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L’Italia non è un Paese a misura di consumatori

big-posta-acqua-treno-bus-832503(Emanuele Bonini per LaStampa.it) – L’Italia non è un Paese a misura di consumatori. Questo, almeno, il loro giudizio. I prezzi sono tra i più alti della media ma la qualità dell’offerta è, rispetto agli altri Stati dell’Ue, al di sotto degli standard degli altri mercati. Spedire raccomandate o pacchi postali è più complicato che in Bulgaria, avere internet a casa è più difficile che in Grecia, Paese a cui da tempo vengono chieste riforme importanti, e guai a muoversi senza prendere la propria auto: i mezzi pubblici italiani sono percepiti e vissuti come un vero e proprio incubo, tanto da avere il più basso indici di apprezzamento d’Europa.

La Commissione europea misura il sentimento dei chi compra attraverso il Quadro di valutazione 2016 dei mercati al consumo, documento che alla voce «Italia» mette in luce un sistema Paese in ritardo. Che si tratti di viaggi aerei, prenotare vacanze, servizi telefonici o ristorazione, non fa differenza: la percezione è quella di uno punti meno conveniente dove rivolgersi rispetto agli altri Ventisette membri dell’Ue. A meno che non si voglia leggere un libro o giornale, o comprare un prodotto tecnologia: qui l’Italia riesce ancora a essere esempio virtuoso.

Il quadro di valutazione 

Dal 2008 l’esecutivo comunitario monitora le performance dei mercati, per individuarne le criticità e offrire al consumatore tutele e garanzie. La Commissione Ue utilizza l’indice Mpi, uno speciale indicatore di fiducia del consumatore, loro aspettative, la varietà e la possibilità di scelta, i disguidi (merce difettosa, consegne in ritardo) e gli annessi reclami. Tutte componenti che delineano lo stato di salute del mondo mercati-servizi nei vari Stati membri dell’Ue.

Per l’Italia il responso non lascia spazio a dubbi. «Rispetto alla media comunitaria le performance di tutti i componenti dell’indice di fiducia sono negativi». Risultato: con un punteggio di 77,1 il Belpaese è il quintultimo Stato europeo per percezione di efficienza dei mercati di consumo, davanti a Polonia, Spagna, Bulgaria e Croazia, e 2,7 punti in meno ai valori Ue (79,3). Ci sono in Italia carenze alle voci «tutti i mercati di beni» (-1,4 punti) e «tutti i mercati dei servizi» (-3,3 punti).

Pesano, su quest’ultimo fronte, le valutazioni date al sistema di trasporto pubblico (indice Mpi a 66,6, -11,4 punti rispetto alla media Ue), di fornitura d’acqua (68 punti, 7,8 sotto la media Ue), e sul funzionamento delle poste (72,3 punti, 7,2 in meno della media Ue), i peggiori in termini di performance. Ma nel complesso, se raffrontato al clima di fiducia dei consumatori in Europa, il punteggio italiano in 40 dei 42 mercati a cui si applica l’indice Mpi. Le uniche eccellenze i mercati «libri e giornali» (+0,1 rispetto alla media Ue) e «servizi Ict» (+0,2).

Crescita lenta 

Eppure tra il 2013 e il 2015, il clima di fiducia sull’Italia è migliorato, sia per quanto riguarda i mercati dei beni nel loro complesso (da 79 a 81 punti), sia per quanto concerne i mercati dei servizi (da 72,8 a 75,3) Miglioramenti che, a quanto pare, non sono ancora sufficienti a recuperare terreno e colmare i problemi percepiti dai clienti.

Uno di questi è sicuramente il livello dei prezzi: quello italiano è visto come uno dei mercati più cari, e lo è. Se in media un bene in Europa costa 100 euro, in Italia può costare dai 101 ai 107 a seconda che si tratti di bene durevole e non durevole, mentre in Paesi quali Germania e Lussemburgo i beni durevoli costano meno.

Il livello dei listini è più alto della media europea. Ancora, l’Italia è agli ultimi posti in classifica (assieme a Croazia e Spagna), per qualità dei servizi telefonici di rete fissa: tanti problemi, pochi allacci e poca possibilità di scelta. E poi a livello nazionale si sconta ancora la questione della «povertà energetica», che la Commissione identifica come «seria» per un gruppo di Stati di membri che include anche l’Italia (Bulgaria, Cipro, Croazia, Grecia, Italia, Lituania, Romania e Ungheria). Il vero nodo è quello trasporti: quando si parla di tram, autobus e treni, in Italia l’indice di fiducia tocca il minimo di tutta l’Ue.

Necessità di riforme 

Bisogna correggere quello che va corretto. L’assunto alla base del Quadro di valutazione dei mercati al consumo è che laddove c’è meno fiducia percepita si debba intervenire, con «riforme» volte a dare più certezze e tutele a chi compra. «Norme favorevoli ai consumatori, riforme del mercato e un’efficace applicazione delle norme a tutela dei consumatori fanno crescere la fiducia dei consumatori», ha sottolineato il commissario europeo per la Giustizia e la tutela dei consumatori, Vera Jourova, nel presentare il rapporto 2016. L’invito è agli Stati membri, e non a caso Jourova ha assicurato di «aver chiesto alla autorità nazionali di rafforzare la protezione dei consumatori». Italia co

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