Cronaca/Editoriali/Interno

Ora vogliamo la verità su Tiziana Cantone: “Basta parlare senza significato

tiziana-cantone-come-contattare-scrivere1CASERTA. Tutti noi vorremmo capire,  al pari di molte altre testate e siti online, cosa davvero è successo nella mente di Tiziana Cantone, vorremmo conoscere  il perché non  è stato fatto nulla  per tutelare la ragazza, dopo la decisione dei giudici.  Nella primavera del 2015, quando Tiziana era già diventata suo malgrado una star del web,  tutti noi ci siamo chiesti il perché di questi video.  Un articolo  dava conto del fenomeno mediatico  esploso intorno al suo nome. Tutti noi  raccontavamo  come venissero vendute magliette che riportavano una frase da lei pronunciata, si parlava dei gruppi Facebook a lei dedicati, delle parodie e dei tanti video satirici che spopolavano su YouTube. Sbagliando avevamo trattato la cosa come una sorta di fenomeno di costume e avevamo come altri ipotizzato che la vicenda potesse essere un’operazione  di marketing in vista del lancio di una nuova attrice.

L’errore commesso è evidente e grave . Non eravamo davanti a un caso emblematico di costume, ma un caso di cronaca che come tale andava trattato e approfondito per poi avere in mano elementi sufficienti per decidere se pubblicare o meno. Detto in altre parole povere  non ci saremmo mai dovuti accontentare del fatto che la povera Tiziana fosse introvabile, ma avremmo dovuto chiedere il motivo,  di cercare i suoi amici e familiari per capire cosa era realmente accaduto. Oggi se sapevamo cosa c’era dietro il suo male, avremmo aiutato Tiziana a  non finire in prima  pagina.

La scorsa settimana un giudice, su richiesta dei legali della ragazza, ha ordinato di rimuovere i contenuti su Tiziana a Facebook, Google, Yahoo e YouTube e a due giornali online che avevano anche ripreso i suoi video. In seguito alla notizia della sentenza – che a noi era francamente sfuggita – nei giorni successivi centinaia tra siti e testate online hanno cancellato quello che in quella primavera avevano scritto. Ieri notte poi, dopo la morte della giovane donna, da internet sono sparite altre centinaia di migliaia di pagine.

Alcuni quotidiani hanno oggi ipotizzato che il suicidio della sfortunata  sia stato deciso dalla ragazza per lo sconforto di vedere nuovamente la sua storia ripresa sulla  rete in seguito alla notizia della sentenza. Non sappiamo come siano andate le cose.  E davanti alla tragedia non crediamo che sia nemmeno importante capirlo.

È giusto e doloroso dire però che anche noi abbiamo capito    il suo malessere  dovuto da questo misfatto ripreso dal web.  Quanto accaduto non può e non deve essere risolto con la semplice cancellazione di ciò che era stato scritto. Impone una riflessione, già iniziata, su quello che possiamo fare, e su ciò che si farà. Anche davanti a storie e vicende già pubblicate da altri o già conosciute tramite i social da milioni di persone, i giornalisti  devono  riflettere dieci minuti di più prima di commentare o raccontare. Non per dare lezioni a nessuno (che evidentemente mai come in questo caso non siamo in grado di dare), ma per poter dire a noi stessi che abbiamo fatto fino in fondo, con correttezza, il nostro lavoro. A ciascuno di essi dobbiamo dare la medesima cura, ma soprattutto la medesima attenzione.  E se non siamo in grado di farlo, a causa del super-lavoro, dobbiamo non pubblicare.

Il dibattito, che come sempre in questi casi, si è aperto sulla forza distruttrice dei social è senza dubbio importante. Così come sono importanti tutte le raccomandazioni ripetute agli utenti sugli enormi rischi legati alla diffusione di filmati e immagini potenzialmente imbarazzanti. Ma oggi è il caso di spiegare che qui si parli di noi, delle nostre responsabilità e delle nostre azioni non compiute.

Questo solo mi sento di dire a chi  legge, convinto che ogni altra parola sia ora inutile per riportare Tiziana in vita.

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