Cronaca/Interno/Musica

Addio a Carlo D’Angiò

carlo-d-angio-4-832690(Carlo Moretti per la Repubblica) – Ben prima che il folk italiano diventasse un fenomeno di moda com’è oggi, un gruppo di artisti cercò la strada per rinnovare e far propria la tradizione popolare che grandi musicologi come Roberto De Simone andavano raccogliendo e illustrando.

Era la fine degli anni Sessanta e di quel gruppo, lo stesso che poi avrebbe fondato la Nuova Compagnia di Canto Popolare, faceva parte il musicista napoletano Carlo D’Angiò, cantante e chitarrista, scomparso ieri a 70 anni, interprete sopraffino di canzoni che sembravano tornare da tempi lontani anche quando erano state appena scritte. Come la sua Tarantella del Gargano, talmente potente da provocare fenomeni di imitazione tra i cantori popolari pugliesi.

D’Angiò era nato a Bagnoli, «un figlio dell’Italsider come me» ricorda ora Eugenio Bennato, al lavoro con lui fino agli ultimi giorni. «Io e Carlo fondammo la Nuova compagnia di canto popolare proprio a Bagnoli, eravamo all’Università, io al primo anno di fisica, lui al terzo di ingegneria ».

Una carriera, quella di ingegnere, a cui D’Angiò non ha mai rinunciato, prima alla Merloni, poi all’Alfasud, per ultimo come insegnante all’Università di Napoli. «E infatti nel 1972 lasciò la Nuova compagnia di canto, lasciandoci tutti orfani», dice Peppe Barra. «Non avesse rinunciato saremmo certamente diventati molto più famosi di quanto non siamo diventati».

Caso unico nel panorama italiano, questa doppia vita di ingegnere e autore e interprete musicista è continuata tutta la vita: di recente D’Angiò, nonostante la malattia, aveva partecipato alle registrazioni e alla promozione dell’album degli Almamegretta Ennenne, in cui canta in duetto con Raiz sul brano Musica popolare.

Un altro brano per ribadire come la musica popolare per essere viva e vitale deve superare la tradizione, in qualche modo tradirla facendola propria.

Uscito presto dalla Nuova compagnia, proprio per incontrare nuove sonorità nel 1976 D’Angiò fondò con Bennato Musicanova per il quale compose uno dei suoi brani di maggior successo, quella Brigante se more scritta per la colonna sonora dello sceneggiato tv di Anton Giulio Majano L’eredità della priora, che sarebbe diventato un classico del nuovo folk, un brano che continua a incontrare il favore del pubblico più giovane per la sua semplicità e la sua forza politica, tanto che ne hanno fatto una loro versione prima Raiz e Pietra Montecorvino, e più di recente anche i 99 Posse.

«Il nostro era un sodalizio artistico straordinario», dice Eugenio Bennato, che con D’Angiò ha registrato anche di recente. «Scrivere a 4 mani è un’operazione delicata e improbabile, ci riuscivamo solo perché eravamo uno compenetrato nell’animo dell’altro.

Quando gli dissi che a un certo punto dicevano che Brigante se more non apparteneva a noi ma alla tradizione, Carlo si fece una risata e mi disse: “Bene, così dev’essere: noi l’abbiamo rubata all’anima del Sud e ora il Sud se la riprende”».

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