla legge, di rifiutare la prestazione dei lavoratori, al contempo venendo liberati dall’obbligo retributivo (e ciò in deroga alla regola generale, secondo cui il rifiuto della prestazione, senza legittimo motivo, comporta comunque il diritto del lavoratore al pagamento della retribuzione): in questi casi, il lavoratore, sospeso dal lavoro, oppure licenziato dal lavoro ha diritto a un’integrazione salariale corrisposta dall’INPS. Il nostro sistema prevede due forme di integrazione salariale: ordinaria straordinaria. Esistono ulteriori forme di intervento a sostegno del reddito, riassunte nella categoria degli ammortizzatori sociali. Tra queste rientra la cd. cassa integrazione in deroga.Inoltre chiediamo ai sindacati la richiesta di un tavolo tecnico per chiarire la delicata questione della mobilità in deroga retroattiva e risolvere la discriminazione attuata nei nostri confronti. Vogliamo riportare questo scadente provvedimento:” lL Ministero del lavoro ha autorizzato la Regione Campania a erogare la mobilità in deroga “con effetto retroattivo”, nella misura del 5%, per i circa 1332 lavoratori provenienti dai bacini di crisi della Regione Campania che dal 1 settembre 2015 non percepivano più alcun sostegno al reddito. Lo rendeva noto l’Assessore al lavoro Sonia Palmeri che ha dichiarava: “Ringrazio la sensibilità del Ministro Giuliano Poletti e del suo staff che hanno compreso a fondo l’importanza della problematica e hanno dato una risposta concreta tesa anche al superamento della situazione paradossale in cui la Regione si trova per i provvedimenti. Il provvedimento è fondamentale- aggiunge l’Assessore Palmeri- in quanto consente di assicurare la continuità della mobilità in deroga fino al raggiungimento massimo dei 3 anni e 4 mesi”. Vogliamo chiudere aggiungendo che da questo provvedimento sono nati i problemi, che hanno distrutto il lavoro in Campania. Eccovi la dichiarazione del Presidente Vincenzo De Luca: “Si tratta di un importante provvedimento che contribuisce a dare respiro a quanti da mesi erano senza certezze. Il lavoro e le ricadute occupazionali restano l’obiettivo costante delle azioni messe in campo dalla Giunta regionale”. Ora noi vorremmo conoscere ad alta voce ma quali sono le azioni messe in campo, è stato fatto qualcosa? quando ci verranno date le spiegazioni sulla discriminazione attuata nei nostri confronti, e sulla mobilità in deroga retroattiva? Noi aspettiamo, ma il Tempo Stringe …….

BACINO DI CRISI DI CASERTA

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