Cronaca/Interno/Politica

Ecco la nuova classe dirigente italiana

giuseppe-sala-813171(Luigi Ferrarella per il Corriere della Sera) – Terreno è la stessa cosa di casa costruita sul terreno? E quindi, aver dichiarato il terreno ma non la casa costruitavi sopra, vuol dire aver solo omesso il vero o invece aver anche falsato la realtà?

È passata dal crine di questa distinzione la decisione della Procura di Milano di chiedere al gip Laura Marchiondelli, già prima delle ferie a fine luglio, l’ archiviazione del fascicolo nel quale il neosindaco pd di Milano, Giuseppe Sala, era stato iscritto nel registro degli indagati (su esposto di Fratelli d’ Italia) per non aver inserito alcuni immobili e quote societarie nell’ autocertificazione patrimoniale richiesta ai titolari di talune cariche pubbliche dal decreto legislativo 33/2013 sulla trasparenza della Pubblica amministrazione.

Il 19 febbraio 2015, «nella qualità di amministratore delegato di Expo 2015», Sala compila l’ autocertificazione «sul mio onore» e «consapevole delle responsabilità e delle sanzioni penali per le false attestazioni e dichiarazioni mendaci».

In essa, però, non indica, oltre a due motocicli, la proprietà del 20% della Kenergy spa; del 18% della Tunari Real Estate srl in Romania; di una casa in Svizzera; e di due fabbricati, una villa e una pertinenza edificati nel 2014 a Zoagli (Genova) su un terreno invece dichiarato da Sala.

Quando i giornali (per primo Il Fatto Quotidiano ) lo rilevano, Sala ammette la «dimenticanza» ma la sostiene innocua, in quanto rimarca di aver comunque denunciato regolarmente anche quei beni nelle sue dichiarazioni dei redditi. Il consigliere comunale di Fratelli d’ Italia, Riccardo De Corato, il 21 aprile presenta un esposto alla Procura, che indaga Sala prima delle elezioni milanesi, il 26 aprile, anche se la circostanza emergerà solo il 24 giugno dopo le elezioni del sindaco vinte da Sala.

Ora si scopre che già alla fine di luglio la Procura ha chiesto l’ archiviazione. Per quale motivo, se è documentale che Sala non indicò tutto quello che avrebbe dovuto? Dipende dalla differenza di sanzioni – voluta dal legislatore del 2013 per le bugie nelle comunicazioni delle situazioni patrimoniali dei titolari di incarichi pubblici – tra due tipi di false autocertificazioni.

Da un lato la falsità che dipende dall’ inserimento in dichiarazione di informazioni difformi dal vero, la quale è punita in via generale sul piano penale dal reato di «falso ideologico in atto pubblico» (reclusione fino a 2 anni). Dall’ altro lato la falsità che dipende dall’ omissione di informazioni, cioè dalla mancata o incompleta comunicazione dei dati, per la quale il decreto legislativo 33/2013 prevede una speciale sanzione amministrativa irrogabile dal prefetto (qualche migliaia di euro), che prevale sulla norma penale generale.

Se la mancata indicazione della casa in Svizzera e delle quote nelle due società è pacificamente una omissione di Sala, e dunque sfugge alla norma penale generale e ricade nella sanzione speciale amministrativa, cruciale per la sorte del sindaco restava invece la scelta dei pm su come qualificare giuridicamente Zoagli: e cioè la valutazione se Sala avesse omesso il vero o invece rappresentato il falso quando nella dichiarazione aveva indicato il terreno di Zoagli ma non i due immobili che vi aveva costruito.

Nel primo caso, sanzione amministrativa del prefetto; nel secondo, processo penale per falso in atto pubblico. Alla fine la valutazione del pm Giovanni Polizzi, d’ intesa con il neoprocuratore Francesco Greco e il capo del pool pubblica amministrazione Giulia Perrotti, è stata che si sia trattato non di alterazione della realtà, ma di «mera incompletezza di informazioni» perché Sala «si sarebbe limitato a dichiarare la titolarità del terreno a Zoagli sul quale gli immobili sono stati edificati».

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