Cronaca/Interno/Politica

I buchi della riforma Delrio. A Reggio Calabria ci sono due province

La città metropolitana doveva sostituire il vecchio ente, ma il presidente uscente resiste per un cavillo

renzi-delrio-760171(di Franco Bechis – Libero Quotidiano) – Ad abolirle era stato Enrico Letta, ma l’ultimo voto del Parlamento per fare scomparire le province è arrivato nel febbraio 2014, quando da poche ore era a palazzo Chigi Matteo Renzi. Il nuovo premier ha colto la palla al balzo per intestarsi una legge su cui non aveva mai messo bocca, e ancora oggi la sventola come bandierina personale, tanto è che Maria Elena Boschi la inserisce impropriamente come principale fonte di risparmi della riforma costituzionale sottoposta a referendum (verrebbero infatti da lì circa 350 milioni di euro sui 500 ipotizzati). Ma quando gli italiani fra fine novembre e inizio dicembre saranno chiamati a votare per la riforma, anche quei risparmi non saranno affatto veri, perché le province ci sono ancora in buona parte di Italia e fanno una gran fatica a sparire.

A Reggio Calabria per esempio non solo quella istituzione non è stata abolita, ma dal 7 agosto scorso è raddoppiata. La legge Letta-Renzi in realtà aboliva ben poco, e sostituiva le province con le città metropolitane, elette dai consigli comunali ricompresi nell’area delle istituzioni che andavano a sostituire. Via la provincia di Roma, e al suo posto la città metropolitana di Roma. E così a Napoli, Torino, Milano, Palermo, Bari e nelle 14 finora istituite e divenute operative. L’ultima città metropolitana divenuta operativa è appunto quella di Reggio Calabria, eletta dai rispettivi consigli comunali alla vigilia della pausa di Ferragosto, e affidata alla guida del Pd Giuseppe Falcomatà, sindaco del comune più grande, che è appunto quello di Reggio Calabria.

A differenza delle altre 13 città metropolitane avviate fino ad oggi, quella di Reggio Calabria però non ha sostituito la vecchia provincia, che è restata in vita e probabilmente la affiancherà almeno fino alla fine della prossima primavera. Tutta colpa a dire il vero della legge originaria che ha creato il nuovo mostro istituzionale: quella che porta il nome dell’attuale ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, che all’epoca era nel governo Letta con altro incarico. Quelle norme consentivano nel caso di assenza di uno statuto della città metropolitana un affiancamento fino a un massimo di circa 250 giorni della vecchia e della nuova istituzione.

A Reggio Calabria si è fatta entrare in funzione la nuova città metropolitana senza avere prima nemmeno steso uno statuto da fare approvare. Così ha colto al balzo il pretesto per non estinguersi il presidente della provincia che avrebbe dovuto essere chiusa. Si chiama Giuseppe Raffa, ed è un ex dc poi approdato in Forza Italia, quindi un avversario politico di Falcomatà, con cui non va affatto d’accordo. Così Raffa si è impuntato ad agosto e non ha fatto il passo che ci si sarebbe attesi: le dimissioni volontarie dalla presidenza della provincia per favorire la sua definitiva abolizione. Fin dall’inizio si era capito che tentennava, ma a fine agosto alla prima riunione della città metropolitana sia Falcomatà che gli eletti Pd hanno apertamente attaccato Raffa. Lui si è intestardito ancora di più e ha fatto sapere che non si dimetterà fino all’ultimo giorno che la legge gli consente: «respingo al mittente», ha detto, «ogni intimidazione politica che ha lo scopo di accentrare tutto nelle mani di una sola persona, tentando di mandare via una giunta collegiale che opera a titolo gratuito». E così dopo la finta abolizione delle province fatta due anni e mezzo fa, Reggio Calabria non ne ha una, ma due.

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