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Phillips, i legami dell’ambasciatore col Giglio magico di Renzi

L’appoggio alle riforme? «Un investimento di Phillips sul futuro», dice una fonte. Le cene con Renzi, gli intrecci con Carrai, il fiuto per il business: il suo ritratto.

renzi-kerry-140307010830_big(di http://www.lettera43.it) – Metti una sera a cena a Borgo Finocchietto, piena campagna toscana. Intorno al tavolo ci sono il presidente del Consiglio Matteo Renzi con la moglie Agnese, l’amico e fedelissimo Marco Carrai, l’intramontabile Chicco Testa, persino Michael Leeden, falco statunitense amante del buon vino e custode di molti segreti d’Italia.
IL PODERE COMPRATO PER 10 MILIONI. A capotavola a fare da anfitrione è il padrone di casa, l’ambasciatore americano John Phillips con la moglie Linda Douglas, già spokewoman della prima campagna elettorale del presidente degli Stati Uniti Barack Obama.
C’è un atmosfera di potere palpabile tra le antiche stanze di questo podere che Phillips comprò nel 2001 per 10 milioni di euro, ristrutturandolo e rendendolo un gioiello anche grazie alle sapienti mani dell’architetto Amalia Agnelli.
Riportano le cronache di Repubblica dell’epoca di bagni ernormi, archi di pietra, campi da basket e chi più ne ha più ne metta.
DALLE CENE AL MATRIMONIO DI CARRAI. Chi conosce Phillips sa che di cene come queste ce ne sono state tante negli ultimi due anni, da quando Renzi è diventato presidente del Consiglio.
Ma soprattutto da quando Obama ha deciso di inviare in Italia nel 2013 come ambasciatore questo pezzo da novanta dell’establishment statunitense, laureato alla University of Notre Dame e poi a Berkeley, già fondatore e partner della Law Firm of Phillips & Coen di Washington dal 1988 al 2013.
A settembre 2014, partecipò con la moglie al matrimonio di Carrai, durante quella che è stata di fatto la legittimazione del potere al nuovo governo Renzi.
Ottimo senso degli affari, tanto che Borgo Finocchietto avrebbe già triplicato il suo valore dall’anno dell’acquisto, Phillips è in questi giorni nell’occhio del ciclone dopo aver annunciato che la vittoria del ‘No’ al referendum «sarebbe un passo indietro per gli investimenti stranieri in Italia».
NEGLI USA NESSUNA SORPRESA. Lo ha annunciato a un incontro sulle relazioni transatlantiche organizzato a Roma all’Istituto di studi americani.
«Quello che serve all’Italia è la stabilità e le riforme assicurano stabilità, per questo il referendum apre una speranza», ha detto. «Molti Ceo di grandi imprese Usa guardano con grande interesse al referendum. La vittoria del ‘Sì’ sarebbe una speranza per l’Italia, mentre se vincesse il ‘No’ sarebbe un passo indietro».
Parole che hanno innescato subito il dibattito politico all’interno del Pd, con la minoranza sulle barricate, ma che non hanno fatto così tanto clamore Oltreoceano, dove vengono solo interpretate come quelle di un ambasciatore amico del premier e del suo Giglio magico: «Non c’è stata alcuna interferenza politica. L’ambasciatore Phillips ha fatto solo una riflessione sull’utilità delle riforme in Italia per rilanciare l’economia, una posizione tecnica bipartisan condivisa da tutte le amministrazioni americane recenti», ha detto alla Stampa Mel Sembler, ambasciatore Usa a Roma durante l’amministrazione di George Bush.
IL SENSO IMPRENDITORIALE DI PHILLIPS. «Phillips è un politico, ma soprattutto un ottimo imprenditore. Tra qualche mese potrebbe perdere il posto di ambasciatore dopo le elezioni negli Stati Uniti, ha annunciato di votare ‘Sì’ come investimento sul futuro», spiega una fonte che conosce bene gli ambienti della diplomazia.
Più duro è stato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: «Il mondo si è molto interconnesso, quindi ogni avvenimento che avviene in un Paese importante, e l’Italia è un Paese importante, è seguito con attenzione anche all’estero. Naturalmente questa considerazione non muta in nulla il fatto che la sovranità sia demandata agli elettori».
Ormai è la regola: quando c’è di mezzo Carrai, amico degli Stati Uniti e soprattutto di Israele, come sul caso della cybersecurity di Palazzo Chigi, Mattarella si fa sentire. Solo un caso?

Twitter @ARoldering

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