Cronaca/Interno/Politica

Referendum nascosto nei Boschi

La ministra annuncia la data del voto tra novembre e dicembre e in caso di sconfitta “non è la fine del mondo”

 

WELFARE AZIENDALE(lanotiziagiornale.it) – Un referendum che slitta sempre di più. Fino al limite temporale che ha il Governo per l’indizione ufficiale. Perché nel frattempo Matteo Renzi vuole rilanciare la nuova strategia comunicativa, meno personale e più orientata al confronto. La ministra delle Riforme, Maria Elena Boschi, partecipando alla Festa de L’Unità a Torino, si è sbilanciata sulla data del referendum: “C’è tempo per indirlo fino al 13 settembre. Poi in base alla legge il voto si svolgerà in una data compresa tra 50 e 70 giorni. È quindi probabile che si svolga tra la fine di novembre e i primi di dicembre”. Insomma, sono lontani i tempi in cui Palazzo Chigi aveva fretta e si parlava di un voto a ottobre. “Dopo il terremoto abbiamo sospeso la campagna referendaria. Ora, purtroppo, dobbiamo tornare alla quotidianità”, ha aggiunto Boschi.

La ministra ha seguito il nuovo corso renziano, che tende a minimizzare gli effetti della consultazione. “Questo referendum è diverso dalla Brexit”, ha spiegato. “Il nostro è decisivo: gli italiani dovranno dire sì o no al lavoro del Parlamento degli ultimi due anni. La riforma costituzionale è la riforma di tutti noi, e’ una sfida di ognuno. Ci giochiamo i prossimi 30 anni del nostro Paese”, ha ragionato la Boschi. E sull’eventuale sconfitta, ha scandito: “Se vince il no, non è la fine del mondo. Non dobbiamo immaginare scenari catastrofici in caso di vittoria del no. Ma dobbiamo essere positivi e consapevoli della grande opportunità che abbiamo se vince il sì”. Su Massimo D’Alema, uno dei capofila del ‘no’, la ministra ha avuto una posizione meno aggressiva rispetto al presidente del Consiglio Renzi: “Mi piacerebbe discutere con Massimo D’Alema sul merito della riforma e non di tatticismi politici”.

Nel corso dell’intervento Boschi ha anche bocciato la campagna del Fertility day, promossa dalla sua collega Beatrice Lorenzin. “Il fine è corretto e condivisibile, ma ad essere sbagliata è stata la campagna di comunicazione” che “rischiava di essere offensiva nei confronti di molte donne e Beatrice è stata la prima a riconoscerlo. Credo abbia fatto bene a decidere di cambiare”.

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