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“Ronf Show”: di Marco Travaglio

politics-semprini-1000x400(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano)Fedele alle consegne ricevute da Daria Bignardi – inventare il “talk show 2.0” – Gianluca Semprini è riuscito in due settimane a portare la prima serata di Rai3 dal 5,5 al 3,5% di share. Di questo passo, al ritmo di 1,5 punti in meno a puntata, martedì prossimo dovrebbe raggiungere il 2.0. Chapeau – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 15 settembre 2016, dal titolo “Ronf Show” .

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Fedele alle consegne ricevute da Daria Bignardi – inventare il “talk show 2.0” – Gianluca Semprini è riuscito in due settimane a portare la prima serata di Rai3 dal 5,5 al 3,5% di share. Di questo passo, al ritmo di 1,5 punti in meno a puntata, martedì prossimo dovrebbe raggiungere il 2.0. Chapeau. Ora, sul noto anestesista strappato dalla Rai a Sky per insegnare il mestiere a Massimo Giannini e agli altri dilettanti del 6-7%, piovono le prime critiche per il suo Ronf Show che, pur andando in onda a colori, pare in bianco e nero. Ma noi, suoi ferventi estimatori fin da quando ci narcotizzava dolcemente coi teleconfronti elettorali su Sky, siamo con lui senza se e senza ma. Anzitutto perché fare ascolti più bassi del monoscopio è impresa tutt’altro che semplice, anche per chi si impegna allo spasimo. Forse qualcuno ricorderà ciò che accadde la notte del 15 aprile 1997, dall’1.39 all’1.59: Raiuno interruppe le trasmissioni mandando in onda il monoscopio e l’indomani l’Auditel calcolò che in quella fascia oraria gli spettatori inchiodati su Raiuno erano stati 57 mila, cioè il 4,62% di share: il doppio di quelli che guardavano su Telemontecarlo la replica di Tappeto volante di Luciano Rispoli, ferma al 2,06. “Non è un incidente di rilevazione”, spiegò Walter Pancini, dg Auditel, “sarà capitato a tutti di addormentarsi davanti al televisore acceso: è quel che è accaduto a quei 57 mila spettatori. Il dato cala progressivamente nella notte perché quelle persone, man mano, hanno spento la tv e sono andate a dormire”. Tutto ciò per dire quant’è difficile scendere sotto il 4% su una rete Rai: più che fare 0 al Totocalcio, che poi è ancor più complicato che fare 13. Anche perché a chi cede all’abbiocco vanno aggiunti i compulsivi dello zapping che, anche per pochi secondi, si ritrovano con tanti altri sintonizzati sulla stessa rete. Specie se è la numero 3 sul telecomando. Ora le cose, per Politics, devono essere andate così. Martedì scorso Semprini beneficia di un’intera estate di spot (tipo quello in cui inchioda alle sue responsabilità un balbettante sostenitore del No al referendum, torchiandolo come se avesse stuprato un bambino, per dimostrare che non fa sconti a nessuno, men che meno all’opposizione). In più annuncia la presenza di Luigi Di Maio, che quando andava da Giannini e da Floris sbancava gli ascolti. Quindi un buon numero di telespettatori si sintonizzano su Raitre per godersi il nuovo talk 2.0. E scoprono che Di Maio ha dato buca, ma Semprini ha deciso di processare la sua sedia vuota con l’ausilio di alcuni trascinatori di folle. Tra questi spicca il ragionier Claudio Cerasa, direttore de Il Foglio (o così almeno assicura la didascalia). Il dibattito, già molto frizzante di suo, è intervallato da avvincenti servizi volti a dimostrare che Roma è sporca per colpa della Raggi e che l’assessora Muraro è seconda nella classifica dei criminali ricercati dopo Messina Denaro. Particolarmente toccante la testimonianza di una signora intervistata da un’intrepida inviata nella bidonville dei Parioli: “La Raggi avrà fatto pulire a Centocelle, qui no”. Sarà il ritmo spumeggiante del dibattito, sarà il servizio mozzafiato, fatto sta che metà dei telespettatori afferra precipitosamente il telecomando e cambia canale. Purtroppo non tutti sono così agili e lesti. Molti, perlopiù anziani non autosufficienti, non riescono a pigiare il tasto in tempo prima di cedere di schianto al deliquio e accasciarsi esanimi sul divano. I parenti li ritrovano intatti, ancora privi di sensi, e il mattino seguente cazziano la badante per averli lasciati soli in un’ora tanto grave. Si spiega così il 5,5% della prima puntata, scambiato da molti per un buon esordio, calcolando l’assenza di Di Maio e trascurando l’assenza di Floris su La7.

L’altroieri però Di Maio c’è, per la prima volta in tv dopo il caso Muraro, seguito a ruota da Vincenzo De Luca che gli ha appena augurato una morte violenta. Tutti incollati a Politics per vedere che succede. Ma stavolta, purtroppo, le badanti dei vecchietti sono state allertate per tempo dai parenti: “Signora, prenda lei il controllo del telecomando. Se proprio il nonno vuol farsi del male, lo lasci fare. Ma appena parte il dibattito in studio, lei gli cambi canale a viva forza: un’altra notte di catalessi potrebbe essergli fatale”. Così il 5,5% di dormienti precipita al 3,5, peraltro in perfetto ossequio alle regole d’ingaggio ricevute dall’anestesista. Dieci giorni fa, quel gran genio della Bignardi definiva Semprini “il nuovo Vespa” (il quale inspiegabilmente non querelava). E a luglio spiegava in Vigilanza la chiusura di Ballarò e la cacciata di Giannini con la “mia filosofia che riassumo in tre parole: innovazione, inclusione, servizio pubblico”. Premessa n. 1: “Il talk è in crisi da anni”. Premessa n. 2: “Giannini è un giornalista di carta stampata e non è adatto per condurre un programma” (faceva solo il 6-7% e non piaceva a Renzi). Premessa n. 3: “Semprini è un volto nuovo e un nuovo grande protagonista della tv che noi lanciamo. Farà un grosso lavoro di ricerca”. Ergo: “Non potremo competere in share con DiMartedì. Faremo il 4%”. La missione era chiara: perdere ascolti. Semprini, fedele alla linea, ha semplicemente esagerato un po’. Ma chiudere Politics sarebbe sbagliato, anzi delittuoso. Diamo tempo all’anestesista: ha ancora ampi margini di peggioramento. Metti che nel giro di un mese arrivi allo zero assoluto. Verrebbero a studiarlo da tutto il mondo, dalla Bbc alla Cnn, dai master di comunicazione ai ricercatori di nanoparticelle, per capire come ha fatto. E lo troverebbero lì, sotto il cavallo di Viale Mazzini, intento a rianimare con i sali gli spettatori caduti in letargo. È il suo “grosso lavoro di ricerca”.

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