Cronaca/Interno/Politica

Renzi cerca lavoro

tim-cook-matteo-renzi-palazzo-chigi-757978(dagospia.com) – A Palazzo Chigi anche i sanpietrini del cortile sanno che Matteo Renzi vuole somigliare in tutto e per tutto a Tony Blair. Pochi sanno, però, che sta lavorando per riuscirci. E non per la durata di governo (Blair è rimasto a Downing Street 10 anni) quanto per quel che ha fatto dopo.

Le antenne sensibili degli uomini delle partecipazioni statali stanno segnalando atteggiamenti sospetti da parte del Ducetto di Rignano. Non ha nessuna idea di tornare a vivere a Pontassieve, una volta esaurita la sua esperienza politica. E visto che l’appuntamento potrebbe arrivare in tempi non distanti, ecco che sta seminando tracce delle sue future mosse.

Se anche le banche d’affari stimano una vittoria dei “no” al referendum al 65%, Matteo deve sbrigarsi a cercare un altro lavoro. Ed a quanto pare, lo sta facendo.

Guido Rossi definì Palazzo Chigi dei tempi di D’Alema come “l’unica merchant bank dove non si parla inglese”. Nonostante lo scarso feeling tra Matteo e Massimo, l’aria che si respira è la stessa. E non tanto per l’inglese, quanto per il business che si sta facendo nelle stesse stanze; e per quello che si farà.

Ogni mossa, ogni scelta, fatta da Matteuccio è un indizio di rapporti futuri. Rapporti di business esclusivamente personali. Circostanza che qualcuno ha capito e teme di essere abbandonato al proprio destino una volta esaurita la fase politica. Ed inizia a parlarne.

In tale quadro viene dipinto il pressing del premier a favore dell’aumento di capitale del Monte Paschi battezzato Jp Morgan (con il ceo Jamie Dimon ricevuto a Palazzo Chigi). L’impegno cerimonioso del Cerimoniale in occasione della visita di Mark Zuckemberg. L’assunzione di Diego Piacentini, manager di Amazon, come Commissario governativo per il Digitale.

E proprio Piacentini è stato protagonista di una mezza gaffe diplomatica al G-20 cinese. Matteo lo ha presentato ad Obama. Le malelingue dicono che poi il presidente americano abbia chiesto: perché me lo ha presentato?

Qualcuno inserisce in questo attivismo renziano anche la sponsorship del premier ad un’eventuale accordo Airbus-Leonardo, nel quadro delle iniziative a sostegno di un Piano per la Difesa europea. Ipotesi tratteggiata da un articolo della Pinotti e di Gentiloni, guarda caso proprio su “Le Monde”.

Insomma, Matteo non ha nessuna intenzione di finire come Giovanni Goria: prima di lui, e Enrico Letta il più giovane presidente del Consiglio. Preferisce seguire le orme di Blair. Soprattutto la sua dichiarazione dei redditi.

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