Cronaca/Interno/Rai

Bolletta elettrica o no, gli italiani non la vogliono proprio pagare

canone-rai-717802(Francesco De Dominicis per Libero Quotidiano) – Doveva essere la svolta per annientare definitivamente i furbetti e invece la grande trovata del canone Rai in bolletta sembra un clamoroso flop. O quasi. Stando a quanto riportato ieri dal quotidiano ItaliaOggi, che ha condotto un’ indagine, l’ evasione dell’ obolo per la tv di Stato tocca ancora vette altissime. La metà dei contribuenti non lo avrebbe pagato, nonostante l’ importo sia stato inserito nelle bollette delle utenze domestiche.

Vorrebbe dire, calcolatrice alla mano, che su circa 2,5 miliardi di euro di gettito stimato, ci sarebbe un «buco» complessivo di 1 miliardo e 250 milioni. Buco da tappare già con la prossima legge di bilancio, nella quale, però, lo stesso premier Matteo Renzi ha promesso di voler inserire una raffica di misure per imprese e famiglie.

Come si fa a non pagare? La furbata è possibile solo per chi riceve a casa il bollettino postale (strada sbarrata, invece, per chi ha l’utenza domiciliata in banca): in quel caso si deve prendere un «bollettino» bianco e compilarlo con il numero di conto corrente del gestore elettrico, inserendo l’ importo della fattura sottraendo la voce del canone.

Quanto al presunto «buco», si tratterebbe di un guaio per il governo e per le stesse casse della televisione pubblica. I cittadini italiani – o comunque una buona fetta di questi – non hanno voglia di mantenere mamma Rai. Il governo aveva alzato l’ asticella, dichiarando che con la nuova forma di pagamento si sarebbe raggiunta quota 100 per cento. Un obiettivo che palazzo Chigi sperava di raggiungere anche con la «lieve» riduzione dell’ importo, da 112 euro a 100 euro secchi (in due «rate» da 70 euro e 30 euro).

Niente da fare. E se l’evasione media del Paese (in particolare al Centro Nord) si attesta attorno al 50 per cento, i furbetti al Sud sono molti di più: 6 su 10 non avrebbero pagato, stando ai dati del quotidiano economico. L’indagine, tuttavia, è parziale e le percentuali potrebbero salire un po’ quando verranno conteggiati anche i dati relativi ad agosto. In ogni caso, la fotografia non sarà alterata del tutto e continuerà a mostrare il sostanziale rifiuto, da parte dei contribuenti, per uno dei balzelli da sempre più odiati in Italia.

Tra i motivi dell’alto livello di evasione, secondo alcuni esperti, ci sarebbe la sostanziale assenza di chiarezza sulle sanzioni. Scrive Italia oggi: «Il Consiglio di stato, nel parere reso il 7 aprile 2016 sul decreto interministeriale, aveva evidenziato come una criticità il fatto che non fossero previste forme adeguate di pubblicità rispetto all’ elevato grado di diffusione raggiunto dal mezzo televisivo». In effetti, la novità non è stata comunicata affatto, se si escludono 15 giorni di spot tv e spazi su un po’ di riviste. Troppo poco, forse. E probabilmente anche pochi dettagli.

Non è stato spiegato, in particolare, che – in caso di mancato pagamento del canone televisivo – la società che fornisce l’ elettricità deve comunicare il nominativo dell’ utente «moroso» all’ agenzia delle Entrate. Ma qui sorge un problema, serio. L’amministrazione finanziaria, però, non avrebbe ancora messo a punto un piano interno per andare a bussare alla porta dei furbetti del canone. Le sanzioni vanno da 103 a 515 euro, ma è probabile che il fisco faccia un primo tentativo con il cosiddetto «avviso bonario».

I dati sull’evasione sono stati contestati dal ministero per lo Sviluppo economico, che ha risposto con le stime arrivate dall’ Enel (uno dei gestori nazionali) secondo le quali il livello di evasione sarebbe nettamente più basso, attorno al 10 per cento.

«Solo a fine settembre – spiega una nota del ministero – l’agenzia delle Entrate riceverà dalle compagnie elettriche i numeri ufficiali relativi al pagamento del canone tv nei primi due mesi e potrà fare un primo consuntivo attendibile dell’ operazione: sarà nostra cura renderne immediatamente conto». Staremo a vedere. Restano i problemi di chi ha pagato e non doveva, costretto – adesso – a una complessa procedura di rimborso. Pasticci figli di una norma scritta (ma questa non è una novità) frettolosamente.

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