Cronaca/Interno/Politica

Figuraccia Boldrini che va in Giappone per i suoi terremotati

Sisma: presidente Camera Boldrini ad Amatrice(di Franco Bechis – limbeccata.it) – Dal 24 agosto scorso la presidente della Camera, Laura Boldrini, si è auto-nominata commissario per la ricostruzione del terremoto. Un po’ perché è marchigiana, un po’ perché era non lontana da lì la notte del sisma, la Boldrini non ha mollato la presa sui poveri terremotati, che ogni gionro puntualmente si vedevano sfilare il suo corteo di auto blu ora in una zona, ora in un’altra. Al terzo giorno al campo di Arquata già non ne potevano più, è partito qualche fischio, si è fatto capire che le visite non erano così gradite, e il presidente della Camera ha dirottato su Amatrice.

Anche lì visita su visita, pranzi di amatriciana in tenda, perfino il brivido di una scossa (niente di che, ma lei l’ha raccontato come fosse un fatto epico) mentre infilzava i bucatini. Poi purtroppo gli impegni istituzionali l’hanno portata via, dall’altra parte del mondo. I terremotati hanno tirato un sospiro di sollievo, e la Boldrini è volata in Giappone per la 14esima conferenza dei presidenti delle Camere basse dei paesi del G7. Si è fatta gli incontri di rito con l’imperatore giapponese Akihito e con il primo ministro giapponese Shinzo Abe.

Ma siccome non voleva mollare la presa sui poveri terremotati marchigiani, la Boldrini si è messa in agenda fin dal primo giorno un incontro con Jun Matsumoto, il ministro del governo giapponese che ha la delega sulla protezione civile e che “segue specificatamente la gestione dei disastri naturali”. Alla vigilia della partenza il presidente della Camera ha fatto inserire nell’agenda istituzionale riportata sul suo sito internet anche tre incontri ufficiali per martedì 6 settembre nella zona di Fukushima, che nel marzo 2011 ebbe il doppio disastro causato dall’esplosione della centrale nucleare e da un terremoto-tsunami che ha devastato i paesi sulle coste.

I tre incontri erano stabiliti in quella che fu la cittadina di Iwaki, dove era in agenda un appuntamento nella locale prefettura, un incontro con il direttore generale dell’Agenzia per la ricostruzione, Jun Okamoto (una sorta di Vasco Errani più tecnico che politico) e una visita alla città ricostruita. L’idea della Boldrini era di imparare in poche ore tutto quello che sarebbe servito fra Amatrice e le Marche, tornare in Italia e rendersi utile. Stranamente la sera stessa di martedì quei tre appuntamenti sono spariti dall’agenda, e anche andando indietro nei giorni non si trovano più.

Incontri saltati? Ambizioni da grande ricostruttrice archiviate? Queste di sicuro sì. I tre incontri in realtà si sono tenuti, ma quel che ha visto e sentito la Boldrini è proprio da archiviare, perché se viene qui e lo racconta ai suoi amati (che non corrispondono) terremottati, quelli le saltano addosso. Le quattro chiacchiere con Okamoto hanno subito raggelato il presidente della Camera, che avendo qualche giornalista al seguito non ha potuto tirarsi indietro da qualche dichiarazione di rito. L’Errani locale le ha spiegato che loro non hanno alcuna intenzione di ricostruire negli stessi posti dove i paesi sono stati distrutti, ma a grande distanza da lì.

Per altro a 5 anni e mezzo di distanza dal disastro i terremotati sono quasi tutti (80%) ancora ospitati nei prefabbricati provvisori messi a loro disposizione per l’emergenza. E resteranno lì ancora per qualche anno, perché anche l’efficienza e la rapidità giapponese hanno dei limiti. Con un sorriso da grande ottimista Okamoto si è augurato: “La nostra speranza è che nel 2020 le persone possano vedersi le Olimpiadi di Tokyo tranquillamente nelle loro case, e non più nei prefabbricati provvisori”. Se una promessa così fosse fatta in Italia, saremmo praticamente certi che a casa proprio nessuno vedrebbe quelle Olimpiadi né le successive. In Giappone forse è cosa diversa. Ma certo che qualcuno possa stare a casa propria nonostante la grande efficienza nipponica solo a nove anni dal sisma, non può essere notizia in grado di rallegrare i terremotati del centro Italia.

catapecchie-fukushima-1400x673Le terribili baracche dei terremotati giapponesi

La Boldrini ha provato a svicolare: “Qui”, ha spiegato, “hanno un sistema architettonico molto diverso dal nostro. Qui si ricostruisce tutto ogni 20-30 anni sempre per timore dei sismi e con tecniche antisismiche sempre più sofisticate, da noi invece c’è l’esigenza sul costruito, sul fabbricato, di rendere i nostri edifici storici più sicuri. Per quel che riguarda la ricostruzione è chiaro che ci sono filosofie diverse. Qui si abbatte tutto e si riedifica in modo innovativo. Questo modello purtroppo non credo sia applicabile nel caso italiano, dove ci son tanti edifici storici”. Peggio è andata con la visita al quartiere residenziale dei prefabbricati provvisori. Sarà stato pure per i 5 anni ormnai trascorsi, ma quelle casette sembravano baracche o catapecchie che sfigurerebbero anche nelle più tristi periferie italiane. Al loro confronto le vituperate case di Silvio Berlusconi a L’Aquila sembrano Grand Hotel a 5 stelle. Povera Boldrini, il suo viaggio è stato proprio un buco nell’acqua…

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